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Girovagando su Myspace si possono incontrare una miriade di gruppi musicali.
C’è da perdersi.
Ma, armati di santa pazienza ci si può imbattere in vere e proprie sorprese. Se poi consideriamo che, la maggior parte delle volte, è possibile scaricare anche qualche pezzo per farsi delle compilation gratis allora vale la pena perdere un po’ di tempo bighellonando qua e là.

Iniziamo con i Calabrese che non sono di ReggioCalabria ma di Phoenix e propongono un classico horror punk-rock di scuola Misfits. Un gruppo che farà la felicità degli amanti del genere. La pagina Myspace ed il sito ufficiale meritano un’occhiata anche solo per l’artwork, i magnifici banner e flani in perfetto stile EC Comics, i fumetti horror degli anni cinquanta.

Con i Nim Vind, canadesi di Vancouver, si bazzica sempre dalle stesse parti, anche se la vena horror è più velata e la melodia pop è più marcata, il tutto sempre dipinto a tinte cupe; una sorta di Him più punk.


Rientriamo in Italia, a Roma per la precisione e facciamo una visitina al BarnumFreakShow giusto per farci torturare (in senso buono) i timpani. L’ Heavy Metal che fa sesso con l’elettronica, filtri, loop e saturazioni varie fin dal primo ascolto può non far pensare a Trent Reznor ed i suoi Nine Inch Nails che sembra essere la principale fonte d’ispirazione del gruppo romano che, d’altronde, non ne fa mistero e lo indica come una delle principali influenze. Siamo lontani, però, da un effetto fotocopia e qualche buono spunto d’originalità fa capolino tra i pezzi. Un progetto molto interessante.


 

Fuggiamo a Turku in Finlandia per rilassarci sulle note dei The Orne, artefici di un oscuro e malinconico rock progressivo venato di folk. Il termine rock progressivo può spaventare perché la prima cosa che fa venire in mente sono quelle interminabili suite di lunghezza spropositata che sono sì affascinanti, ma anche stremanti. Non è il caso dei finlandesi, che non si perdono in inutili divagazioni sonore ma che impreziosiscono le composizioni con rimandi ai mostri sacri del genere, ad ogni modo mai troppo marcati, e decorano il tutto con un’atmosfera che gioca a stare in bilico tra sogno ed incubo.    
Una delizia per le orecchie.
"The Conjuration by the Fire" è il primo disco dei The Orne ed è stato pubblicato dalla mai troppo lodata etichetta genovese Black Widow.
Per gli amanti delle sonorità più dure segnalo che The Orne è un progetto nato da una costola dei (purtroppo) defunti Reverend Bizarre il cui doom-metal era veramente da brividi e lo consiglio caldamente.

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Postato da VeraJ alle 15:09 di mercoledì, aprile 25, 2007
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Categorie del post: musica Grazie per i vostri commenti |commenti (3)

Succedono cose strane sul web.  E’ successo che alcuni blog appartenenti alla piattaforma del quotidiano La Stampa sono stati oscurati per aver ravvisato alcuni dubbi sulla correttezza di un concorso indetto dal giornale torinese. Anziché confutare i bloggers incriminati la redazione de La Stampa ha pensato bene di censurarli, passando automaticamente dalla parte del torto e legittimando i dubbi sollevati dai blog. Questa censura risuona come un’ammissione di colpa. Per fortuna internet è grande e i bloggers censurati hanno trovato nuove case. La Stampa ha fatto una figuraccia ribadendo ancora una volta che il pensiero non allineato e il porsi ragionevoli dubbi è da sempre cosa scomoda e non gradita, specialmente quando si è dalla parte del torto.

Ecco una breve sintesi dei fatti, spudoratamente copiata da Le Donne Che Scrivono Sono Pericolose (Grazie Agnès!).  Per saperne di più cliccate sul banner a lato.

