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(Parte 2 di 3)
The Darkest of the Hillside Thickets è un gruppo punk canadese sconosciuto al grande pubblico, le cui peculiarità sono l’ iconografia e i testi strettamente legati a Lovecraft, con album come Cthulhuriffomania! o Cthulhu Strikes Back e canzoni come Goin' Down to Dunwich, Shoggoths Away o Cthulhu Dream, solo per citarne alcune, che pescano a piene mani dalla prosa del nostro. Sempre in ambito punk i Rudimentary Peni hanno inciso nel 1989 un album intitolato Cacophany quasi interamente ispirato a Lovecraft.
In ambito gothic rock l’Inghilterra ha visto nascere gli oscuri Fields of the Nephilim con una musica che si adatta perfettamente al disagio lovecraftiano ed alcuni riferimenti lirici a Chtulhu, soprattutto nel loro Nephilim del 1988, mentre i tedeschi Garden Of Delight hanno farcito la loro intera discografia di liriche ispirate al Necronomicon.
Nell’ heavy metal la passione per Lovecraft abbonda, i Mekong Delta hanno pubblicato il concept The Music of Erich Zann, mentre gli inossidabili Mercyful Fate nell’LP Time (1994) hanno inserito The Mad Arab (Part One: The Vision) e nell’album Into the Unknown, Kutulu (The Mad Arab Part Two) dedicate all’arabo pazzo Abdul Alhazred trascrittore del blasfemo Necronomicon.
Se siete appassionati di heavy metal non potete non conoscere le famose The Thing That Should Not Be e The Call of Ktulu dei Metallica e forse conoscete anche i terribili Morbid Angel – che con il loro leader Trey Azagthoth (un nome che è tutto un programma), si ispirano direttamente al Necronomicon trascrivendone con intere parti nei loro testi.
Ricordiamo i Samael con The Rite of Cthulhu da Worship Him e i Manilla Road con le tematiche tanto care ad HPL, gli italiani Shoggoth e Dunwich, i canadesi Malhavoc, la trash-band americana dei Re-Animator e gli Eterne che hanno dedicato, nel loro Still Dreaming, una canzone al caos strisciante.
Rimanendo in ambito heavy i Cradle of Filth hanno intitolato la loro recente raccolta Lovecraft & Witch Hearts in onore del Solitario, da sempre fonte d’ispirazione per il vampiresco combo inglese. Altri gruppi sono legati a Lovecraft o al suo libro maledetto solo dal monicker o da un’iconografia a lui legata; nella lapide presente sulla copertina di Live After Death degli Iron Maiden, si può leggere il terribile distico dell’arabo pazzo: "That is not dead which can eternal lie/And with strange aeons even death may die" (non è morto ciò che in eterno può attendere e col passare di strane ere anche la morte muore). Alcuni gruppi si sono battezzati con nomi che non lasciano alcun dubbio: i Lovecraft e i Necronomicon gruppi heavy rispettivamente argentini e tedeschi o la band di hard-core sperimentale americana degli Blind Idiot God (il dio cieco ed idiota, più volte citato da HPL) attiva sul finire degli anni ottanta.
(continua)
Abiogenesi (Black Widow) 
Un appassionato di musica è un individuo che si sbatte. Si sbatte per cercare il disco d’esordio di uno sconosciuto gruppo lo-fi canadese che troverà solo come import ad un prezzo allucinante o attende settimane l’arrivo di una ristampa di qualche oscuro gruppo progressivo inglese. L’appassionato di musica gironzola (virtualmente) per il mondo alla ricerca di emozioni per le orecchie e molte volte non si accorge di quali tesori si nascondano vicino a casa sua. E questo mi è capitato con gli Abiogenesi.
Fino a qualche mese fa neppure immaginavo che a poco più di mezz’ora da dove vivo si trova un grande gruppo di prog rock! Poi il fato ha deciso. Ho scelto a caso un disco dal catalogo della Black Widow Records (ogni tanto mi piace il brivido dell’acquisto a scatola chiusa, salvo darmi delle martellate sulle dita quando mi trovo tra le mani delle fregature), e il saluto del vampiro sulla copertina di Abiogenesi mi sembrava invitante.
