martedì, marzo 20, 2007, ore 13:14

Detto tra noi, ne ho le scatole piene di Pacs e Dico di Teocon, Neocon, Teodem, vescovi che fanno i politici e politici che fanno i vescovi. Lo stato laico in Italia è un’utopia e dobbiamo farcene una ragione una volta per tutte. Oppure esportare un po’ di democrazia in Vaticano. Forse Ratzinger nasconde qualche arma di distruzione di massa sotto il letto. Alzi la mano chi ha pensato che la causa della crisi del governo Prodi sia stata la missione in Afghanistan. Un pretesto sì, ma la causa…

 

Dopo averne sentito parlare dappertutto con toni estasiati, ho provato a bazzicare per un po’ su Second Life. Ho resistito un paio di giorni, poi mi sono stufato: preferisco la vita vera.

 

Una volta Ficarra e Picone mi erano simpatici. Dopo tre settimane di marchette televisive per promuovere il loro nuovo film solo a sentirne i nomi mi viene acidità di stomaco.

Anche Simone Cristicchi, uno dei pochi cantautori italici che gradisco, sta facendo aumentare la mia scorta di Malox.

 

Ho visto un film molto bello: Il Labirinto Del Fauno di Guillermo Del Toro. Incantevole, commovente e non banale. Di questi tempi non è poco.

Un altro film che mi ha piacevolmente sorpreso è stato il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi. Se siete appassionati del genere e abbastanza smaliziati sapete bene che, di solito, i rifacimenti dei vecchi capolavori horror, oltre a snaturare gli originali, sono dei filmetti insulsi adatti al popolo delle multisale che se li sorbisce tra una telefonata ed una manciata di pop corn e nulla più. In questo caso oltre ad aver mantenuto l’atmosfera malsana sono stati aggiunti un bel po’ di gore e splatter che n’aumentano la carica “disturbante”.

 

E per finire, si parla tanto di bullismo, di generazioni vuote, d’adolescenti senza valori eccetera eccetera. Mi ci butto anch’io perché ho a cuore l’argomento.

Un tempo, quando sentivo la frase è colpa dei genitori, andavo su tutte le furie. Pensavo che un genitore per quanto possa essere presente e seguire i propri figli debba sempre tener conto di quanto l’adolescenza sia una variabile impazzita. Si possono insegnare tutti i valori più sani, sinceri e profondi, essere autoritari il giusto, controllare e raccomandare, ma se tuo figlio è un’emerita testa di gomma o se è così debole da lasciarsi influenzare dagli amici teste di gomma più di lui, c’è ben poco da fare. Ultimamente il mio punto di vista è cambiato. Non è sempre colpa dei genitori, ma in molti casi sì. Per fortuna mia figlia è ancora lontana dall’età adolescenziale, e fino a poco tempo fa le due uniche compagnie erano, oltre a mamma e papà, i nonni e gli amichetti dei giardinetti. Poi ha incominciato a frequentare l’asilo e lei ha iniziato ad assorbire come una spugna le lezioni delle maestre e, soprattutto, dei suoi nuovi amici. E così sono arrivate le prime parolacce e i primi atteggiamenti di sfida. Cose tutto sommato già preventivate e non preoccupanti, quasi del tutto debellate dopo settimane di spiegazioni, parole, parole, parole e qualche castigo che ha colpito i suoi affetti ludici più cari: niente Winx per una settimana, sequestro dei dvd di Pingu e cose del genere. Un po’ di polso, anche se, sinceramente, mi dispiace tenere un comportamento a volte molto rigido, non fa mai male. Come genitori ci sembra giusto che l’autorità nostra e degli insegnanti non sia mai messa in discussione. E questo non significa che genitori e educatori non sbaglino mai, ma che esistono regole che devono essere rispettate. Si può anche non essere d’accordo e se ne può discutere. Ma il rispetto non deve mai mancare. Da ambedue le parti. Ma non tutti i genitori la pensano così. Con la scusa che “sono solo bambini o ragazzi”, tutto è lecito. Mi è già capitato di sentire un genitore cazziare pesantemente la maestra davanti a tutta la classe per di aver messo in castigo il figlio, di vedere bambini rompere di proposito giochi d’altri bimbi con i genitori che si limitano a guardare senza nemmeno rimproverarli, o altri piccoli fenomeni atteggiarsi a bulletti spintonando e negando l’accesso allo scivolo ai bimbi più piccoli con il papà ancora più fenomeno che sembra quasi vantarsi del figlio che non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno. Saranno anche “solo bambini”, ma quando saranno adulti se i genitori continueranno a permettergli di fare tutto ciò che vogliono cosa potranno mai combinare? Forse potranno pestare a sangue un professore perché gli ha imposto di spegnere il cellulare in classe e magari i genitori gli daranno pure una mano. Salvo, quando le situazioni degenereranno, pentirsi con una frase che è una dichiarazione di sconfitta totale: se lo avessi viziato di meno.

VeraJ

venerdì, marzo 16, 2007, ore 15:20

Partiamo dalla copertina ? Ma sì, dai ! Una delle rare copertine horror in ambito heavy metal che non risulti pacchiana o involontariamente ironica (una delle poche altre che mi torna in mente è quella di Some Enchanted Evening dei Blue Oyster Cult), che su vinile è una gioia per gli occhi, mentre il quadratino del cd non le rende per nulla giustizia.