·        si ravvisano coincidenze strane stranissime al concorso bravo bravissimo de La Stampa (vincono i 6 posti disponibili per stage al giornale: 2 persone titolari della società "Grafando", società composta da 2 persone); 2 persone che portano cognomi di giornalisti professionisti piemontesi; 1 persona parente di un fotografo che gode delle pubbliche referenze di un noto giornalista piemontese)

  • delle risposte richieste, giunge soltanto quella di una vincitrice, che nega di aver vinto grazie alle conoscenze
  • si scoprono ulteriori stranezze quali la partecipazione al concorso da parte di personale afferente a La Stampa, sebbene questo fosse eslcuso dal regolamento
  • si scopre, a margine, che una blogger de La Stampa in realtà è una redattrice del medesimo giornale, e sul blog - tenuto in forma anonima - promuove prodotti de La Stampa
  • viene oscurato il blog di Marco Giacosa, reo di aver scritto quanto appena sintetizzato
  • vengono oscurati i blog di Agnès e Interlegere, poiché hanno riportato alcune di queste cose
  • dichiarazione del marketing manager de La Stampa che sostiene la serenità della giuria nell'esprimere valutazioni in merito ai vincitori
  • si scoprono altre stranezze, quali la partecipazione al concorso - sezione fotografia - di tale Alessandro Doto con una foto di tale Angelo Doto
  • si scopre che la foto che ha permesso ad Andrea Doto di vincere appare sul sito di Angelo Doto ed è datata 1988
  • dopo qualche ora, un restyling del sito www.angelodoto.it permette a chi vi accede di conoscere che la foto è ora di Andrea Doto ed è datata 1998
  • La Stampa, in tutto questo, tace!
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Postato da VeraJ alle 10:29 di martedì, aprile 24, 2007
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Categorie del post: the utopian blaster Grazie per i vostri commenti |commenti (2)

Questo articolo avrebbe dovuto apparire su un giornale della provincia di Cuneo a cui collaboro. Per motivi di spazio ciò non è potuto accadere, perciò lo posto qui. Si tratta di un pezzo inerente ad una strada, lunga e pericolosa sulla quale, ogni anno, perdono la vita troppe persone. Fatelo vostro, sostituite la SS 231 con una strada statale simile ad essa e vicina a dove vivete. Sicuramente ce ne sarà una anche dalle vostre parti. Buona Pasqua.

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Se non fosse per il gigantesco cantiere che si snoda come un serpente in mezzo alla campagna si potrebbe pensare che l’autostrada Asti-Cuneo sia una leggenda metropolitana; una di quelle storie curiose ed insolite raccontate dalla gente, che pur essendo assolutamente false acquistano credibilità grazie al passaparola.

Purtroppo l’Asti-Cuneo è storia vera ed il recente sequestro del tratto d’autostrada compreso fra Isola d'Asti e Motta di Costigliole, in fase d’ultimazione e pronto per essere inaugurato, a causa di un presunto reato di frode nelle pubbliche forniture è l’ultimo atto di una vicenda ormai diventata pantomima.

In mezzo alle tante promesse, progetti, cantieri iniziati e chissà quando terminati i molti pendolari continuano a barcamenarsi su di una statale, la 231, che sta scalando le statistiche relative alle strade principali che presentano livelli d’incidentalità elevati, sia in rapporto alla distanza sia in rapporto ai flussi.

Fare il pendolare è quasi un mestiere ed è molto noioso, se lo fai in automobile sulla 231 è anche pericoloso. Anch’io faccio parte di questa categoria. Da oltre dieci anni percorro due volte al giorno il tratto che da Bra conduce ad Alba e se c’è una cosa che ho imparato durante tutto questo tempo è stata quella d’imprecare mentre guido, una cosa che prima non facevo.

Al mattino ti metti in viaggio con ancora il sonno che rende le palpebre pesanti, di sera la stanchezza di una giornata lavorativa ti fa desiderare di arrivare a casa il prima possibile.

Hai poco meno di venti chilometri da percorrere, se non sei in ritardo riesci anche a rilassarti un po’; ormai l’abitudine ha memorizzato nel tuo cervello ogni curva, stop, rettilineo semaforo e rotatoria e il tuo corpo reagisce come un automa perché è allenato da anni di gesti sempre uguali ed ormai diventati un rito. Parti e ti metti subito in coda, perché a quell’ora la strada è un lungo corteo d’auto, camion e furgoni che rinchiudono altri volti assonnati o stanchi come il tuo, con gli occhi pesanti che si riflettono nello specchietto retrovisore. La radio fa da colonna sonora a quel mesto trasferimento e quando al radio giornale senti l’ennesima nefasta notizia sulla fantomatica autostrada non riesci a reprimere un sorriso rassegnato, perché ricordi che è da quando eri bambino che ne senti parlare e ti chiedi se riuscirai a vederla quella benedetta Asti-Cuneo prima di andare in pensione, sempre se ci andrai. Ti chiedi se, una volta completata, servirà davvero a far defluire la gran parte del traffico pesante, anche se hai dei seri dubbi in proposito dal momento che i capannoni continuano a spuntare come funghi.

