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La musica ed io. Note, situazioni e persone che incrociano l’esistenza di VeraJ
I hate myself and I want to watch the Festivalbar
Che cosa spinga un essere umano amante di un determinato tipo di musica che difficilmente trova spazio nei grandi media, a trascorrere un paio di serate all’insegna della canzonetta più becera e commerciale che ci sia non è un mistero. Si chiama spirito di conservazione. In questo caso si tratta della conservazione del rapporto di coppia.
--Passiamo poco tempo insieme. Ci vediamo un paio d’ore la sera e se non ho nulla da fare, stirare, fare la lavatrice, preparare la cena per la sera dopo, te ne stai chino su quella tastiera, immerso nelle tue faccende.
Per una volta potremmo guardare un po’ la tele insieme? E che non sia un film horror o un’incomprensibile filmaccio giapponese!
--Va bene, per un paio di sere si può fare. Che c’è di bello stasera?
Chiedo senza attendere la risposta perché bello e televisione mi sembra un ossimoro.
--Ci sono le serate finali del Festivalbar.
Se la mia vita fosse un film a questo punto si dovrebbe sentire un commento sonoro sullo stile della nona sinfonia di Beethoven.
--E cosi sia. E poi non dire che non ti amo.
Sospiro mentre mi appoggio inerme al divano.
--Posso tenere il palmtop acceso?
Non ho bisogno di risposte, l’occhiataccia che ricevo polverizza in un istante qualsiasi mia velleità di sfuggire alla tortura e mi rende docile docile come un cucciolino bisognoso di tante coccoline.
Questo programma è presentato da………
Inizia il calvario.
4 di Atanasio Eriberto SgretoloniAnche quest’anno il tubo catodico ha riversato nelle nostre case il trito e ritrito rituale dell’elezione di Miss Italia.
Per ben 4 (!) serate giovani pulzelle scosciate reduci dalle terrificanti e massacranti selezioni hanno fatto bella mostra di sé di fronte a milioni d’italiani. Un po’ come la fiera bovina che si tiene nella mia città a Pasquetta.
Paragone azzardato, è vero. O forse no. A dirla tutta ci sono due differenze sostanziali.
Primo: le finaliste di Miss Italia non finiranno esposte sul bancone del macellaio, per fortuna.
Secondo: le mucche non parlano.
Da sempre mi chiedo: perché insistono a farle cantare, recitare, danzare e, soprattutto parlare?
E’ o non è Miss Italia un concorso di bellezza? Sì? Bene. Allora che cosa serve parlare? Se hai un bel paio di gambone, un paio di chiappe che stanno su da sole, due fianchi strettini strettini, un paio di bocce belle sode, un sorriso smagliante e due occhi in cui perdersi di cos’altro hai bisogno?
Perché gli organizzatori si ostinano a fargli interpretare l’insulso copione della studentessa crocerossina in attesa di salvare il mondo capitata lì per caso?
Chi ci crede? Lo sa anche il mio coniglietto nano che sarebbero disposte a fare carte false per quella coroncina. Il passaporto per la notorietà e il successo. E non c’è nulla di male, se è quello cui aspirano fanno bene a provarci. Ma la continua ricerca di eludere l’assioma bella uguale stupida con frasi fatte e banali suscita l’effetto diametralmente opposto: si riesce a far sembrare stupida che stupida non è.
N.Y. Movie di Edward Hopper incontra NYC degli Interpol
Mi piace associare questo dipinto di Hopper a NYC degli Interpol. Associazione indotta dalla quasi omonimia che accomuna quadro e canzone, ma soprattutto dal tema focalizzato nel dipinto e dalla copertina dell’album del gruppo New Yorkese: il cinema inteso non come arte, ma come luogo fisico; l’utilizzo comune del colore rosso che lega lo schermo cinematografico
inondato di luce (rossa, appunto) sulla copertina del disco e le suppellettili presenti nel dipinto, il cui rosso sanguigno contrasta le brillanti luci (bright lights?) che rivestono di luce inquieta la figura femminile sulla destra. Ma, più di tutto, la melodia del ritornello di New York che si adatta alla perfezione all’atmosfera del dipinto e ne sembra la logica deriva sonora: notturna e malinconica come la donna in blu.
New York cares
(Got to be some more change in my life)
La riporto così, come l'ho letta. Ciao Johnny!
E' morto Johnny Ramone fondatore dei Ramones
16 settembre 2004
LOS ANGELES. Johnny Ramone, chitarrista e co-fondatore del gruppo punk «The Ramones», è morto ieri pomeriggio durante il sonno nella sua casa di Los Angeles, circondato da famigliari e amici. Aveva 55 anni, da tempo combatteva contro il cancro alla prostata.
