Una notizia che ha dell’incredibile e di cui non possiamo assolutamente fare a meno: al Festival Di Cannes, sulla Croisette, due attrici indossavano lo stesso vestito
Queste sì che sono notizie! Tanto ha vinto uno sfigato film Rumeno, che parla pure di aborti clandestini…… roba adatta per gli affezionati a Fuori Orario, sai che palle!
Adoro Studio Aperto! Mi piace il suo stile, un vero e proprio format che tutti gli altri tg dovrebbero prendere ad esempio per essere meno noiosi ed attirare, così, il pubblico ggggiovane.
In apertura sempre una bella notizia di cronaca nera, se sono coinvolti i bambini è ancora meglio. I fatti vanno non raccontati ma urlati e farciti con termini tipo: furia omicida, dilaniato, mostro, smembrato, carneficina, mattanza, sciagura e lamiere contorte e devono essere ripetuti per più volte nell’arco di pochi minuti. A seguire un servizio che raccoglie le testimonianze dei protagonisti se sono disponibili, altrimenti dei parenti o degli amici. Se anche questi non parlano può bastare il parere del lattaio, del postino o di uno che passava di lì per caso e neppure li conosceva; riuscirà comunque a dire che erano le persone più brave del mondo. Condire con una struggente musica di sottofondo e chiosare il servizio con una frase il più retorico possibile che commuova ed indigni allo stesso tempo. Una roba così: il piccolo Pinco pallino aveva solo nn anni e aveva tutta la vita davanti a sé, ma non vedrà più il domani perché la sua giovane vita é stata portata via da una vile, sciagurata mano assassina. Alzare il volume della musica struggente e sfumare.
Poi un servizio sul locale trendy con zoomate al limite dell’ecografia sull’inguine perizomato delle cubiste.
A ruota, un servizio sull’immancabile cucciolo di cane, gatto, orso o pantegana che è stato abbandonato e/o picchiato poi salvato ed ora cerca casa, sulla capra albina che ha adottato un furetto nano o sull’ennesimo cucciolo sfigato nato in cattività, che, oltre alla sfiga di essere richiuso in gabbia per farsi ammirare da migliaia d’imbecilli, ha pure quella d’essere cieco, o monco o orfano.
Subito dopo arriva la “gnocca” di turno che:
1) Dice basta ai calendari
2) Ha voglia di fare un calendario
3) Dichiara con sguardo perso nel nulla di non essere solo bella, ma anche “intelligiente”.
4) Vuole fare cinema
5) Adora Fellini
6) Ama i suoi cani
7) Vuole fare un figlio
8) Ha voglia di sposarsi
9) Ha voglia di separarsi
10) Ha voglia e basta.
Adoro Studio Aperto e non potrei mai rimanere senza.
Fino a qualche tempo fa lo consideravo un telegiornale mitico, poi è arrivato Lucignolo e non c’è stata più storia.
Volete scaricare due dischi mica male senza spendere una lira? I Solongcocksname e i The Crimea vi offrono gentilmente i loro ultimi dischi. I primi sono dei beceri e grandissimi autori di un rock and roll senza troppi fronzoli, sporco e laido quanto basta che non dovete assolutamente lasciarvi scappare, mentre i secondi bazzicano nei traquilli e malinconici territori del pop britannico. Ne riparleremo.
http://www.solongcocksname.com
http://www.myspace.com/solongcocksname
http://www.myspace.com/thecrimea
C’è chi ha rinnegato i Blonde Redhead dopo l’uscita di Misery Is A Butterfly perché troppo distante dalle spigolosità noise di Melody Of Certain Damaged Lemons. Misery era troppo pop e troppo pomposo, troppo levigato per chi agognava al rumore.
C’è chi si è avvicinato ai Blonde Redhead all’uscita di Misery e li ha subito amati perché quella miscela di romanticismo decadente e onirica malinconia riusciva a toccare alte vette d’espressività e le corde più nascoste del cuore.
C’è chi ha continuato ad amare i Blonde Redhead all’uscita di Misery nonostante la brusca virata verso territori sempre di non facile percorso, ma molto meno impervi dei dischi precedenti.
