In Ascolto
Letti Nel 2009
Commenti
Archivio
Disclaimer
About
Collaboratori
Segnalato su
Letti Con Interesse
Adorati Umilmente
Rubriche
Feeds
Contatore visite
|
*loading* visitatori |
Credits
Adepti di Chtulhu, genuflettetevi recitando le vostre blasfeme preghiere.
Prostratevi e accogliete il caos strisciante, l’attesa sta per terminare: i Grandi Antichi stanno per tornare.
E mentre l’empio rituale si sta consumando, nell’etere si diffonde la musica dei The Vision Bleak.
Il secondo disco del poilstrumentista tedesco Schwadorf è un’ode all’opera del Solitario Di Providence in cui si narra la vicenda di un uomo che, recatosi in Carpazia, per prendere possesso dell’eredità dei suoi a
vi scopre quali sono le sue vere origini. E non sarà una scoperta piacevole.
L’Heavy Metal senza troppi fronzoli, con tutti i suoi pregi, difetti e limiti, si adatta alla perfezione alle apocalittiche atmosfere del mondo Lovecraftiano, grazie soprattutto agli arrangiamenti orchestrali, mai troppo invadenti o pomposi. L’opera soffre, però, della mancanza di momenti più lenti che avrebbero donato un’atmosfera ancora più cupa e malsana. Nonostante ciò il valore del racconto lovecraftiano in musica non rimane inalterato, soprattutto per gli amanti del genere e dei rampolli di Yog Sothoth. L’apice viene raggiunto durante il coro di Kutulu che incolla veramente gelidi brividi lungo la schiena e non si può fare a meno di unirsi alla blasfema invocazione IA IA CHTULHU FATHAGN! anche se siete in macchina mentre vi recate in ufficio. Aprite la mente e pregate perché possa accogliere Colui Senza Nome senza gettarla nel tetro abisso della follia.
Al mondo c’è ancora bisogno di un gruppo come i Witchcraft?
E’ uscito il nuovo disco, il secondo dopo l’esordio del 2004 e proprio come l’anno scorso il mondo, per lo meno questo mondo, non ha bisogno dei Witchcraft.
Per questo li adoro!
Ora come allora queste canzoni sembrano essere state incise oltre trent’anni fa. Il master dev’essere stato rinchiuso e dimenticato in un baule polveroso e coperto dalle ragnatele, finchè qualcuno (o qualcosa) l’ha riportato in vita. Tesi affascinante, ma così non è. Lo dimostra il fatto che il gruppo svedese è composto da quattro sbarbatelli poco più che ventenni che vivono fuori dal tempo e da ogni moda. Questo spiega il perché di un disco come Firewood ora, adesso. Quando il garage, il punk e il rock stanno vivendo un’altra giovinezza questi pazzi che fanno? Se ne escono con un disco di oscuro hard rock profumato di folk che è un bel calcio nelle palle all’hype. Per questo non diventeranno mai ricchi e non finiranno mai su Rolling Stone o XL, e forse a loro neppure interessa. Di questi tempi un disco come Firehood è un disco per polverosi sfigati rimasti all’età della pietra. E’ un disco per freak barboni fuori dal tempo, che a sentire parlare di post punk inarcano le sopracciglia e si danno una grattatina (il dove lo lascio alla vostra immaginazione) scrollando le spalle e facendo l’ennesimo tiro alla sigaretta rollata a mano. E’ un disco per gente a cui l’unica etichetta che importi è quella delle mutande e solo per evitare di mettersele a rovescio. Attenzione, però! Qui non stiamo parlando di quel (bel) rock’n’ roll sudicio suonato in qualche sporco garage dai muri tappezzati di motociclette, culi e tette. Qui ci troviamo in una cantina illuminata dalla fioca luce delle candele, immersi nella polvere e nelle ragnatele, dove tra bottiglie di vino buono, marmellate e verdure sotto vetro non ci stupiremmo di veder spuntare misteriosi grimori rilegati in una strana pelle e vergati con inchiostro dal colore poco rassicurante e dove la poca luce illumina strani simboli e versi in latino sulle pareti. Stiamo battendo sentieri già esplorati, ma non per questo meno affascinati ed inquietanti. Qualcuno ci si è addirittura perso e non ha mai fatto ritorno.
