In Ascolto
Letti Nel 2009
Commenti
Archivio
Disclaimer
About
Collaboratori
Segnalato su
Letti Con Interesse
Adorati Umilmente
Rubriche
Feeds
Contatore visite
|
*loading* visitatori |
Credits
Avendo poco tempo da dedicare al mio hobby preferito, ho deciso di continuare ad essere parte del circuito postando di mese in mese tre dischi tre, scelti come un buon cane da tartufi nel marasma di Internet. Solo ascoltando in rete qualche brano e fidandomi del mio sesto senso che, anche in un passato recente, mi ha aiutato a trovare nel sottosuolo perle di varia natura. Questo mese, portafogli permettendo, l’acquisto se lo giocano questi tre titoli. Attendo con ansia dei commenti a queste mie scelte.
-
Zen Circus: Andate Tutti A Fanculo. Ascoltati un paio di brani. Folgorazione immediata, It’s Paradise e Canzone Di Natale sono amore a prima vista.
-
The Leisure Society: The Sleeper. Chi mi conosce lo sa. La terra d’Albione è la mia patria musicale naturale. Loro sono un perfetto milk shake di british sound. Come dei The Coral più maturi, valorizzano una scrittura cristallina con orchestrazioni da favola. Perfetti per rilassarsi sul divano dopo una giornata di lavoro.
-
Vic Chesnutt: At the Cut. Dubito che il mio cantautore preferito possa sbagliare un colpo.
Questo è il giusto prosieguo di North Star Desert sempre con The Silver Mt. Zion a fare da backing band. L’autunno è mai giunto così puntuale: le foglie ingialliscono e seccano ma continuano a rimanere attaccate a quel vecchio albero quale è Vic.
Simone
Corsi e ricorsi storici: ritorna lo shoegaze. La reunion dei My Bloody Valentine non ha placato la vostra sete? Conoscete a memoria ogni singola nota dei Jesus And Mary Chain? Bene, i londinesi The Big Pink sono qui per ricordarvi di guardare sempre e solo le vostre scarpe. A Brief History Of Love è saldamente inchiodato a quell’epoca romantica e distorta, non potrà non piacervi. Per tutti gli altri è l’occasione di entrare a far parte di questo mondo senza procurarsi dei mal di testa spettacolari. Per quelli, rimangono buoni i capostipiti.
http://www.myspace.com/musicfromthebigpink
Tra le “chicche” di questo nuovo appuntamento, imperdibile per i malati del download selvaggio, segnalo I Can Be A Frog, il primo estratto dal prossimo album dei Flaming Lips, il nuovo singolo dei Vampire Weekend (Horchata) e un Julian Casablancas alfiere della “fighetteria indie radical chic” in overdose di anni ottanta. Per chi ama le emozioni (molto) forti Lovecraft’s Death dei Septicflesh eleargirà adeguate soddisfazioni.
Infine una compilation: Haunted By Ghosts. Tutti i gruppi che nel 2009 hanno lavorato per la Ghost PR in una botta sola.
Per scaricare la compilation clicca qui (.zip, 112.44 MB) Front/Back cover: download
Se invece volete scaricare I singoli brani ecco i link:
1. Hot Gossip – Everybody Else
2. 65Daysofstatic – Retreat! Retreat!
3. The Ties And The Lies – August Is For City Lovers
4. Reigns – Everything Beyond These Walls Has Been Razed
5. Jeniferever – Green Meadow Island
6. Dente – Vieni A Vivere
7. Barzin – Nobody Told Me
8. Black Eyed Dog – Salinas
9. En Roco – Sudano Gli Occhi
10. The Lonely Rat – Late Lovers’ Lane
11. Canadians – A Dive Into Tears
12. Lorenzo Bertocchini & The Apple Pirates – Everybody
13. Ronin – Meandro
Sarà destinato ad essere uno degli album migliori dell’anno? Secondo noi sì, anche solo per la copertina! Giunti al secondo disco i Baroness, dopo l’ottimo esordio del Red Album pubblicheranno il prossimo 13 ottobre Blue Record che, fin dall’anterprima, promette emozioni forti. A patto di saper prevaricare barriere e pregiudizi.
Toh! Chi si rivede: il caro e vecchio stoner rock! Da Mestre ecco l’esordio dei Maya Mountains. Hash And Pornography è una colata lavica che scaturisce da un amplesso tra i Kyuss e gli Hawkwind su cui una voce a tratti inquietantemente simile a quella di Ozzy ci ricorda che tutto è incominciato lì: dai Black Sabbath o quasi.
Un piacevole macigno.
http://www.myspace.com/mayamountains