Mai invito mi fu così gradito.
Un orologio batte dodici rintocchi e non si è ancora spenta l’eco dell’ultimo, quando uno strano cigolio spezza il silenzio.
Una bara è stata aperta.
Dall’interno.
Il vampiro si è svegliato e potreste incontrarlo in qualche boulevard dell’Ile St. Louis.
La canzone iniziale, incentrata su un bel giro di basso, è un buon viatico verso il mondo degli Abiogenesi e con i suoi azzeccati cambi di tempo che lasciano ampi spazi ai brevi ma intensi assoli della chitarra di Toni D’urso risulta essere una canzone d’immediato impatto, mentre il finale con l’hammond a sfumare mi ricorda certe cose dei Blue Oyster Cult.
Oltre agli strumenti convenzionali (chitarra,basso, batteria e tastiere) le fantasie musicali del gruppo si avvalgono anche della fisarmonica nello strumentale Abiogenesi, pezzo che non sfigurerebbe nella colonna sonora di un film mistery, dove lo strumento in questione ricama melodie che rimandano alla canzone popolare francese, creando un’atmosfera quasi vaudevilliana. Delizioso il break centrale dove un tappeto di effetti crea uno sfondo immaginifico sui cui la chitarra ricama un lungo e sognante assolo. Un gran bel pezzo!
L’incipit marziale della batteria dona la giusta solennità alla storia narrata ne L’Oscura Tenebra, solennità marcata dal tono quasi declamatorio della potente e calda voce di Toni D’urso, mentre il violino tesse un velo malinconico e struggente su cui piangere un mondo ormai perduto. Dopo la strumentale R.I.P. per chitarra acustica, violino e tastiere, pezzo onirico a tratti bucolico, il disco si chiude con la lunga e romantica Appuntamento con la Luna.
Passi affrettati, un cigolio.
Una bara è stata chiusa.
Dall’interno.
Il sole sta nascendo.
Il vampiro è la figura principale del debutto degli Abiogenesi, ispirato, come si legge nelle note d’introduzione del booklet, alle opere di Anne Rice. Egli non è un’anima tormentata, un mostro deforme come Nosferatu ma, al contrario, un dandy cupo ed affascinante che sembra addirittura amare la sua condizione di non-vita eterna. Lo testimonia anche la bella copertina: inquietante e romantica, dove la “quasi infantile” semplicità del disegno crea un ultriore alone di mistero.
Oltre al non-morto creato dalla Rice, leggendo le note nel booklet si scopre che la letteratura gotica, Poe e Lovecraft soprattutto, gioca un ruolo fondamentale nel modo degli Abiogenesi, mentre dal punto di vista musicale le influenze vanno ricercate nel dark rock progressivo degli anni settanta, Black Widow su tutti. Ne è la prova la stupenda La notte di Ognissanti, rifacimento in italiano di Ancient Days dei maestri britannici.
Una cosa che mi è piaciuta particolarmente è il fatto che questo disco suona proprio come un disco degli anni settanta con quel suono caldo ed avvolgente che non si trova quasi più nei dischi odierni. L’unico neo, a mio avviso, è la produzione: il suono a volte è poco limpido ed il volume un po’ basso, ma la mia è pura pignoleria. Non so come il gruppo torinese abbia registrato questo disco, ma il calore e l’affiatamento sprigionati dagli strumenti mi fanno pensare ad una registrazione in presa diretta. Sembra di ascoltare un gruppo di amici che si ritrova a suonare divertendosi un sacco, tale è la spontaneità di questo disco. Spontaneità non significa però superficialità, ci troviamo al cospetto di un’opera molto ben suonata con testi tutt’altro che banali (quando si affrontano certi argomenti lo scontato ed il banale sono sempre in agguato) dove il binomio musica-letteratura plasma una creatura notturna veramente affascinante.MY DYING BRIDE: nuovo album
Uscirà il 16 Febbraio 2004 l'ottavo studio album del gruppo gothic/doom inglese dal titolo Songs of Darkess, Words of Light.