Musica adatta a salutare l’arrivo dell’autunno e delle tenebre che esso reca con sé.
Firewood
Release date 2005-07-08
© Rise Above Records
Poche parole.
E’ per me un grande onore ereditare Silverfish Imperetrix, spero che questo “nuovo corso” non deluda nessuno.
E spero, soprattutto, d’essere all’altezza del fondatore del Luogo Dove Si Può Vedere Con Gli Occhi Chiusi cui sarò eternamente grato.
Cambiamenti: ce ne saranno, lievi.
Ma lo spirito rimane immutato!
Alla fine quella vecchia fricchettona di VeraJ l’ha fatto…… Non pensavo ci riuscisse o, meglio, ne avesse il coraggio, ma l’ha fatto. In silenzio, come il suo stile raccomandava. Non ha inscenato baracconate circensi come Ziggy Stardust e non ha lanciato proclami al mondo ingiusto e crudele. Ha messo su un disco degli Hawkwind, ha spento la luce e se n’è andata. Ha celebrato il suo Space Ritual chiedendo all’Universo di accoglierla nel suo abbraccio.
Lui ha risposto di sì. E VeraJ non c’è più.
Chissà in quale mondo sarà ora.
(Ci) Mi mancherà? Non so, forse sì. Quello che NON mi mancherà sarà il suo spleen adolescenziale, quella sua malinconia latente che spuntava fuori anche quando parlava di Burzum, e quel cercare ad ogni costo del bello anche nel letame.
Povera ingenua.
Però mi ha fatto scoprire i Turin Brakes (per non parlare degli Eels, dei Warlocks, dei Bellrays e di tanti altri…..) e un po’ mi sento un debito con lei……
Sarebbe bello che mettessimo su una delle nostre canzoni preferite e l’ascoltassimo dedicandola a VeraJ……
O forse sarebbe solo una fesseria……
Comunque………
Ci lascia la sua “creatura” Silverfish Imperetrix, questo blog scalcinato che non ha la più pallida idea di dove voglia andare a parare, ma del quale sono (è dura ammetterlo, ma questa è un’occasione speciale) un affezionato lettore e recalcitrante collaboratore.
Che fare? Far sparire anche questo ammasso di parole o continuare l’umile opera del suo creatore?
Onestamente non è che ci abbia perso il sonno, fosse dipeso da me avrei fatto un bel clic su Elimina e non ci avrei più pensato.
Poi ho pensato che, molto probabilmente, questo sarebbe proprio ciò che VeraJ avrebbe voluto e che io sia dannato se farò mai un favore a qualcuno.
Silverfish Imperetrix continua. E il destino si è detto d’accordo con me.
Pochi giorni fa ha bussato alla mia porta telematica un tipo ancor più svirato della (ex) tenutaria di questo posto. E’ bastata una mail delirante dove l’individuo in questione blaterava di un esperimento che riguardava la presunta sincronicità (sic) tra The Dark Side Of The Moon e il Mago di Oz…
Silverfish Imperetrix diventa suo di diritto!
Chissà, forse un giorno VeraJ tornerà.
Per fortuna, almeno fino ad allora, non sentiremo più deliri e vaneggiamenti sugli Smiths!
Ciao, ovunque tu sia e buona fortuna.
Signore e Signori ecco un altro sfigato che pensa che occuparsi di un blog faccia fico, vi presento:
SunJester
(un nome normale, questi blogger, mai?)
…… ora sono tutti cazzi vostri.
Atanasio Eriberto Sgretoloni.
Riferimenti