In Ascolto
Letti Nel 2009
Commenti
Archivio
Disclaimer
About
Collaboratori
Segnalato su
Letti Con Interesse
Adorati Umilmente
Rubriche
Feeds
Contatore visite
|
*loading* visitatori |
Credits
Domenica a tea
tro.
Come ogni spettacolo che si rispetti i posti sono assegnati al momento dell’acquisto del biglietto. Così si evitano inutili discussioni e si può arrivare anche all’ultimo minuto. Però…… chissà perché ci dev'essere sempre un però, capita che due befane che ritengono d’essere furbe di tutti si accomodino nei posti che non gli spettano. E si assiste ad un triste spettacolo nello spettacolo.
Maschera: Signore, scusate, ma questi non sono i vostri posti.
Befana1 (con espressione sorpresa): E dove sono i nostri posti?
Maschera: Sono quelli scritti sul biglietto.
Befana1: Dove?
Maschera: Qui.
Befana2: E dov’ è la fila R?
Maschera: Laggiù, più avanti.
Befana1 (scocciata): Ma là è troppo vicino al palco, qui si vede meglio.
Maschera: Ma questi non sono i vostri posti.
Befana2: E di chi sono?
Maschera: Non lo so, ma se qualcuno ha acquistato i biglietti relativi a queste due poltrone, il posto spetta a loro.
Befana1: Allora quando arrivano e se arrivano noi ci spostiamo. Adesso stiamo bene qui.
Maschera (tenta di dissimulare la sua avversione nei confronti delle due): Ma non è possibile, cosa vi costa spostarvi?
Befana2: Questi posti sono più belli.
Maschera (visibilmente sconfitta): Se arriveranno i legittimi proprietari di questi posti vi dovrete alzare.
Befana1: Va bene, va bene.
Trascorrono cinque minuti.
Ritorna la maschera seguita da una giovane coppia.
Maschera (quasi gongola): Signore, mi dispiace, ma come vi avevo detto queste due poltrone sono dei signori.
Befana1 (scocciatissima): Ma noi siamo arrivate prima.
Maschera: Non c’entra nulla, perché i posti sono assegnati in base al biglietto.
Befana2: E allora? Ci dobbiamo alzare?
Maschera: Sì
Befana2: E dove ci possiamo mettere?
Maschera (non ne può più): Vi dovete mettere ai vostri posti. Se per cortesia mi volete seguire.
Sbuffi e proteste da parte delle due megere che si alzano e seguono la maschera.
Befana1 rivolta alla Befana2: Non capisco, siamo arrivate prima e questi due ci prendono i posti che avevamo scelto. Non è così che si tratta la gente!
La maschera lancia un’occhiata tristissima all’indirizzo dei due giovani che le regalano un sorriso compassionevole.
Le due befane si allontanano e raggiungono i loro posti e mentre si siedono borbottano ancora.
La maschera che non ha mai abbandonato il sorriso e la cortesia augura loro un “buon divertimento” che sembra quasi sincero, poi se ne va emettendo un sospiro che suona come una maledizione.
Adesso capisco perché la chiamano Maschera……
A.E.Sgretoloni
Sono lieto di presentarvi un nuovo inquilino di Silverfish Imperetrix. Dopo Atanasio Eriberto Sgretoloni, il contestatore anarchico e il suo Utopian Blaster ecco un altro amico di vecchia data. Un antico compagno di bagordi adolescenziali e scorrerie musicali che non ama ricordare il passato perché dice che in quel periodo aveva smarrito la via. Ora dice d’averla ritrovata e la percorre con una missione da compiere: salvare il mondo dal male.
Come Goldrake.
E’ completamente andato a male, perciò qui si troverà bene.
Signore e signori ecco a voi Il Predicatore.
Salve a tutti.
Vorrei spendere poche parole per presentarmi. Il mio nome non ha importanza, va benissimo quello che mi ha dato il proprietario di questo Blog che è una persona tanto cara e non capisco come possa aver intrapreso la dorata strada della perdizione ascoltando questa musica demoniaca. Tollero con benevolenza le sue prese in giro nel nome di quell’amicizia che ci lega da tanto tempo, fin da quando anch’io ero uno schiavo del peccato soggiogato dal malefico fascino che questa musica diabolica instilla nei cuori delle anime deboli come la sua. Io ho avuto il coraggio e la fortuna di dire basta. Ho bruciato la mia collezione di dischi rock e i miei libri horror e quando l’ho fatto giuro di aver visto nel fumo che si alzava il volto del maligno. Da allora la mia vita è cambiata in meglio. La tristezza e l’ansia che permeavano le mie giornate sono bruciate con quei dischi blasfemi e quei libri empi. Ha abiurato i valori che essi mi avevano trasmesso come l’alcool, il fumo e il sesso. Ero arrivato a bere ben due Aperol al giorno a stomaco vuoto e limonavo (perdonate la crudezza di questo termine) indiscriminatamente anche con due ragazze diverse in un mese. Per mia fortuna quella vita è alle spalle.
Ora sono sereno.
