E' on-line il numero 20 di Write Up. Tra i racconti troverete un mio pezzo sui Sex Pistols. Se proprio non avete nulla di meglio da fare...
Il mondo è dei furbi. Come fare a sopravvivere?
Ecco un piccolo compendio ironicamente e gentilmente fornito dai Gothic Archies di Stephen Merrit (Magnetic Fields). The Tragic Treasury è un disco che consiglio caldamente agli amanti delle sonorità crepuscolari.
E ricordate che il sorriso è un'arma micidiale, diffidate di chi lo usa sovente.
Smile! No One Cares How You Feel
Smile!
No one cares how you feel
Be vicious, vain and vile
Everything’s yours to steal
if you’ll just
smile
Have you no dignity?
Have you no sense of style?
You’ll never be pretty
until you smile
Smile!
No one cares how you feel
There’s a world to beguile
You can make this world kneel
if you’ll just
smile
Always the best disguise
A license to defile
Everyone you despise
will die, so
smile.
Dylan Dog ha da poco compiuto venti anni. Speravo che la doppia storia a colori pubblicata a celebrare la ricorrenza risollevasse l’investigatore dell’incubo dal limbo in cui è precipitato e da cui da troppo tempo non riesce ad uscire. Speravo che Xabaras (ri)colorasse di nero un fumetto che si barcamena nel grigiore degli stereotipi e dei luoghi comuni, con qualche sussulto che sembra ormai il rantolo di un moribondo più che un colpo di coda atto a risollevarne le sorti. Speravo in un drastico cambiamento nella vita del Nostro, che avrebbe portato nuova linfa alla serie. Purtroppo non è andata così. Nessun colpo di scena, che il diabolico dottore fosse il padre di Dylan era risaputo, e neppure una storia degna d’essere annoverata tra le migliori. Anzi, nel lettore più smaliziato qualche sbadiglio ha fatto capolino. Con Tiziano Sclavi ridotto all’auto-clausura, gli sceneggiatori di Dyd sembrano proprio non sapere che pesci pigliare. Storie che partono come citazioni di romanzi e film e dilagano quasi nel plagio, sofismi adolescenziali che fanno sorridere anziché pensare, finali tirati per i capelli per giustificare casi adatti più a Julia che al caro vecchio Dylan e sceneggiature con vistose falle scompaiono di fronte ad un’unica terribile constatazione: il signor Dog è insopportabile.
Non lo sopporto più. Trovo quell'essere così “giusto”, perfettino nel suo essere politicamente corretto decisamente irritante. Posso comprendere l’essere vegetariano, dopo aver visto morti viventi sgranocchiare allegramente esseri umani urlanti, l’ultima cosa di cui uno avrebbe voglia è una bistecca.
Però…
Se, per caso, qualcuno facesse da oltre venti anni l’indagatore dell’incubo e avesse visto le cose che ha visto il signor Dog, non pensate che almeno un cicchettino ogni tanto gli farebbe bene? Va bene, c’è il passato da alcoolista, ma almeno una sigaretta? Meglio di no, in questi tempi di caccia al tabagista, sarebbe di cattivo esempio all’imberbe giovane lettore. E allora come la mettiamo col sesso? Quante donne, tutte spettacolari, naturalmente, sono finite tra le sue braccia? Sinceramente ho perso il conto, ma una stima in difetto, perché non ho contato gli speciali e i “dylandogoni “ che non si discosta molto dalla “realtà”, dovrebbe essere intorno alle 240 fidanzate solo per la serie regolare. (Calcolo semplice ma approssimativo: 12 fidanzate l’anno, una al mese, per 20 anni) Questo sembra essere l’unico “vizio” del dongiovanni in camicia rossa (fuori dei pantaloni) e giacca nera, ma (figuriamoci se non c’era un ma) non dimentichiamo che Dylan è sempre innamorato di quelle che si porta a letto e perciò l’atto sessuale è legittimato! In vent’anni s’è innamorato quasi 250 volte!
Certo, non mancano le crisi di nervi, i momenti di pseudo-follia e la paura, ma il suo cervello rimane ancorato saldamente alla realtà. Dopo tutto quello che ha passato, una mente normale, non sovrumana come la sua, avrebbe bisogno di qualche seduta terapeutica. Sbaglio? Paradossalmente questa sua integrità, morale e psicologica, tipica dei fumetti bonelliani, lima tutte quelle sfumature che darebbero più fascino ad un personaggio che potrebbe crescere, maturare e diventare adulto uscendo da quella forzata adolescenza che lo imprigiona e lo appiattisce. Purtroppo questa crescita non è nella linea editoriale della Bonelli che preferisce navigare nelle acque sicure di un format ormai consolidato piuttosto che affrontare l’incognita di un cambiamento di rotta. I lettori più “anziani” ricorderanno sicuramente il linciaggio mediatico che il fumetto subì durante i primi anni di vita in cui osava essere visivamente molto crudo. Ma Dylan all’epoca vendeva moltissimo e poteva fregarsene dell’opinione pubblica. Ora che le vendite non sono più quelle di una volta, vale la pena correre il rischio? Però c’è chi afferma che la cattiva pubblicità è sempre meglio di nessuna pubblicità.
Apro una parentesi.
Spero che la stessa opera di “appiattimento” non colpisca anche Dampyr, l’altro fumetto horror di casa Bonelli, promettente fin dall’inizio, con il dualismo bene/male che tormenta il protagonista e che lo porta, insieme ai suoi compari a compiere azioni illegali e moralmente discutibili. Niente di trascendentale, ma meglio di niente.
Chiudo la parentesi.
Tutte queste parole per motivare il mio (triste) addio al caro Dylan. Non so se è perché io sono invecchiato e lui è sempre rimasto uguale, perché è così perfetto che mi dà sui nervi, ma sicuramente perché le sue storie stanno diventando terribilmente noiose.
Caro Dylan se ci deve essere un altro indagatore dell’incubo a farmi compagnia, preferisco che sia John Constantine. Fatalista, bastardo, ipocrita, bevitore e fumatore incallito e pronto a tutto pur di salvare la pelle. Dannatamente umano.