Il vero nome di Johnny Ramone era John Cummings, faceva parte del gruppo d'origine, legato a successi come «I wanna be sedated», «Blitzkrieg bop».
Il cantante del gruppo, Joey Ramone (vero nome Jeff Hyman), è morto nel 2001, per cancro. Il bassista DeeDee Ramone (vero nome Douglas Colvin) è stato ucciso da un'overdose nel 2002. Rimane in vita soltanto Tommy Ramone, dei quattro del gruppo originale, fondato nel 1974.
La musica ed io. Note, situazioni e persone che incrociano l’esistenza di VeraJ
La nuova versione di Rumore non mi fa impazzire.
Alcune rubriche discutibili (Dje Stijl su tutte), recensioni dei concerti a dir poco stomachevoli e, soprattutto la quasi eliminazione di Retropolis (questo è un colpo basso), mi hanno lasciato a dir poco perplesso.
Rimangono i punti di forza di Demokrazia (uno spasso), l’angolo di Sergio Messina e le rubriche dedicate al cinema. Zio Alvise mi manca.
Non male l’idea delle recensioni stringate, da sempre sono fautore del parlar chiaro e con poche parole.
L’impaginazione è migliorata, ma non è roba da gridare al miracolo.
3Sono contento che per le due Simona (da quando si usa il plurale per i nomi propri di persona? Avessero rapito due persone di nome Diego avremmo letto titoli del tipo: Speranza per i due Dieghi?) si sia mobilitata l’Italia tutta, dal macellaio sotto casa al Presidente della Repubblica (con tanto d’appello televisivo). Le alte cariche dello Stato (Boniver, Frattini) si sono addirittura recate in “missione” nel Golfo. Sono contento che ci si dia tutti da fare per le due volontarie (loro sì in missione di Pace) e spero vivamente che questa brutta storia abbia un lieto fine. Ma c’è una domanda che, da qualche giorno, m’inquieta.
Perché tutto questo non è stato fatto anche per il povero Enzo Baldoni?
Atanasio E. Sgretoloni
La musica ed io. Note, situazioni e persone che incrociano l’esistenza di VeraJ
La memoria rimane, una sera d’estate: Blonde Redhead .
Chieri 14 luglio 2004, Baraonda Festival

Il loro ultimo lavoro Misery Is A Butterfly mi è piaciuto parecchio. Anche se poco adatto all’estate la sua tetra malinconia ben si confà al mio carattere e da qualche tempo allieta (?) le mie serate.
Avere l’occasione di vederli in concerto a pochi chilometri da casa e non sfruttarla dopo aver clamorosamente perso a causa della mia atavica pigrizia il concerto gratuito di Iggy & The Stooges in quel di Torino qualche sabato fa, sarebbe stato davvero troppo. E poi dovevo vedere da vicino la mia cara Kazu: colei che turba i miei sonni da qualche tempo a questa parte. Così alle venti e quarantacinque di questo soleggiato ma non caldissimo mercoledì di luglio mi trovo col fidato Simone al campo sportivo di Chieri. E’ presto, ma va bene così. Mi piace assaporare l’attesa di un concerto, gironzolare, guardare la gente che entra e fare quattro parole bevendo una birra fresca. Se poi non c’è ressa ancora meglio. Qui di ressa non se ne vede nemmeno l’ombra: siamo quattro gatti. Quello sul palco è Gatto Ciliegia, il gruppo di supporto, che sta terminando il sound check. Appoggiati alle transenne che separano il mixer dal pubblico Simone ed io parliamo del più e del meno con l’immancabile birra in mano.
D’improvviso accade l’impensabile. Colti impreparati da una tale visione vediamo Kazu in carne (poca) e ossa che si avvicina. Ci passa davanti a non più di due metri, indossa un vestitino nero corto corto e un paio di ciabatte in tono. La sua magrezza e il suo pallore le fanno apparire diafana come un fantasma.
Rimaniamo a bocca aperta e la fissiamo come due idioti.
Basterebbero un paio di passi e riuscirei a dirle qualcosa: farle i complimenti per il nuovo disco, chiederle un autografo o una foto insieme o dirle che mi sono innamorato di lei. Ma come al solito in questi frangenti sono una quercia secolare.
--Pensavo fosse più carina-- Bofonchio mentre lei sparisce dietro a una porta.
--Vero-- Mi risponde il Simo --In foto rimane decisamente meglio. E poi, accidenti, com’è magra!
--Comunque la trovo molto sensuale. Mi piace--
--Andiamo a farci un giro, va! --
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Riferimenti