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Scappo in vacanza.

Arrivederci a Luglio.

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Postato da VeraJ alle 12:43 di giovedì, giugno 24, 2004
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Stiamo Lavorando Per Voi!

Stavo pensando di apportare alcune modifiche a questo weblog. Di cambiare il template non se ne parla, la mia atavica pigrizia me lo impedisce e se anche volessi mi manca il tempo materiale per farlo. In questi giorni è già molto che riesca a scrivere qualcosina, figuriamoci se mi metto a smanettare con l’html! Stavo pensando ad un restyling d’intenti. Questo blog parla principalmente di musica, ma credo che il momento che stiamo vivendo sia troppo delicato perché sia ignorato. L’Italia sta dando di matto e gli attacchi alla libertà d’informazione sono diventati ormai palesi e pericolosi. Penso sia giusto che nel suo piccolo, anche la mia creatura esprima con tutte le forze il proprio dissenso verso una finta democrazia politicamente scellerata. Non ho la cultura necessaria per affrontare temi socio-politici, quindi mi limiterò a segnalare notizie ed iniziative che riterrò opportune. Il mio punto di vista sarà espresso mediante l’utilizzo di bannerini che piazzerò qua e là, giusto per farvi sapere qual è la mia opinione sul mondo in cui stiamo vivendo.

Silverfish Imperetrix deve occuparsi di musica e continuerà a farlo, ho in cantiere alcune cose che spero vi piaceranno. Innanzi tutto la sezione delle notizie avrà una pagina tutta sua a cui potrete accedere cliccando sull’apposito link. Inoltre cercherò di dare alle recensioni una forma più romanzata che tecnica (brutta parola, neanche fossi un critico musicale) come ho già sperimentato in qualche occasione, continueranno gli articoli di stampo generico e le rubriche come NOTE IN NERO (vedo già Renzo fare salti di gioia! ;-)). Vedrà la luce anche una serie di racconti che giacciono da tempo immemore in un cassetto della mia scrivania e che hanno come tema portante la musica. La mia non è mania di grandezza, è solo che ho voglia di diversificare gli argomenti in modo da incentivare il dialogo con i malcapitati lettori di questo blog. Ho intenzione di farvi venire voglia di passare di qui!

Datemi un segno di vita………
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Postato da VeraJ alle 13:05 di venerdì, giugno 18, 2004
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Note In Nero

Burzum: Fuoco e Sangue (4 di 4)

Leggi la terza parte

In prigione Varg continua a comporre la musica dei Burzum e si dedica al suo fanatismo pagano-nazionalista.

E’ un detenuto modello e per questo gli viene dato uno sconto di pena di dieci anni. Grazie alla buona condotta, dopo i nove anni trascorsi, gliene rimangono solo due, da passare in un carcere di minima sicurezza dove le porte non sono chiuse a chiave e ai detenuti vengono dati dei giorni di permesso per far visita ai parenti.

Durante uno di questi permessi Varg fugge. E qui ritorniamo all’inizio di questa storia.

Perché Varg è fuggito da un carcere non duro, dove la sicurezza è in pratica inesistente, quando gli mancano un paio d’anni per ricominciare a vivere?

La risposta si trova in una lettera che Varg ha lasciato alla madre prima di fuggire.

In essa il Conte dice di aver subito un tentativo di strangolamento da parte di un altro detenuto a causa di un articolo uscito qualche tempo prima su un giornale (il Tønsbergs Blad, l’articolo cui si riferisce la lettera critica il trasferimento del detenuto in un carcere di minima sicurezza rimarcandone la pericolosità) e da allora il musicista si sentiva in continuo pericolo. Ora il caso di Varg verrà ridiscusso dal parlamento Norvegese che rivaluterà la legge sui benefici ai carcerati nelle prigioni di minima sicurezza e l’opportunità di farli uscire quando si avvicina la fine della pena. E’ stata addirittura chiesta la modifica della legge.