Personalmente ritengo che Misery sia stato l’apice della carriera del gruppo newyorkese e, sperando di essere smentito al più presto, non penso che in futuro i Blonde riusciranno a raggiungere nuovamente quei risultati; un disco perfetto, magico, un viaggio in malinconici sogni che rinnova emozioni profonde ad ogni ascolto.
23 non riavvicinerà chi avrà ripudiato i BR, ma accontenterà chi li ama e forse attirerà nuovi ascolti. La pomposità del suo predecessore è stata accantonata, anche se ne rimangono delle scintille come in Sw il pezzo migliore dell’album il cui break centrale rende omaggio al Sgt. Pepper dei Beatles nell’anno del suo quarantesimo compleanno. Il suono delle chitarre è stato levigato, a tratti relegato in secondo piano o ridotto ad un mesto sottofondo. La novità è la presenza dell’elettronica in canzoni come The Dress, Heroine, Top Ranking e My Impure Hair, qualche loop di batteria, qualche distorsione che non intaccano il suono del gruppo, ma lo trasformano senza snaturarlo. Rimane la malinconia e l’atmosfera decadente che sono dei veri e propri marchi di fabbrica a cui ben si confà il cantilenare (a tratti quasi un lamentarsi) di Kazu Makino. 23 non dice addio al rock tout court, ma sembra metterlo in un angolo per aprire le braccia al pop, un pop alla Blonde Redhead naturalmente, mai banale ma affascinante e coinvolgente. Musica per anime malinconiche come testimonia la canzone che dà il titolo all’album, un perfetto connubio tra il rumore del passato incarnato dal tappeto di chitarra che fa da sottofondo e la melodia voce e pianoforte del presente. Pur essendo un gradino sotto a Misery, 23 rimane un prodotto di pregevole fattura e i Blonde si riconfermano artigiani d’ottima qualità. Ma forse il sottoscritto non fa testo perché nutrendo una passione smodata per Kazu gli basta sentirla cantare e non capisce più niente.
Sfoglio spesso quei settimanali femminili che danno consigli su quali scarpe è meglio indossare questa primavera, quali cibi evitare per ridurre la fastidiosa pelle a buccia d’arancia in previsione delle vacanze al mare, quali libri scegliere tra quelli di Moccia e la Tamaro o se è meglio un film con Bova o con Scamarcio, perché mi piace leggere le lettere delle lettrici e dei lettori. Mi mettono di buon umore. Una lettera con scritto: “Gentile redazione, potreste darmi qualche consiglio su quali abiti indossare questa primavera per essere davvero trendy?” non possono non far ridere (amaro). Una di queste riviste contiene anche una rubrica di domande e risposte a carattere spirituale e religioso che è una vera finestra aperta sul modo di pensare di molti credenti. Dal tipo che si lamenta che non si parla abbastanza dell’inferno, che esiste e per questo va combattuto per ostacolare la presenza di Satana che impera nel mondo d’oggi, alle varie prese di posizione sui Dico. Una lettera in particolare mi ha colpito. Una lettrice chiedeva che cosa dovesse fare per riallacciare i rapporti con la sorella, poiché da molti anni le due non comunicavano più, non a causa di qualche litigio ma per una diversa visione delle cose. La lettera terminava con un quesito emblematico che suonava all’incirca così: “non è che forse la nostra mancanza di comunicazione sia dovuta al fatto che mia sorella è atea?”
Intelligentemente il sacerdote curatore della rubrica ha risposto che il (non) credo religioso non deve mai essere una barriera che impedisce la comunicazione e con un impegno comune le due sorelle avrebbero potuto benissimo superare qualunque difficoltà e ritrovare il rapporto perduto.
La mia risposta sarebbe stata meno salomonica: “Cara lettrice, perché le colpe vanno sempre ricercate negli altri che non sono come noi e non pensano come noi? Non è che forse dall’alto delle nostre convinzioni non riusciamo ad accettare la diversità altrui? Non è che, forse, l’ostacolo più grande nel vostro rapporto sia il suo pregiudizio nei confronti dell’ateismo di sua sorella?”
Non terrò mai una rubrica di corrispondenza con i lettori.