Il mondo è allo sfascio e l’Armageddon è prossimo a venire.
I segni sono inequivocabili:
Insurrezioni di massa a causa di qualche vignetta satirica ritenuta blasfema.
Sentenze che dichiarano che se chi subisce violenza carnale non è vergine l’accusa dell’imputato è meno grave.
Un Primo Ministro che dice che solo Napoleone è stato migliore di lui.
Ramazzotti, Zucchero e la Pausini nominati Commendatori da Ciampi.
La Pausini che vince il Grammy come miglior artista straniero o qualcosa di simile.
La Grande Punto auto più venduta in Europa nel mese di gennaio.
Sanremo.
Il sabato mattina è tempo di pulizie. Mi piace l’odore del Mastro Lindo sui pavimenti al mattino.
E’ un rito settimanale che va accompagnato ogni volta da un disco diverso. Questa settimana il destino o chi per esso, ha voluto che mi capitasse tra le mani Cripple Crow di Devendra Banhart. E così mi sono messo a spolverare e passare il mocio Vileda immerso in un atmosfera Visnù profumata di Cif. Ad un certo punto, mentre stavo lucidando un raro manufatto indiano made in China, dipinto a mano da uno dei miliardi di operai sottopagati, mi sono bloccato. Ero spaventato, terrorizzato. Davanti a me la benefica e al tempo stesso terrifica Dea Kalì mi scrutava con occhi severi. Una voce di fuoco divampò nella mia testa. Basta con gli Eels! Getta nel fuoco i Kaiser Chiefs e rinnega i Franz Ferdinand. Lascia che il dolce suono del sitar illumini la giusta via.
E così ho disegnato con l’indelebile un pallino rosso in mezzo agli occhi. Mi sono fatto imprestare la tonaca da un amico membro pentito della sezione italiana del KKK e dopo aver tolto il cappuccio e cancellato dal petto il simbolo della padania con il bianchetto, ho indossato un paio di sandali e sono uscito: che il mondo apra i suoi Chakra! Il verbo di Devendra deve contagiare l’umanità, pace e amore, amore e pace. E anche qualche cannetta!
Sono rientrato dopo qualche ora, il freddo aveva congelato il sacro fuoco e i miei piedi.
Un consiglio: mai respirare il Viakal mentre ascoltate Cripple Crow.
Alcune segnalazioni:
E’ uscito il nuovo numero de Il Mucchio. A prescindere dal fatto che è un acquisto obbligato per qualunque testa pensante che calpesta il suolo italico, la rivista non naviga in acque tranquille; se non l’avete ancora fatto investite cinque eurini, oltre a darle un importante aiuto avrete l’opportunità di scoprire un giornale fuori dal comune, che pensa e che fa pensare e che parla di musica in modo appassionato e intelligente, slegato dai soliti trend. E di questi tempi non è poco! (qui trovate il sommario)
Su Aprileonline c’è una mia recensione di Howl dei Black Rebel Motorcycle Club, se avete un po’ di tempo da perdere datele un’occhiata; la trovate qui (nel titolo ci sono un paio di vistosi refusi, chiedo scusa ma non dipende dal sottoscritto).