L'artwork del disco, (che potete vedere sotto il post) è stato curato da Andy Green, già autore della copertina di Like Gods of the Sun.

(Parte 1 di 3)
Autore di non facile assimilazione per le tematiche e la prosa barocca, Howard Phillips Lovecraft, ol
tre ad essere considerato insieme a Poe una delle principali fonti d’ispirazione per la maggior parte degli autori di horror e del fantastico contemporanei, è stato il creatore di uno dei cicli fanta-horrorifici più prolifici ed inquietanti della storia della letteratura: il ciclo di Cthulhu. Ed oggi è non solo al centro di dibattiti, siti internet e concorsi letterari, ma l'atmosfera e le tematiche dei suoi racconti continuano ad ispirare ed influenzare scrittori, cineasti e musicisti. Quante volte in una qualsiasi recensione abbiamo sentito parlare di “atmosfera lovecraftiana” anche se il film o il romanzo in questione non riguardava gli argomenti tanto cari al solitario di Providence? Ecco uno dei grandi meriti di questo straordinario autore: egli più che un genere è riuscito a creare un’atmosfera, uno stato d'animo, un'aria malsana piena di presentimenti di chissà quali orrori cosmici incombenti. Chi altri nella storia della letteratura è riusc
ito in tale impresa? Oltre che nel cinema, ciò è molto evidente nella musica rock ed heavy metal, particolarmente quest’ultima che è da sempre molto vicina alle tematiche orrorifiche. Alcuni gruppi hanno sviluppato nei loro testi i temi legate ai miti di Cthulhu o al blasfemo e maledetto grimorio che risponde al terribile nome di Necronomicon, altri hanno usato solo i nomi più rappresentativi dell'universo lovecraftiano per i loro monicker o come alias per i loro nomi, mentre altri ancora hanno composto un tipo di musica che, per un'atmosfera cupa e malsana, può richiamare alla letteratura di HPL.
Questo è un breve e sicuramente incompleto viaggio nel tempo alla ricerca di questi gruppi.
Già verso la fine degli anni sessanta si affacciò sulla scena un gruppo il cui nome non lasciava dubbi sulla propria fonte d’ispirazione. Gli H.P. Lovecraft diedero alle stampe due lp di primordiale rock progressivo, H.P.Lovecraft I e II recentemente ristampati su un unico cd con il titolo di At the mountain of madness.
I ben più famosi Black Sabbath nel loro malefico esordio discografico, inserirono la cupa Beyond the wall of sleep tratta dall’omonimo racconto, ma in tutta la loro discografia, soprattutto quella relativa al periodo Ozzy, si possono trovare canzoni con una marcata atmosfera lovecraftiana, mentre nella produzione più recente The eternal Idol, che dà il titolo all’omonimo album è una vera e propria discesa negli oscuri templi dalle geometrie non euclidee al di là dello spazio e del tempo.
I Blue Oyster Cult alla fine degli anni ottanta diedero alla luce il risultato di un progetto ventennale: il concept Imaginos i cui testi contengono numerosi riferimenti alla prosa del Solitario e la cui storia stessa non gli sarebbe dispiaciuta. La prima guerra mondiale ha
avuto origini occulte e a provocarla sono state delle oscure entità aliene aiutate da Imaginos. Imaginos è un “attore nella storia” ovvero un agente segreto “creato” da queste entità che se ne servono per interagire con l’umanità nel corso della storia stessa. Capace di mutare forma e di prevedere il futuro egli cambierà il corso degli eventi nell’eterna lotta tra il bene ed il male fino allo scoppio della prima guerra mondiale.