Stiamo parlando di tizio che ha vissuto per dieci anni come un eremita nell’Est dell’Alabama. Solo con le sue canzoni. Dopo il timido e riservato debutto discografico nel 2007 Stars Fell On quest’anno è uscito New Moon Hand scritto in collaborazione con artisti del calibro dei Lambchop e Silver Jews. Willem Maker canta il suo amore per i grandi spazi e le proprie radici e lo fa con una poetica elettrica e malinconica che ricorda molto Neil Young. Un disco di country-blues rurale, ma che nasconde al suo interno una straniante vena gotico-esoterica, come ben si evince dall’affascinante copertina.
Mentre Vasco rifà (o sarebbe meglio dire disfà) i Radiohead. Beck, da qualche parte lontano, molto lontano, troppo lontano da certa mediocrità italica, rifà I Velvet Underground
Come dicevano quei tizi che amavano il silenzio: le parole sono davvero superflue.....
Record Club: Velvet Underground & Nico "Venus In Furs" from Beck Hansen on Vimeo.
Record Club: Velvet Underground & Nico 'Waiting for My Man' from Beck Hansen on Vimeo.
Record Club: Velvet Underground & Nico "Femme Fatale" from Beck Hansen on Vimeo.
Godetevi il malloppone da indigestione indie, pop, rock, folk, tricche tracche castagnole e sollazzatevi.
The Sign Of The Southern Cross: "Dead Skies"
Ghost Brigade: "My Heart is a Tomb"
Il disco in questione è degli Agony, s’intitola The Devil's Breath ed è uscito lo scorso luglio.
Lo trovate qui, ma per scaricarlo dovete prima registrarvi. E che sarà mai!
Courtesy of Pitchfork, Season of Mist, Cinismo Records

Il caso dei libri scomparsi
Israel Armstrong è un giovane laureato. E‘ mezzo ebreo e mezzo irlandese, vegetariano, sovrappeso e timido oltre misura. E’ stato assunto come bibliotecario nella piccola ed inospitale cittadina di Tundrum nell’Iranda del Nord e si è appena trasferito da Londra. Isreal nutre molte speranze verso il nuovo impiego, speranze che s’infrangono contro l’ostilità degli abitanti di Tundrum, il fatto che la biblioteca è appena stata chiusa e che nessuno lo stia aspettando.

Che cosa è successo a Mr. Dixon?
Per il centenario del Dixon & Pickerings l’unico centro commerciale di Tundrum, Israel Armstrong deve allestire una mostra illustrata sulla storia del negozio. Durante l’allestimento lo stesso Israel scopre che dalle casseforti del centro commerciale sono sparite duecentomila sterline e il proprietario, Mr Dixon, è scomparso. Chi è il colpevole? La polizia sospetta di Israel che per provare la propria innocenza dovrà inventarsi detective per scoprire il vero colpevole.
La avventure del bibliobus di Tundrum sono un valido esempio di un cattivo rapporto qualità/prezzo.
Le copertine attraenti e le storielle semplici, gradevoli e a tratti divertenti che si leggono in mezza giornata non giustificano la spesa di ogni singolo volume: dieci euro. Non che le storie del povero Israel siano brutte o, peggio, scritte male. Ma, proprio come il suo protagonista, sembra che manchi loro la spinta che le facciano decollare. E così come Isreal rimane un eterno sfigato, le sue vicende scivolano via senza lasciare altro che l’amaro in bocca per come sarebbero state se l’autore avesse voluto o potuto osare di più. Le trame sono praticamente inesistenti, relegate a pretesto per indagare la complessa personalità del protagonista e del difficile rapporto con i nuovi concittadini. Rapporto inquinato soprattutto dalla non facile convivenza “politica” che rende, agli occhi degli irlandesi, il povero bibliotecario un emissario dell’imperialismo britannico. Temi, questi, che potrebbero anche essere intriganti se fossero trattati con più profondità e non relegati in secondo piano per favorire le scenette fantozziane che, in alcuni casi, sorprendono come una minestrina riscaldata.
Se i volumi fossero pubblicati in edizione economica, l’acquisto sarebbe caldamente consigliato, ma a questo prezzo è meglio lasciar perdere.
Quale definizione dare, nel 2009, al nome della band di Sheffield in un ipotetico dizionario musicale? Semplice: gruppo che, al terzo album, scarica le tossine accumulate dai consensi unanimi ottenuti in ogni angolo della terra e regala Humbug come antidoto a un cliché che li avrebbe resi una specie di treno ad alta velocità sui binari dell’ovvio.
Le scimmie ar
tiche sono intelligenti e al primo momento buono si scaraventano fuori dall’hype che rischiava di soffocarle. Humbug sa di virata, di ricerca di spazi, dove poter calibrare nuove trame sonore e di “grazie a coloro che ci hanno apprezzato fin dagli esordi, ma è tempo di cambiare”. Già dal singolo, presente ormai da qualche tempo in rete (Crying Lightningp), si capisce che l’ago della bussola non punta più nella solita direzione. A darne conferma viene in aiuto My Propeller, la prima traccia di un disco che sicuramente sarà tra i migliori del 2009. Scovando in rete altre chicche, non si può rimanere algidi ascoltando Secret Door o Cornerstone. Ma per dare un giudizio completo, attendo l’acquisto del disco facendomi solleticare dall’idea che molti estimatori della prima ora si troveranno spiazzati. Forse questo cambio di direzione alla maggior parte farà riporre il dischetto nel cassetto (concedetemi la rima), riprendendosi i vecchi cavalli di battaglia; per chi invece, come noi, è abituato a gustare la musica a 360 gradi, non sarà difficile leggere come un naturale nuovo tassello di un percorso che, speriamo, possa di volta in volta regalarci nuove sensazioni.
Ultima annotazione: produce Josh Homme (Queens Of The Stone Age). Firma assoluta di affidabilità, di spruzzate psichedeliche condite da riff ipnotici. Suoni che impattano in terreni aridi con ritmiche serrate. Ottima scelta, senza alcun dubbio.
Simone
Riferimenti