Pensieri interrotti da un imprevisto: le auto davanti si sono messe ad andare a passo d’uomo perché a capo del corteo s’è intromesso un tir che in pratica non si muove. Rallenti e d’istinto gli occhi vanno allo specchietto retrovisore per vedere se chi ti segue si è accorto del rallentamento. E’ una pratica che col tempo ed un paio di tamponamenti diventa parte del tuo dna.   

Se l’auto sembra fermarsi torni a guardare davanti imprecando perché rischi di arrivare in ritardo al lavoro, se, invece, la frenata sembra arrivare troppo tardi ti tieni stretto al volante col cuore che ti pulsa in gola e aspetti la botta, che grazie alla fortunosa combinazione di riflessi, abs e condizioni dell’asfalto forse non ci sarà, altrimenti dopo il rumore del paraurti che si rompe, rimbomberanno solo le tue imprecazioni. Le parti possono anche invertirsi e sei tu a non accorgerti che le auto davanti sono ferme. Forse sei soprappensiero o stai cambiando stazione radio, forse sei così idiota da maneggiare il telefonino o semplicemente hai i riflessi appannati dalla stanchezza, oppure te n’accorgi e freni, ma la strada è viscida ed invece di fermarti sembra che la tua corsa aumenti. Anche in questo caso aspetti la botta sperando di non causare troppi danni. E imprechi.

Comunque vada, su quella strada, imprecherai sempre.

Imprechi contro i cantieri, che spuntano continuamente e all’improvviso; così là dove c’era un bel rettilineo ora c’è un semaforo che permette il transito alternato nell’unica corsia rimasta libera e per chissà quanti giorni ci sarà una coda che sembra non aver mai fine.

Imprechi contro le misteriose buche, a volte delle vere e proprie voragini, che compaiono dopo una pioggia battente, anche se il manto stradale è stato rifatto da poco. Un vero mistero degno di X-files che ti costringe a gimcane che mettono a dura prova il servosterzo.

Imprechi perché la disciplina e il rispetto del codice stradale da parte degli automobilisti sono fondamentali, ma è altrettanto fondamentale che gli utenti di una strada statale come questa, con un flusso di traffico elevato e costante devono essere messi in condizione di viaggiare in sicurezza.

Imprechi contro l’abitudine che è quella che ti frega, perché fa sembrare improbabile l’imprevisto che invece è sempre dietro l’angolo. Come quella volta che un camion ha perso il suo carico mal assicurato e hai visto le sbarre d’alluminio che trasportava volare per la carreggiata e sfiorare il tuo abitacolo o quando, all’uscita di una curva, ti sei trovato faccia a faccia con un fenomeno del volante che si esibiva in un sorpasso azzardato e per evitare un frontale sei quasi finito fuori strada rimettendoci, fortunatamente, solo uno specchietto.

Imprechi contro di te, quando diventi una fonte di pericolo. Quando sei in ritardo, corri e rischi nei sorpassi o quando ti distrai facendo calare la concentrazione.

Quanti incidenti hai già visto nella tua lunga carriera da pendolare? Così tanti che molte volte non ci fai troppo caso: tamponamenti ed auto finite fuori strada sono un corollario abituale per chi percorre l’Alba-Bra. Incidenti non gravi, su cui getti un’occhiata veloce per poi proseguire, non per indifferenza ma per l’abitudine, di nuovo lei. Ad alcune cose, però, non ti potrai mai abituare: all’ammasso di lamiere senza forma che fino a pochi istanti prima erano un’automobile, all’odore d’olio bruciato che ti serra le narici, alle barelle poggiate a terra con l’ambulanza che non ha fretta di ripartire perché ormai è troppo tardi.

Sono quelli gli unici momenti in cui non hai nemmeno più voglia d’imprecare e rimani in silenzio perché di parole su quella strada ne sono state spese fin troppe e tu sei stanco e hai solo voglia di tornare a casa.

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Postato da VeraJ alle 09:14 di giovedì, aprile 05, 2007
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