Un concept colossale, colmo d’intelligenti e mai scontati riferimenti alla mitologia, alla religione ed alla letteratura, che anima tutta la discografia del gruppo statunitense e che trova il giusto climax in quest’opera veramente affascinante. Opera che va riscoperta e rivalutata, dove le similitudini tra Imaginos e Nyharlatothep, i riferimenti alla saggezza stellare (starry wisdom) e alle corrette posizioni delle costellazioni (when the stars are right) fanno a pensare a qualcosa di più che semplici coincidenze.
Nella discografia più recente del gruppo troviamo episodi come Harvest Moon in cui un orrore indicibile fa sparire le persone senza lasciar traccia alcuna e l’inequivocabile The Old Gods Return.
Black Opera (Black Widow)
Dopo essere stato folgorato dai due fondamentali …E tu vivrai nel terrore e Not of this earth, dove esponenti dell’underground italiano e non, si cimentavano nella rilettura delle colonne sonore di film horror e sci-fi, ho deciso di saccheggiare il catalogo della label genovese ricavandone grandi soddisfazioni. E’ difficile trovarsi fra le mani una “sola” quando si compra un disco targato BW (di questa stupenda realtà italica ve ne parlerò prossimamente) e la Black Opera dei Presence non fa eccezione. Si potrebbero dire un sacco di belle cose su questo disco, sul guitar working tecnico, ma mai fine a se stesso o sulle tastiere fondamentali nel tessere melodie o sulla stupenda voce di Sofia Baccini (la sua interpretazione in Eyemaster è da brividi), ma non lo farò. Questo disco è bello in toto! Non c’è uno strumento che prevarica l’altro, l’incredibile voce di Sofia non è mai sopra le righe e il tutto viene utilizzato in funzione della forma canzone e non per sterili tecnicismi senza capo e coda (rischio che corre la maggior parte dei gruppi prog con risultati, a volte, davvero noiosi). L’unico neo a mio avviso è il drumming che, a tratti risulta un po’ freddo, ma ciò non svilisce il valore di un’opera che rimane un brillante esempio di heavy prog sinfonico dai forti connotati dark. L’uso dell’aggettivo sinfonico mai come in questo caso è d’uopo. La matrice classica è evidente, soprattutto nell’impostazione vocale e nell’utilizzo delle keys, matrice che raggiunge lo zenit nel tributo a Giuseppe Verdi (Tacea la notte placida, Cortigiani, vil razza dannata, Pace, pace mio Dio, Un di’ quando le Veneri) che una volta tanto non risulta pacchiano e fuori luogo e tantomeno un esercizio di stile, ma che dimostra, invece, quanta passione per la musica pervade i Presence.
Bio:
Sofia Baccini, Sergio Casamassima ed Enrico Iglio, tre turnisti legati da vincoli d’amicizia e collaborazione partoriscono la creatura Presence nel 1990. Esordiscono lo stesso anno con il mini lp dal titolo The shadowing e visti i buoni risultati ottenuti, all’inizio del 1992 pubblicano il full lenght autoprodotto Makumba, avvalendosi della collaborazione di Sergio Quagliarella (batteria) ed Emiliano De Luca (basso). Entrati a far parte della label genovese Black Widow, nel 1994 vede la luce il concept The Sleeper Awakes seguito da Black Opera nel 1996. Questo disco pone i Presence all’attenzione internazionale tant’è che ne viene stampata una versione per il mercato asiatico. Nel 2000 partecipano al tributo ai Black Widow (fondamentale gruppo progressive degli anni settanta) voluto dall’omonimo rooster, con la cover di Attack of the demon. Il quinto lavoro del gruppo, Gold, esce agli inizi del 2001 ed è un concept ispirato al racconto Il pianeta delle streghe di Virginia Stait. Il gruppo ha partecipato anche ai tributi della BW ai film horror (…E tu vivrai nel terrore) e sci-fi (Not of this earth) rispettivamente con i brani The Exorcist e Contact. La BW è in procinto di pubblicare la ristampa di The Sleeper Awakes con l’aggiunta di brani dal vivo.
Riferimenti