Questo non farà certo piacere ai compagni detenuti di Varg che, da parte sua, deve preoccuparsi delle conseguenze della fuga: la sua pena aumenterà d’altri quattro anni e dovrà rispondere anche dell’accusa di furto a mano armata dell’auto con cui ha tentato la fuga, reato punibile fino a 12 anni di reclusione secondo la legge Norvegese. Inoltre la polizia avrebbe trovato nell’auto un fucile AG3 automatico, una maschera antigas, dei coltelli, abiti mimetici, un navigatore satellitare, delle mappe, un compasso ed un casco. Il che fa pensare agli inquirenti che la fuga fosse stata ben studiata ed organizzata anche tramite l’aiuto di complici.

Tempi cupi per il Conte Grishnack.
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Postato da VeraJ alle 00:33 di lunedì, giugno 07, 2004
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Not In Our Name!

Direttamente dalla Newsletter di Information Guerrilla riporto questo esaustivo intervento di Sbancor a riguardo delle manifestazioni contro la calata italica di Giorgino Bush.

No. Non manifesteremo per gli ostaggi. E non manifesteremo nemmeno per il gruppo che li tiene prigionieri!
Se c'e' uno slogan da lanciare domani e' "NOT IN OUR NAME!".
Che vuol dire "non in nostro nome".
Non in nostro nome e' stata decisa questa guerra che per i nostri parlamentari neanche e' una guerra, nonostante i caduti da entrambi le parti. (Ricordatevelo quando votate o quando, meglio ancora, vi astenete!)
Non in nostro nome sono stati rapiti i "soldati di ventura" italiani (nonostante cio' che dica Magdi Allam che meglio farebbe ad occuparsi della democrazia nel "suo" paese", l'Egitto).
Non in nostro nome.
Chiunque pensi di collegare il solito "videoclip" sui prigionieri alle manifestazioni del 4 giugno e' uno sporco provocatore.
Chiunque pensi che il popolo della pace abbia qualcosa a che fare con i "signori della guerra" iracheni e' peggio di un provocatore.
Chiunque domani non si atterra' ai principi della resistenza senza violenza, e' semplicemente un cretino. E come tale sara' trattato.
La presa di ostaggi e le trattative con i prelati islamici non sono nel costume dei movimenti. Ne' in quello dei rivoluzionari. Sono piuttosto un agire tipico dei servizi segreti di mezzo mondo.
La resistenza irachena e' la materiale opposizione all'occupazione, e' la resistenza delle donne, dei bambini degli uomini a un potere che sentono ed e' ostile e nemico. Guai confonderla con i gruppetti armati che giocano con gli ostaggi il "risiko del potere".
Non in nostro nome, perche' noi - il movimento - siamo un'altra cosa. Siamo quelli che a Seattle iniziarono a contestare il neoliberismo. Siamo quindi americani. Siamo quelli che Quebec City, a Praga, a Goteborg, a Genova abbiamo continuato a contestare il potere dei pochi e lo sfruttamento dei molti. Siamo quelli di Mombai, e quindi siamo dei "paria" indu'. Siamo i black bloc, i cattolici, gli islamici, gli ebrei, i zoroastriani. Siamo i boy scout, gli anarchici, i disobbedienti. Siamo quelli dei centri sociali. Siamo africani, asiatici, latino-americani, cinesi, siamo tutti i migranti del mondo.
Siamo esperti di informatica. Siamo ecologisti. Siamo precari. Siamo operai dell'ATM di Milano. Siamo contadini francesi. Siamo sin tierra brasiliani, siamo gli indiani della Patagonia (estinti), siamo il popolo della Bolivia in lotta. Siamo quelli che hanno contestato la discarica nucleare in Basilicata.
Siamo dunque terroni. Siamo ceceni. Siamo russi. Siamo afghani. Siamo cognitariato. Siamo analfabeti. Siamo gente a cui hanno provato in tutti i modi di affibbiare una etichetta. Siamo studenti iraniani in lotta contro gli Ayatollah. Siamo tutto quello che i governi, i preti di ogni religione, i gruppi del terrore non potranno mai comprendere.
Siamo cio' che siamo e che sapremo essere. Anche domani, a Roma.

Sbancor


















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Postato da VeraJ alle 00:27 di venerdì, giugno 04, 2004
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