Millenovecentoottantatré, sono gli anni della grande rivoluzione heavy metal: Iron Maiden, Judas Priest e Motorhead per citare i più famosi, hanno stravolto il mondo della musica dura aumentandone la pesantezza e soprattutto la velocità, portandola a livelli fino allora impensabili. Ma c’è chi trama nell’ombra e partorisce qualcosa di veramente inaudito per l’epoca. Gli oscuri cospiratori rispondono al nome di Venom e Mercyful Fate. I due gruppi sono sconvolgenti e non per la velocità, che nelle loro composizioni diventa quasi parossistica, ma per l’attitudine. Mai prima d’ora il satanismo era stato così esplicito. Siamo molto lontani da quello “finto” dei Black Sabbath o quello velato dei Black Widow, soprattutto per i Venom la cui morbosa violenza di suono e i testi palesemente blasfemi suscitano polemiche e forti preoccupazioni nell’opinione pubblica. Discorso leggermente diverso per quanto riguarda i danesi Mercyful Fate capitanati dal carismatico King Diamond. Pur essendo, quest’ultimo, satanista dichiarato, l’approccio del gruppo è più orrorifico che sacrilego, anche se ciò non gli risparmierà le solite accuse dei benpensanti. Con il tempo i Venom presero le distanze dal satanismo, dichiarando che all’epoca quello che contava era ribellarsi a tutto ciò che la società imponeva ai giovani, soprattutto in ambito religioso e perciò vomitare blasfemie contro il cristianesimo ed inneggiare a Satana era l’unico modo per far sentire la propria rabbia. E poi essere considerati il gruppo musicale più violento e cattivo del mondo aveva i suoi vantaggi: il successo.

La cattiva pubblicità è pur sempre pubblicità.

King Diamond, da parte sua, non ha mai abiurato la propria “fede” facendo notare che essa non traspare mai dai testi delle sue canzoni che sono nient’altro che storie horror.

Melissa, il primo disco dei Mercyful Fate non fa eccezione, anche se i testi hanno dei toni decisamente “forti” e Black Funeral ne è un chiaro esempio:

 

Bring the black box to the altar
Now raise your hands and do the sing
Oh hail Satan, Yes hail Satan
Lay down your swords, the evil star
It's a black funeral
She was a victim of my Coven
Open the black box to the altar
Her blood is still hot, so let it out
Oh hail Satan, Yes hail Satan
Now drink it, drink, forget that whore
It's a black funeral
She was a victim of my Coven

 

Parole che lasciano ben poco all’immaginazione, ma che possono essere lette da due prospettive contrapposte: rappresentazione di un credo o mero racconto orrorifico. Fate voi.

La musica di Melissa non è particolarmente veloce, ma è intarsiata da numerosi assoli frenetici mai fini a se stessi, è frustata da repentini cambi di tempo e smorzata da arpeggi melodici che paradossalmente non sono fuori luogo, ma accrescono il pathos ossianico dell’opera su cui si eleva la voce di King Diamond che si dimena tra il “cantato tradizionale” (se mi è permesso chiamarlo così) ed il caratteristico falsetto che a distanza di venticinque anni rimane il suo inconfondibile marchio di fabbrica. Si tratta di un Heavy Hetal canonico, carico di un oscuro fascino luciferino che molti, a mio parere erroneamente, considerano il progenitore del Black Metal. Le origini di questo filone vanno attribuite quasi interamente ai “cugini” Venom e non a caso l’etichetta Black Metal è stata prelevata direttamente dal titolo di un loro album. Melissa è un gran disco perché è ben suonato, perché ha segnato un’epoca e perché è diabolicamente malsano. E’ dotato di un fascino morboso che ad ogni ascolto si rinnova ed anche se sono trascorsi parecchi anni la polvere e le ragnatele non ne hanno intaccato il malefico incanto. A partire dalla copertina.

VeraJ
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venerdì, marzo 02, 2007, ore 17:00

Riparto da qui. Dai fratelli Reid e dal loro capolavoro.

Ci sono giorni in cui adoro questo disco, mi piace l’abbraccio tra la melodia vocale ed il rumoroso feedback delle chitarre. Mi piace l’atmosfera “gelatinosa” che permea la musica, come se le note cercassero di farsi spazio nel miele.

In altri giorni non lo sopporto. Odio quelle chitarre che sembrano uno sciame di zanzare impazzite che ti ronzano nel cervello e quella vocetta sussurrante che cerca di dirti qualcosa che non puoi capire, perché il rumore di sottofondo impedisce di concentrarti sulle parole.

Con questo non voglio negare la bellezza di un’opera che tutti quelli che si dichiarano appassionati di musica dovrebbero comprare a scatola chiusa, perché è il seme da cui è germogliato lo shoegazing, perché ha saputo fare tesoro della lezione impartita dal punk e l’ha rinnovata, perché ha fatto capire che rumore e melodia possono prendersi a schiaffi e coesistere eccetera, eccetera. Ma è anche un disco difficile, lunatico e umorale, storto e distorto. E’ anche vero che esistono dischi ben più ostici di questo eppure solo questo riesce a provocarmi brividi di piacere quasi fisico e fremiti di nervoso fastidio nell’arco di pochi minuti. Ogni volta che l’ascolto esco stremato, come se avessi nuotato nel fango per quaranta minuti senza fermarmi. Stanco ma soddisfatto: un po’ per esserne uscito, un po’ perché rotolarmi nella melma mi piace. E poi dicono che faccia bene alla pelle.

VeraJ
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