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La musica ed io. Note, situazioni e persone che incrociano l’esistenza di VeraJ
Sono (stato) un tipo grunge. Forse è vero.
(Per fare questo giochino sfruculiate sui link che trovate nella colonna in basso a sinistra)
9 di Atanasio Eriberto Sgretoloni
Non sono un vecchio borioso solo capace a lamentarsi! Per dimostrarvi che so anche divertirmi riprendo la mia vecchia passione di critico da strapazzo J:
Ho avuto la sfortuna di vedere Van Helsing. Ho retto 100 minuti, poi mi sono addormentato. Se un film stracarico d’effetti speciali, mostri (mia grande, grandissima passione) e azione non riesce a mantenermi sveglio, non merita altre parole. Una vera porcheria.
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Per quanto riguarda Farenheit 9/11 dico subito che mi è piaciuto, anche se per noi teorici del complotto è tutta roba risaputa. Un paio di cose, però, potevano essere evitate:
1. Le immagini dei bambini iracheni che giocano allegramente mentre Rumsfield dichiara che l’Iraq è una minaccia per l’umanità. Iper retorico e pacchiano: ottiene esattamente l’effetto contrario di quello che si era prefissato.
2. L’ostentata e persistente ripresa del dolore di una madre americana che ricorda la perdita del figlio soldato in Iraq. Un dolore profondo, straziante e soprattutto privato, come quello di una madre che perde un figlio, non merita di essere spiato da occhi indiscreti. A quella donna poteva essere risparmiata un’ulteriore violenza.
Mi sono piaciuti un sacco i commenti musicali, sempre appropriati e umoristici quando serviva. Come ad esempio il riff di Cocaine all’annuncio che il giovane Bush era stato sospeso dal servizio nella Guardia Nazionale per non essersi presentato ad una visita medica di routine.
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Duplex: mi piace Ben Stiller, guardo i suoi film volentieri e Drew Barrymore istiga in me istinti primordiali che credevo ormai sopiti. Ottime ragioni per gustare questa commediola simpatica. Un filmetto carino diretto con mano discreta da Danny DeVito dove tutti i ruoli sono al proprio posto e nessuno prevarica sull’altro. Strepitosa l’interpretazione di Eileen Essel nei panni della vecchina rompiballe. Non si riesce a non parteggiare per i due sfortunati. Stiller dosa diligentemente la sua “sfigosità” senza strafare (il rischio di gigioneggiare in un film del genere è altissimo, per fortuna il bravo attore evita tutto ciò). La Barrymore è un gradino sotto gli altri due protagonisti, penso volutamente, per non appesantire il tutto, in un ruolo che rischiava di divenire petulante e pesante. Divertente.
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Up: non avevo mai visto un film di Russ Meyer, per fortuna che ci ha pensato Fuori Orario a colmare questa lacuna. Che dire? Soft porno autoriale? Film spazzatura infarcito di velleità pseudoaristiche? Critica sociale? Amore per le tette grosse? Sarà tutto questo o forse nulla di tutto ciò, ma il film mi è piaciuto. Mi ha tenuto sveglio ad un’ora impossibile e qualsiasi lungometraggio riesca nella difficile impresa di tenermi sveglio dopo la mezzanotte è un film che va riverito. La scena della fellatio in auto poi mi ha fatto letteralmente cappottare. Semplicemente folle!
Atomic Rooster: Death Walks Behind You.
Sono stati recentemente ristampati in edizione “filologica” i primi due album degli Atomic Rooster (Atomic Rooster e Death Walks Behind You), uno di quei gruppi attivi per anni nell’underground che non è mai riuscito a compiere il balzo verso il successo pur producendo lavori di altissima qualità e un capolavoro: Death Walks Behind You.
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Vincent Crane è un virtuoso della tastiera contemporaneo di Rick Wakeman (Yes) e Keith Emerson (Nice e successivamente Emerson, Lake & Palmer), e benchè meno appariscente e barocco dei due non ne è assolutamente inferiore nella tecnica. Stanco della vita movimentata alla corte del pazzo mondo di Arthur Brown, Vincent decide di dare vita ad un suo progetto solista e partorisce il Gallo Atomico. Arruola tra le sue fila un giovane batterista di belle speranze quel Carl Palmer che vedrà la gloria sucessivamente insieme a Greg Lake e al già citato Emerson negli Emerson, Lake and Palmer e lo sconosciuto Nick Graham al basso. L’ottimo esordio discografico corrisponde ad un buon riscontro di critica e di vendite, ma le nubi si addensano all’orizzonte degli Atomic Rooster. Graham abbandona per unirsi agli Skin Alley e l’ offerta che Emerson porge a Palmer è di quelle che non si possono rifiutare quando vivi insieme ai topi. A Crane, che ha subito capito il potenziale del giovane batterista, la cosa risulta indigesta, ma rimboccatosi le maniche e con una line up rinnovata partorisce Death Walks Behind You. Anziché un bassista viene reclutato un chitarrista John Cann che oltre a portare logicamente nuove sonorità si rivela essere un abile compositore, alla batteria viene ingaggiato l’ottimo Paul Hammond.
