Fottetevi tutti quanti! Ho perso il conto dei miei tatuaggi e non sono quei tribali da fighetti che vanno di moda di questi tempi. I miei tatuaggi sono ferite sempre aperte, sono le storie malate della mia vita scritte sulla mia pelle come un libro sempre aperto. Se vi va di leggerlo fate pure, ma non fate domande perché la risposta sarà sempre la stessa: sono cazzi miei. Suono la chitarra in un garage insieme ad altri quattro balordi come me, non chiedo niente a nessuno se non di lasciarmi vivere la mia vita e suonare la mia musica. E se la mia musica non vi piace ve ne potete andare tranquillamente a fare in culo, io vivrò bene lo stesso. Nelle mie orecchie oltre al rimbombo della mia moto c’è il fuzz continuo del distorsore della chitarra, i miei compagni di viaggio sono i Count Five, gli Stooges, i Fuzztones e tanti altri di cui ora non ricordo il nome perché i fumi della sbornia di ieri non vogliono andarsene dalla mia testa. Si fottano anche loro, attacco la spina e voglio solo lasciare che le mie dita producano l’ennesimo riff assassino!
Bello, bello e ancora bello!
Ci sono feste che nascono male e sembrano finire peggio: quando vi ritrovate con l’ennesimo Cuba Libre in mano, seduti su un divanetto, neppure comodo, senza un cane che vi degni di una parola perché non conoscete nessuno o perché quella sera non siete nelle corde dei vostri amici. Vi ritrovate così immersi in quei tristi pensieri che alle feste i buttafuori non dovrebbero lasciare entrare. Vi sentite una merdina e vi chiedete il perché e il percome gli altri riescano a divertirsi e voi avete nelle gambe due blocchi di cemento che v’impediscono d’alzare il culo da quel fottuto divanetto e di comportarvi da esseri umani e non da orsi appena usciti dal letargo. Allora per farvi coraggio incominciate a bere gin tonic e cuba libre a manetta pur sapendo che terminerete la serata a vomitare nei cessi prima d’infilarvi nel vostro caldo lettuccio che vi darà l’unico abbraccio della serata. Il bello è svegliarsi la mattina dopo… State quasi pensando di andarvene quando Hung Up irrompe in tutta la sua apoteosi disco-tamarra-settantiana. Ed il primo ed unico pensiero che vi frulla per la testa e vi fa precipitare al centro della pista liberando i sensi e i movimenti di un corpo che sembra fuori controllo, è questo: ‘fanculo tutto. Almeno per tre minuti.
E' uscito il numero dieci di Write Up in cui compare un pezzo di VeraJ. A quanto pare quella vecchia suola è ancora in circolazione!
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Una fredda sera d’autunno.
Il pallore della luna illumina una fragile nebbiolina che abbraccia un paesaggio abitato da piccole luci lontane come punture di un pennello su una tela nera. Il freddo s’insinua sotto la pelle e penetra nelle ossa, scuotendo il corpo in gelidi fremiti. Takk è una sottile mantella che infrange il gelo. E’ un abbraccio, sotto il malinconico sguardo di Afrodite. Un abbraccio che volta le spalle alla nebbia e al freddo e nasconde i cuori alle intemperie. Un abbraccio che dilata il tempo, quasi lo annulla per diventare immobile nell’eternità dei ricordi. E quasi non importa se la vita ha deciso di separare le braccia che si stringono avidamente. Quasi non importa se questo abbraccio sarà l’ultimo perchè il suo calore albergherà per sempre nei cuori degli amanti di questo etereo splendore.
Caro Babbo Natale, quest'anno è stato davvero terribile ma io sono stato tanto buono. Perciò ti sarei davvero grato se, sotto l'albero, mi facessi trovare almeno questi dischi: Baustelle (La Malavita), Black Rebel Motorcycle Club (Howl), Art Brut (Bang Bang Rock'n'Roll), Decemberists (Picaresque), Dirtbombs (If You Don't Already Have A Look), Art Of Fighting (Second Storey), Venom (Black Metal, Welcome To Hell).
Grazie!
Questa sinistra è sinistra.
La vicenda della Tav in Piemonte dimostra, come se ce ne fosse ancora bisogno, che ormai le differenze tra destra e sinistra sono ormai minime, sempre che ne esistano ancora.
La ferrovia ad alta velocità che invaderà la Val Susa è una tragedia d’immane proporzioni. Nessuno la vuole, dal semplice cittadino all’amministratore politico locale e non per un semplice capriccio ambientalista, ma perché è una vera e propria rovina ecologico-finanziaria. Un impatto ambientale spaventoso in una valle nel cui sottosuolo giacciono simpatiche polveri che vanno dall’uranio all’amianto e che non vedono l’ora di trasferirsi nei polmoni dei valligiani, ed un costo enorme che molto probabilmente non verrà ammortizzato dall’utilizzo solo per il traffico merci che sicuramente andrà a gravare nelle tasche dei contribuenti. Un’opera inutile anche perché una ferrovia esiste già, forse basterebbe potenziarla, chissà. Ma qualcuno vuole quest’opera incastrata nel folle disegno di una ferrovia transeuropea cha parte dalla Francia e termina nell’Europa dell’est (E penso che in questi paesi l’ultima cosa di cui abbiano bisogno siano dei treni merci che sfreccino alla velocità della luce). La giunta regionale del Piemonte, di sinistra, ha dichiarato che, proteste o no, quest’opera d’importanza europea si farà. Punto e basta. A volte viene da pensare che quello che si spaccia per democrazia sia solo un’ emerita stronzata. Ma la sinistra è sinistra anche nelle piccole cose. Alcuni menbri della giunta comunale di Torino appartenenti a Rifondazione Comunista hanno presentato una mozione per far rimuovere tutti i distributori di Coca Cola dagli uffici pubblici in segno di protesta contro la multinazionale rea di una politica scellerata nei paesi a basso sviluppo. Mozione bocciata dal sindaco (sinistra) ed intera giunta con relativi sfottò ai comunisti anti imperialisti.
Business is business, a destra e a manca.
La Coca Cola è tra gli sponsor ufficiali delle prossime olimpiadi invernali di Torino.