In Ascolto
Letti Nel 2009
Commenti
Archivio
Disclaimer
About
Collaboratori
Segnalato su
Letti Con Interesse
Adorati Umilmente
Rubriche
Feeds
Contatore visite
|
*loading* visitatori |
Credits
Se una mattina vi svegliaste, usciste di casa e la gente incominciasse a fermarvi e a chiedervi l’autografo che cosa pensereste? Che probabilmente assomigliate a qualche personaggio famoso. E se vi accorgeste, invece, che non è così, ma che siete diventati famosi da un giorno all’altro e senza conoscerne il motivo? Questo è quello che capita a Georges Frangin, il protagonista del romanzo dello scrittore francese Serge Joncour. Single impenitente e disoccupato cronico si ritrova da un giorno all’altro, lui che da una vita si dedicava esclusivamente a non farsi notare, ad essere una celebrità. Senza aver fatto nulla. Comincia così la surreale avventura di Serge che si trova a far fronte alle difficoltà di condurre la sua vita in modo normale ora che è diventata di dominio pubblico. La ricerca del motivo del suo presunto successo lo condurrà a scoprire d’essere l’ennesima Star costruita a tavolino da un sistema che ha sempre bisogno di nuove stelle da dare in pasto ad un pubblico onnivoro, che beve qualsiasi cosa la televisione gli propini; anche un essere umano qualunque, che non è dotato di particolare talento e che ha sempre vissuto una vita anonima. Durante la lettura di questo piacevolissimo romanzo è impossibile non affezionarsi al patetico Serge, perdente nato, disincantato e per questo dotato di un senso dell’umorismo fatalista. Il merito dell’autore è quello di riuscire a non esagerare evitando di ridurre il protagonista ad una macchietta offuscata dalla descrizione dei fatti. Non c’è traccia del mondo patinato dello star system, non è un’orgia di sesso, droga e denaro perché il più grande scompiglio che si crea nel povero protagonista è interiore. Da sempre abituato ed essere solo, si trova all’improvviso a condividere nolente la propria vita con milioni di persone, diventa oggetto d’attenzioni e premure che un uomo qualunque mai avrà e dovrà fare cose che non vuole fare ma che bisogna fare per mantenere il suo status di celebrità. La vita non sarà più sua, ma di tutti. Almeno finché qualcuno deciderà altrimenti.
Sogni di sesso e di Stage diving è un girotondo di personaggi problematici, depressi e nevrotici che si muove intorno alla figura di Elfish, una metallara cinica, disincantata, bugiarda e inaffidabile che per ottenere ciò che vuole non si fa scrupolo di usare chi le sta intorno in modo così spudorato da essere più rivoltante del fatto che non si lavi da mesi. Il suo unico scopo nella vita è poter chiamare il suo gruppo metal col nome di Queen Mab (la fata dei sogni di Giulietta e Romeo), nome che però appartiene al gruppo del suo ex ragazzo Mo. Per riuscirci dovrà imparare entro due settimane e recitare in pubblico l’intero monologo della fata Shakesperiana. Pena la negazione da parte di Mo di utilizzare il nome del gruppo e fare qualsiasi cosa lui gli chiederà.
Tra sudiciume, vomito, sbronze colossali, sesso e stage diving (l’arte di salire sul palco durante i concerti metal e tuffarsi sulla folla) Elfish manipolerà le fragilità psicologiche di chi la circonda per cercare di raggiungere il suo obiettivo.
I personaggi che popolano il romanzo di Martin Millar sono dei perdenti. La consapevolezza dei sogni infranti li fa chiudere in casa a mangiare e vomitare in un eccesso bulimico parossistico, l’amore perduto li porta a programmare improbabili videogiochi deprimenti e che nessuno vorrà mai pubblicare. Sconfitti dalla vita a soli vent’anni non sanno, perché non vogliono, rialzarsi. L’unica a dare una scrollata energica alla propria vita, anche se per un motivo banale, è proprio Elfish e questa scossa coinvolgerà e sconvolgerà anche la vita dei suoi “amici”. Anche se con metodi esecrabili è l’unica che alza la testa e reagisce, mentre gli altri continuano a crogiolarsi nei propri ruoli d’eterni sconfitti.
Il romanzo di Millar è una lettura piacevole dalla prosa scorrevole e a tratti divertente. Ideale da leggere comodamente seduti su una panchina sotto il tiepido sole primaverile, provando a cercare quali delle nostre paure, comportamenti e pensieri si riflettono nei personaggi dell’autore britannico.
Sono un gobbo e non me ne vergogno.
Sono altre le persone che dovrebbero farlo. Chi ha trasformato uno sport come il calcio in una ridda d’interessi economici, truffe ed illeciti. Chi nonostante tutto questo esulta per uno scudetto che sa di marcio. Chi continua ad andare allo stadio sborsando fior di euro per un biglietto che è capace di donare solo emozioni costruite a tavolino (o telefonino). Chi paga milioni di Euro per far correre un tizio dietro ad una palla. Chi, al prossimo fischio d’inizio, quando nulla sarà cambiato, avrà dimenticato tutto o farà finta di non aver visto e sentito.
Forse sarebbe ora di dire basta. Basta andare allo stadio e basta seguire le chiacchiere inutili ed interminabili alla tv. Ma sarebbe chiedere troppo a gente che non usa il cervello.
Spero, almeno, che la Juventus finisca in serie C e che i responsabili paghino e paghino caro.
Agli altri tifosi dico questo: ora potete sfotterci tartassandoci più che mai perché il motivo, da sempre velato, ora è palese e n’avete tutto il diritto. E noi gobbi, superbi malati di delirio d’onnipotenza, questa volta non abbiamo diritto di replica e ci meritiamo tutte le ingiurie possibili.
Ennesimo grande scandalo nel calcio di serie A, scommettiamo che anche questa volta verrà tutto insabbiato?
Mi chiedo a come si abbia ancora la voglia di andare allo stadio…
Se il marito violenta la moglie il reato è meno grave. Ce n’è ancora di strada da fare per la parità sessuale.
Sentita al volo durante l’intervista ad un ragazzo : “Se lo dice la tivvù allora dev’essere vero”. Avevano ragione i Sex Pistols: No Future.
Papa B16 (sembra il nome di un bombardiere): No ai preti in carriera! Già, parla uno che ne ha fatta poca.
Il 17 novembre prossimo uscirà la Playstation 3… Cazzo! Mi sono appena disintossicato dalla 2!

Sono il vostro giullare punk, vi ricordate di me? Sono la maschera irriverente, sorridente, malinconica, paurosa ed esilarante. Mi muovo al ritmo di tasti schiacciati sul pianoforte e di bacchette che colpiscono tamburi. Corro, salto e striscio, cado e mi rialzo sempre raccontandovi le mie storie di primi orgasmi mattutini e di serate trascorse abbracciati ad un minibar. Il teatro è la mia vita e la mia vita è un teatrino agrodolce. Quando tolgo il cerone bianco dal volto, svelo il vuoto. Vivo quando indosso la maschera e canto le mie canzoni. Non le canto per voi gentile pubblico, ma per me. Solo per me. E se esse vi donano qualche emozione non vi chiedo di gettare una moneta nel mio cappello buttato a terra, vi chiedo solo di battere le mani. E di non fermarvi mai.
Riferimenti