Nasce così Death Walks Behind You. Il disco enfatizza l’attitudine dark del gruppo già dalla copertina raffigurante il Nabucodonosor di William Blake, ma sono le prime oscure note della title track che apre l’opera a sancire il definitivo ingresso del gruppo nella storia del dark rock.
La canzone che dà il titolo all’album è ormai diventata un classico coverizzato da molte band heavy dark (mi vengono in mente i nostrani Death SS e gli albionici Paradise Lost). Un’ inquietante introduzione pianistica, un riff di chitarra che ti entra in testa e non ti molla più, un groove e un feeling magnetici contribuiscono a rendere la canzone di apertura del secondo album degli Atomic Rooster un classico immortale.
Solo questa canzone vale l’acquisto del disco, ma non è l’unica perla presente. Anche il singolo dell’album, quella Tomorrow Night che entrerà nella top ten inglese, pur avendo un impatto molto commerciale non risulta banale e soprattutto la mini suite Streets, maestosa con i suoi assoli e i suoi stacchi imprevedibili dominati dalla chitarra di Cann .
Con i dischi successivi gli Atomic Rooster non raggiungeranno più le vette stilistiche del loro capolavoro, confezionando comunque un hard rock venato di blues dallo standard qualitativo elevato anche se privo di quello spunto di originalità che caratterizzava il loro secondo lavoro. Dopo numerosi cambi di formazione, insuccessi commerciali e scioglimenti, Vincent Crane, sopraffatto dalle continue delusioni si è tolto la vita il giorno di san Valentino del 1989.
La musica ed io. Note, situazioni e persone che incrociano l’esistenza di VeraJ

Il nuovo Rumore mi piace sempre meno. Lo leggo (si fa leggere) mal volentieri. Le recensioni sono stringate al limite dell’assurdo e alcune rubriche sono pressoché incomprensibili (o sono io che sono troppo ignorante?).
Se a fine anno non cambierà qualcosa lo abbandonerò, come ho già fatto con Rockerilla. Rimango ancorato a Rock Hard che, sciacquato dalla prosopepea tipica degli adepti al culto del metallo pesante, risulta essere il giornale di rock duro che offre il miglior rapporto qualità/prezzo. Continuo a leggere Il Mucchio (scroccato al buon Simo), perché al di là della musica offre interessantissimi spunti di politica, letteratura e cinema senza peli sulla lingua. Controverso, cattivo, intelligente e polemico, un altro giornale così dove lo trovo? A fronte di queste epocali decisioni sorge un problema, se abbandonerò Rumore a quale altra testata potrò affidarmi per leggere di sana musica pop rock? Ho comprato un paio di numeri di Blow Up, ma non mi sono sentito a casa. Si accettano consigli.
8 di Atanasio Eriberto Sgretoloni
Dal momento che VeraJ latita (è un'entità oberata d'impegni) ne approfitto per propinarvi una doppia dose della mia rubrica. Un travaso di bile a tutti!
Permettetemi una considerazione sull’appena trascorso Halloween. Molte diocesi hanno severamente vietato di organizzare feste a tema negli oratori. La motivazione era duplice: festa pagana d’estrazione anglosassone ed esaltazione del consumismo.
Da (cattivo) cattolico quale sono, da eoni in disaccordo con molte scelte della Chiesa, la cosa mi ha lasciato perplesso e con qualche domandina a vagare nel vuoto del mio cranio. Il culto di Samhain (da cui deriva la festa di Halloween) è d’origine celtica e segna il passaggio dall’estate all’autunno e su questo non ci piove. Che poi questa festività sia stata trapiantata, in diversi modi e forme, nel resto dl’Europa ancor prima dell’avvento della cristianità è un dato di fatto. Con il cattolicesimo, la Chiesa, poiché il culto pagano dei morti sopravviveva come tradizione, ha pensato bene di sostituirlo con la più tranquilla festa dei Santi. Il segno tangibile dell’origine pagana di questa festa risiede nelle tradizioni che si tramandano soprattutto in campagna. Ricordo che da bambino la sera del 31 ottobre si recitava il rosario, poi si facevano arrostire le castagne si mangiavano accompagnate con del vino, e prima di ritirarsi bisognava avere l’accortezza di lasciare sul tavolo qualche caldarrosta e un bicchiere di vino o latte, perché durante la notte in cui i morti ritornano sulla terra potrebbe capitare loro di avere fame. Questa è solo una, chissà quante altre tradizioni che uniscono sacro e pagano esistono nel nostro paese.
A mio avviso, quindi, è giusto affermare che Halloween è chiaramente una festa anglosassone, ma è sbagliato negarne l’appartenenza alla nostra cultura.
Esaltazione del consumismo. Esiste una grande festa cattolica che non sia diventata un elogio del consumismo? Del Natale non mi sembra il caso di perderci troppo tempo e Pasqua si ricorda più per le colombe e le uova di cioccolato che per la risurrezione. E Ognissanti non è anche la festa dei fiorai? Andate a comprare due crisantemi in questo periodo e poi mi dite. E sarei ammorbato da mera dietrologia se affermassi che dietro al culto dei Santi c’è un giro di soldini che non profuma poi tanto di santità?
Comunque sia anche per quest’anno è andata. Teniamo in caldo le polemiche per l’anno venturo.
Riferimenti