venerdì, ottobre 27, 2006, ore 11:04

L’arrivo della festività d’Ognissanti è solitamente accompagnata dalla polemica riguardante le sue origini e al fatto che, negli ultimi anni, anche da noi essa sia vissuta in maniera “troppo anglosassone”.

Halloween ha origini antichissime. Prima che Roma conquistasse l’Europa, le popolazioni celtiche festeggiavano l’inizio del nuovo anno il primo novembre e non il primo gennaio, perché con l’arrivo della stagione fredda il lavoro nei campi era finalmente terminato e i contadini potevano permettersi il meritato riposo. Era una buona occasione per festeggiare. I Celti decisero di dedicare questa festività a Samhain, il signore dei morti, perché credevano che alla vigilia del nuovo anno egli chiamasse a sé gli spiriti dei defunti. Per questo motivo, il 31 ottobre, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava una linea sottile e facilmente oltrepassabile. Così gli spiriti potevano entrare in contatto con i viventi, comunicare con loro ed anche divertirsi spaventandoli con le loro apparizioni. La festa di Samhain dava il benvenuto al nuovo anno ed esorcizzava la paura della morte. Quella notte ci si vestiva con pelli d’animali e maschere grottesche, ci si riuniva nei boschi per accendere il fuoco sacro e dopo aver sacrificato degli animali all’oscuro signore si tornava al villaggio illuminando il cammino con lampade ricavate da cipolle e rape intagliate in cui erano poste le braci del fuoco sacro. I popoli Irlandesi presero l’abitudine di lasciare fuori delle abitazioni qualcosa da mangiare e da bere, in modo che al loro passaggio gli spiriti dei defunti avessero di che rifocillarsi e non facessero scherzi agli abitanti della casa. Quando Roma conquistò l’Europa il contatto tra paganesimo e cristianesimo fu inevitabile e quest’ultimo, alla fine, prevalse grazie ai massicci tentativi perpetrati dalla Chiesa di sradicare i culti pagani.

Nell’ 835 Papa Gregorio Magno spostò la festa cristiana d’Ognissanti dal 13 maggio al 1° Novembre cercando di far perdere di significato i riti legati alla festa di Samhain. Queste tradizioni però continuarono a resistere e allora la Chiesa, intorno al decimo secolo, aggiunse la Commemorazione dei Defunti. Da allora il 2 novembre, anche per i cristiani è il giorno dedicato alla memoria delle persone decedute.

In inglese la vigilia d’Ognissanti era chiamata All Hallows’ Eve e poco alla volta questo termine si è trasformato in Hallows’ Even per giungere fino a noi come Halloween. Nonostante le influenze esercitate dalla Chiesa, nei paesi anglosassoni la vigilia d’Ognissanti è rimasta una festa legata al mondo degli spiriti, del mistero e della magia. In America essa è stata importata dagli Irlandesi che emigrarono in massa intorno alla metà del 1800, qui scoprirono che le zucche si prestavano meglio delle rape e delle cipolle ad essere intagliate per creare le tradizionali lanterne e così la zucca diventò il simbolo della festa di Halloween. L’usanza dei bambini di bussare alle porte gridando dolcetto o scherzetto deriva da quella dei Celti di lasciare cibo e bevande fuori delle proprie abitazioni per ingraziarsi gli spiriti ed evitare i loro scherzi.

La rivendicazione da parte della Chiesa sulla paternità di questa festa è ovviamente puerile e storicamente falsa, la festività dei Santi e il giorno dei morti hanno radici molto più recenti dei culti che hanno cercato di sostituire. Che poi, essi, siano entrati a far parte della cultura religiosa d’interi popoli, è un altro discorso.

VeraJ

giovedì, ottobre 19, 2006, ore 13:54

Fotografare le gentili signore sotto la gonna a loro insaputa non è reato, a patto che non sia svelata l’identità del soggetto. La privacy riguarda solo il volto e non i genitali. Pensavo il contrario.

All’aeroporto di Chicago, nel bagaglio di un Iracheno, viene trovata una “pompa per pene”. Lui, scherzando, dice che è una bomba (forse riferendosi ai risultati del suo utilizzo) e ora rischia un’incriminazione per procurato allarme. Qualcuno i guai se li va proprio a cercare, prima di utilizzare certe parole in aeroporto sarebbe meglio pensarci su, specialmente se i tuoi tratti somatici sono mediorientali.

Una galleria d’arte ha esposto una scultura ispirata alla popò di Suri Cruise, la neonata del bel Tom. Il confine tra arte e merda è una linea molto sottile.

A Torino, una ragazzina quindicenne, è stata picchiata dalle amiche perché era troppo bella, attirava le attenzioni di tutti i maschietti e poi se la tirava in un modo insopportabile. L’invidia e la gelosia sono cose brutte.

Papa BXVI: Ritornare alla messa in Latino. Bravo! Prima togli le chitarre e gli strumenti non “ortodossi” dalla liturgia ed ora ci rimetti la lingua morta. E poi ti lamenti del continuo calo di fedeli che partecipano alle funzioni.

Papa BXVI (bis): Sarà abolito il Limbo, quella zona “ibrida” che sta al di fuori dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso dove finiscono le anime dei bambini morti prima del battesimo, aspettando che il buon Dio decida se accoglierli o no (una sorta di lista d’attesa, insomma). E tutte queste piccole anime dove finiranno? In un Centro di Permanenza Temporaneo?