Sono un membro attivo del MOGERICAP (MOvimento GEnitori per la RIlflessione Contro le Attitudini Pericolose), una libera associazione senza scopo di lucro che si prefigge lo studio e la dura critica verso tutto ciò che può essere dannoso per una sana crescita intellettuale e spirituale dei bambini e dei ragazzi.
Vedo in questo sito teschi, croci rovesciate, titoli di dischi e canzoni che fanno rabbrividire e perfino fotografie di persone che fumano. Le mie parole vogliono essere una piccola fiamma lucente in questo luogo in cui è calato il buio, perché nulla è come sembra, specialmente nel lascivo mondo del rock.
Voi pensate che Mtv sia l’acronimo di Music Television? Stolti! Il suo vero significato é Mephistofelic Television!
Ma anche i nostri piccoli bambini sono insidiati giorno per giorno dai messaggeri delle tenebre. Uno degli ultimi giocattoli che vanno di moda in questo periodo, quei mostriciattoli di gomma che si chiamano Gormiti. Sapevate che i Gormiti erano una tribù della Papuasia Sudorientale dedita al culto di Gonad, il dio della fertilità, al cui onore erano celebrate orge che culminavano con sacrifici umani? I più esperti di voi avranno notato che questo nome blasfemo è stato anagrammato in Dagon da un altro schiavo del male, Howard Phillips Lovecraft per utilizzarlo nei suoi sacrileghi racconti. Volete che i vostri figli giochino con questi simboli d’antichi culti pagani? Quale messaggio può percepire la loro mente immacolata da un giocattolo simile?
Il male si nasconde nei luoghi più impensabili, pronto a lambirvi con le sue unghie macchiate di sangue. Fate attenzione.
Vigilate!
Il Predicatore.
…MORKOBOT Sin dagli albori delle prime galassie la voce di MORKOBOT riecheggiava solenne oltre le atmosfere sature di gas dei pianeti in evoluzione. Dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza, Morkobot è tornato a farsi sentire anche sulla terra attraverso i suoi tre messaggeri LIN,LAN,LEN brutalmente sottomessi al suo volere. Sul nostro pianeta MORKOBOT si manifesta in musica, mediante deliri strumentali e sperimentazioni di onde sonore tra ciò che qui sulla terra viene chiamato noise, psichedelia, o forse più semplicemente musica, pervadendo le menti ottenebrate di LIN, LAN e LEN e conducendo le di costoro note in sadici deliri consequenziali.
Le parole della “biografia” dei Morkobot dicono tutto. Follia geniale o genialità folle? Perché Mostro è l’osmosi delle parole follia e genio, ma in che ordine non so. Forse importa? No, non importa perché qui non stiamo parlando di ordine, ma di caos. Il caos che striscia tra le stelle e che, quand’esse saranno nella giusta posizione, avvolgerà nelle sue spire l’intera umanità e la renderà sua schiava. Morkobot è il fratello malvagio di Galactus. Troppo semplice divorare il mondo intero, troppo poco doloroso per il genere umano. L’uomo deve soffrire. Deve subire tormenti inenarrabili finché la sua mente oltrepasserà la soglia dell’abisso. Sembra essere questa la volontà del supremo Morkobot e i suoi tre messaggeri terrestri Lin, Lan e Len ne sono diventati i suoi portavoce nolenti. Il blasfemo gorgoglio di questo essere ancestrale è fatto di distorsione lisergica, elettricità psichedelica, e rabbia metallica. Le urla agghiaccianti che sembrano provenire dai più profondi e cupi recessi dell’inferno, stringono la colonna vertebrale in una gelida morsa liberando brividi inconsulti che si propagano inarrestabili in tutto il corpo perché il loro messaggio e chiaro: non c’è scampo, non c’è salvezza, solo rassegnazione.
Se riuscirete a sopravvivere ai ventiquattro minuti di Poldon non dovrete gioire perché questa è solo una goccia nel mare di malvagità in cui galleggia il nero cuore di Morkobot. E ciò che più inquieta perché fa capire che ormai l’uomo è perduto, è che in questo sulfureo, ribollente caos distorto non ci si annoia.
Soltanto mille (s)fortunati potranno godere delle sofferenze sonore di Mostro. Sono state stampate cinquecento copie in vinile dieci pollici e altre cinquecento in cd. Tutte numerate e con il terribilmente stupendo artwork della Malleus stampato a mano.
La mia copia è la numero trecentocinquanta e malignamente sogghigno……
Il ventiduesimo numero di WriteUp è uscito. Tra gli altri, un pezzo del sempre più onirico VeraJ. 
Naturalmente se non avete niente di meglio da fare....