La Mortazza Con Gli Occhiali: l’Alitalia è allo sfascio. Chi ce la compra? Io lo eleggerei presidente Honoris Causa delle categorie dei rappresentanti e dei venditori.

Vasco Rossi ha dichiarato che non cederà mai più i diritti delle sue canzoni per la pubblicità, sarebbe come vendere i sogni dei suoi fans. Bravo, bene! Adesso, però, restituisci loro i milioni di Euro che hai incassato fino ad ora con questa vendita non autorizzata.

State preoccupati.

 

VeraJ
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lunedì, ottobre 16, 2006, ore 13:07

Il lunedì mattina è tragico, specialmente dopo aver trascorso il fine settimana tra ottimi vinelli, lumache alla provenzale, funghi fritti e tagliolini col tartufo. Riprendere il monotono quotidiano lavorativo è un’impresa ardua, soprattutto se dal risveglio all’ufficio vi separano diciotto chilometri di trattori, tir, apecar e interminabili lavori in corso. Senza angoscia non sarebbe lunedì mattina. L’unica soddisfazione in quest’ora (mezz’ora all’andata e altrettanto al ritorno, quando va bene) di via crucis rimane l’ascolto di qualche buon disco. Il lunedì, però, sono così apatico che faccio fatica anche a scegliere che cosa ascoltare. Molte volte non accendo neppure la radio. Lo scorso week end avevo intenzione di ascoltare Ta Dah degli Scissor Sister, nuovo di pacca ancora avvolto, da oltre una settimana, nella sua confezione. Tanto per cambiare non ho avuto tempo. Ho deciso di rimediare il lunedì mattina e così alle sette e venti Don’t Feel Like Dancing, il primo brano dell’album, riempiva con i suoi falsetti l’abitacolo. Sapete una cosa? E’ stato il primo lunedì in cui sono entrato in ufficio senza avere il mento che toccasse la moquette. Impossibile non rimanere contagiati dall’aria festaiola che trasuda dal secondo disco delle Sorelle Forbice. Non mi sembra il caso di pontificare sulle influenze che i nostri hanno fagocitato e sputato nelle loro canzoni. Roba già sentita? I figli illegittimi dei Bee Gees, Elton John e della disco anni settanta? Chi se ne frega! Ti verrebbe la voglia di fermare la macchina, buttarti nel primo prato e ballare, ballare e ancora ballare fino all’arrivo della neuro. Pop, soul, funk, rock shackerati alla perfezione per un cocktail che non stordisce ma inebria. Un disco ideale per le feste, i momenti di relax e i lunedì mattina.

VeraJ
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lunedì, ottobre 02, 2006, ore 12:45

A furia di ascoltare le Pipettes (un nome che è tutto un programma), il tasso glicemico del mio sangue è schizzato alle stelle. Preoccupato, inoltre, dell’estrema rosea visione di tutte le cose dello scibile umano che è in netto ed estremo contrasto con la mia cupa indole, ho deciso di ricorrere ad una cura disintossicante. Così ho trascorso il fine settimana lasciandomi cullare dai marosi sonori dei Neurosis. L’inizio è stato terribile. Come quando sei in viaggio, hai nostalgia di casa e alla fine non vedi l’ora di tornare. Una volta tornati, però, c’è qualcosa che non quadra: la nostra casetta è sempre lei, ma non è così bella come la nostalgia ce la faceva ricordare. E’ una sensazione che dura poco, giusto il tempo di (ri)prendere confidenza. Trovare le proprie cose, così, come le avevamo lasciate prima di partire, è confortante! Il problema con The Eye Of Every Storm è stato che le cose non erano per nulla come le avevo lasciate. Era tutto un caos, come se qualcuno durante la mia assenza si fosse divertito a spostare i mobili. Non riuscivo più ad orientarmi. Vagavo con la mente in quel flusso costante di note (rumori?) cercando il filo (ricordo bene di averlo lasciato, quel dannato filo!) che mi conducesse fuori da quel labirinto che non era più casa mia. Confesso che per alcuni minuti lo sconforto è stato grande. Che cosa diavolo è questa roba? E lo sconforto si è tramutato in panico, quando ho dato una rapida occhiata al muro di cd etichettati con nomi (ormai) alieni. Se i Neurosis erano diventati estranei alle mie orecchie e alla mia mente che avrei dovuto fare con i Mars Volta, gli Hawkwind, i Residents, solo per citarne alcuni? E già mi vedevo al mercatino delle pulci col mio banchetto stracolmo di dischi in offerta a 5 euro l’uno, con uno in omaggio ogni cinque acquistati. Ero affranto.

La maggior parte delle volte la verità, l’illuminazione, si trova davanti ai nostri occhi ed è solo la nostra miopia che c’impedisce di scovarla. Stolto! Come potevo cercare la certezza in un luogo dove la certezza non esiste? Non c’è nulla di rassicurante e certo dentro musiche simili. Non si possono costruire fondamenta su di un terreno fangoso in continuo movimento. Non ci si può sentire a casa. E’ questo il bello. Con i Neurosis (e con molti altri) si è sempre in viaggio; è un’incessante e costante vagare nei recessi e negli infiniti spazi che la mente crea, stimolata dal flusso di note.

Il prossimo ascolto sarà diverso.

Basterà che mi lasci andare senza cercare nulla, permettendo alla musica di condurmi dove vuole e, paradossalmente, mi sentirò di nuovo a casa.

Ne sono sicuro.

 

Il pop provoca assuefazione, dovrebbero scriverlo su certi dischi.

VeraJ
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