Il percorso artistico dei Tiamat ha un “nonsoché” di bizzarro. D’altronde con un leader carismatico e singolare come Johan Edlund, non potrebbe essere altrimenti. Partendo dal Death Metal passando per il rock, toccando il trip-hop con l’aggiunta di un pizzico di pop che non guasta mai, ma sempre tenendo fede ai più ortodossi canoni dell’oscurità il gruppo svedese ha sfornato una serie di lavori che passano dal geniale allo scontato in un battere di ciglia, ma non per questo meno intriganti. Edlund e la sua croce rovesciata perennemente appesa al collo da oltre quindici anni si nutre con le fantasie più cupe e morbose, ma a volte cade preda di un inaspettato buonismo ben più preoccupante. Necrophagious Shadows e Vote For Love sono lo specchio dei due volti di un animo perennemente in lotta tra male e bene, nero e bianco. O, forse, un animo semplicemente un po’ confuso.
|
Necrophagious Shadows
I - watched |
|
Vote For Love
We've been soaked in acid |
Ci sono gruppi musicali che nascono e muoiono mantenendo sempre lo stesso stile, dove ogni disco è nel bene e nel male sempre lo stesso a parte qualche leggera sfumatura. Questa caratteristica può essere anche un pregio, ma molte volte è un’arma a doppio taglio che fa apparire ogni lavoro come una minestra riscaldata anche se questa minestra è buona. Altri gruppi, invece, intraprendono un percorso evolutivo, anche correndo dei rischi, che porta oltre ad una varietà stilistica invidiabile ad una discografia originale che abbraccia molti generi e molti stili, senza però snaturare l’essenza stessa del gruppo. E’ il caso dei Julie’s Haircut che nascono come gruppo garage-rock, convergono poi ad un corposo pop-rock ed infine approdano a questo lavoro dal titolo After Dark, My Sweet che è un condensato di psichedelia e kraut-rock dal primo, spiazzante, acchito. Il gruppo di Sassuolo ha del coraggio. Sarebbe stato semplice continuare a presentare il solido pop che probabilmente gli avrebbe garantito un maggior successo, dal momento che il genere sta vivendo un buon periodo, invece no. Cambio di direzione ed anche brusco. Sì, perché non solo l’elettronica e la psichedelia entrano a pieno diritto nel mondo dei JH, ma anche l’improvvisazione e l’abbandono di quell’orecchiabilità che fa “vendere”. L’alto numero di pezzi strumentali, inoltre, è un ulteriore fattore spiazzante che forse ha deluso gli appassionati del gruppo emiliano e fatto storcere il naso a molti. Quando si parla di psichedelia si va inesorabilmente a rivangare le lunghe suite di stampo settantiano che fecero la fortuna dei Pink Floyd e a certo rock progressivo e pomposo di matrice Yes. Nulla di più lontano dalle canzoni di After Dark, My Sweet. Le composizioni non hanno una durata eccessiva (al massimo sette minuti) e non si perdono in jam rumoriste senza capo e coda, anzi un refrain melodico e a tratti accattivante le lega saldamente evitando l’insidiarsi della noia. Se cerchiamo le influenze, non dobbiamo andare troppo a ritroso nel tempo. Due su tutte: Spiritualized e Spacemen 3, quest’ultima palesemente dichiarata dalla presenza dall’ex uomo spaziale Sonic Boom, che contribuisce in Sister Pneumonia e Ingrid Thulin. In alcuni episodi il retaggio con il passato pop emerge ancora, come nel caso dell’iniziale Open Wound e del suo irresistibile clap hands. Il resto dell’opera, invece, si consuma in un viaggio spazial-psichedelico da intraprendere con coraggio perché non è sempre facile seguire certi sentieri soprattutto quando s’inerpicano fra le stelle.
Se volete un assaggio del Taglio Di Capelli di Julie, cliccate qui.
Il primo post del nuovo anno tocca a me. Che culo!
Di che cosa potrei parlare? Dell’ipocrisia mondiale nei confronti della pena di morte quando tocca personaggi “importanti”? Ogni anno vengono eseguite centinaia, forse migliaia, di condanne a morte nell’indifferenza quasi generale. Saddam è stato condannato per una strage da lui ordinata negli anni ottanta. Per il massacro di Sabra e Shatila chi è stato condannato? Per la strage di Falluja chi sarà condannato?
Basta, non mi va di parlarne.
E’ solo il secondo giorno dell’anno e già sono stanco. Non è colpa dei bagordi. Ero uno dei pochi che a mezzanotte dormivano beatamente (con un prologo durante il discorso del Presidente della Repubblica) alla faccia di quegli idioti che si facevano saltare le falangi con i botti e di quelli che pur di tirar mattina vagavano senza meta ubriachi fradici tra una sboccata e l’altra.
Colpa dello zampone (o del litrozzo di Barbera?) che su di me ha l’effetto di un sonnifero.
L’ultima canzone che ho ascoltato è She’s My Man degli Scissor Sisters.
L’ultima frase che ho detto nel vecchio anno è stata: vado a letto, maledetto zampone, ‘notte, auguri a tutti.
L’ultimo pensiero prima di collassare è stato una frase che ho sentito in Grey’s Anatomy.
Perché a volte ci facciamo del male?
Perché quando smetti provi una sensazione bellissima.
Il primo pensiero del nuovo anno è stato: sono sopravvissuto ad un altro zampone.
Il primo suono che è uscito dalla mia bocca, è stato: Mmmmah!
La prima canzone che ho ascoltato nel 2007 è stata Blitzkrieg Bop dei Ramones.
Questo sarà l’anno Mmmmah!
Anzi, sarà l’anno Gabba Gabba Hey Mmmmah!
Riferimenti