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Scaricato ed ascoltato or ora il nuovo singolo dei Coldplay Violet Hill che precede l’uscita del nuovo disco Viva La Vida Or Death And All His Friends.
Bene, che dire? Lo stile è quello di sempre. L’ orecchiabilità pop e lo spleen neo romantico che da sempre sono i tratti somatici di Chris Martin e soci rimangono immutati, anche se ad una prima analisi un po’ superficiale direi che i suoni di chitarra si fanno leggermente più duri e, a piccolissimi tratti, dissonanti. Un incedere marziale atipico nel loro stile lascia spazio ad interruzioni di pianoforte e voce che sembrano essere un “ritorno a casa”, quasi a non voler abbandonare del tutto i confortevoli territori che hanno fatto la loro fortuna. Non so se Violet Hill avrà l’impatto dei precedenti singoli, certo è che pur non snaturando il proprio essere i Coldplay stanno cercando, adagio adagio, di cambiare strada. Un singolo piacevole, ma al tempo stesso interlocutorio e che accende la curiosità verso il full lenght.
Violet Hill è in download gratuito su coldplay.com solo per questa settimana.
A distanza di quattro anni (!) mi sorprende sempre come questo vecchio post susciti ancora una vivace ed accesa discussione d’alto livello. Gli ultimi commenti, espressi in una forma concisa e ficcante, con un lessico ricercato ma non presuntuoso, esprimono un alto concetto che da più parti mi è già stato esposto e che quindi incomincio a ritenere valido: “Non capisco un c***o”
Latore di questa folgorante illuminazione è stato un anonimo che ha postato ben tre commenti nell’arco di un minuto che mi hanno aperto gli occhi e mostrato la luce.
L’Innominato (chiamiamolo così) alle 20:14 del 27 aprile, dopo aver letto il post dichiara in un italiano degno dell’Accademia Della Crusca: “te non capisci un c***o, dammi retta”. Non passa neppure un minuto che il Nostro aggiunge “Ho letto i commenti degli altri e non sei l’unico che non capisce un c***o!”. Meno male, penso io. Sono contento che la mia corrente di pensiero faccia proseliti. La ciliegina sulla torta arriva, però, alle 20:15. Probabilmente deve averci pensato su. Deve aver meditato e ponderato per un bel po’ (almeno un minuto) e poi, sfinito dallo sforzo immane, ha aggiunto una chiosa che profuma di Benedetto Croce: “No no… ma voi non capite proprio un c***o”. Bellissimo. Emozionante. Soprattutto le due negazioni iniziali che denotano nel Nostro una mesta rassegnazione d’innanzi all’altrui insulso intelletto.
Devo ringraziarlo, perché dall’altro della mia saccenza e supponenza avevo dimenticato che, alla fine, non capisco un c***o.
Per fortuna c’è stato l’anonimo che mi ha ricordato di scendere dal piedistallo. Grazie! A lui ed agli amici Amy Lee.
Domani, 24 Aprile a San Giovanni Rotondo avverrà la tanto attesa esposizione delle spoglie di Padre Pio. A prescindere da quanto sia macabro e di cattivo gusto un tale avvenimento (anche se in odore di santità, sempre di un cadavere si tratta) è inquietante che la copertura mediatica sia così massiccia. Numerosi sono i giornalisti e le troupe televisive, anche straniere, accreditati. Tanto da farmi temere che nei tg e speciali vari (già immagino un Vespa gongolante e sbavante con plastico del morto) ci sarà propinata la salma in tutte le salse, magari anche durante l’ora di cena. Spero che non sia così, ma per evitare che la pasta mi stia sullo stomaco e che mia figlia di cinque anni abbia incubi per tutto il fine settimana, nei prossimi giorni la televisione rimarrà spenta il più possibile.
Sono state oltre 750000 le prenotazioni di fedeli che intendono rendere omaggio al santo e le strutture ricettive sono esaurite almeno fino ad ottobre. Numeri da capogiro che rendono bene l’idea di quanto possa rendere in termini economici la mercificazione della santità. I Santi rendono bene e, poiché business is business, a San Giovanni Rotondo non si sono fatti scrupoli e per uscire da un periodo di calo dei pellegrini dopo il Giubileo. E così ne hanno studiata un’altra. Gli affari mascherati da devozione non lasciano riposare in pace nemmeno ciò che rimane del povero Padre Pio. Il santo sarà esposto in una teca antiproiettile (casomai qualcuno volesse attentare alla salma) e molto probabilmente, udite udite, indosserà una maschera di cera sul volto. Come in un film dell’orrore…
--Hai letto le recensioni di In The Future dei Black Mountain?
--Sembra essere un capolavoro.
--Bè già il primo disco non era male.
--Sì ma questo è un’altra storia, non sembra nemmeno lo stesso gruppo. Ho ascoltato il singolo su maispeis, una cavalcata tellurica di hard rock anni settanta. Come se i Black Sabbath stessero flirtando con i Led Zeppelin.
--Ma come c***o parli? Tu leggi troppi giornali musicali.
--Sarà, ma ascolta qui.
……
--Effettivamente non è male, ma il capolavoro dov’è?
--Bè questo è il singolo, bisogna ascoltare tutto il disco.
--E tu l’hai fatto?
--Non è ancora uscito.
Due settimane dopo.
--Ho comprato In The Future.
--Ah sì? Allora, com’è?
--Un bel disco.
--Tutto qui? Ma non era un capolavoro?
--Guarda, non so che cos’abbiano nelle orecchie i giornalisti. O forse sono io che non capisco un c***o di musica. Cioè, bello è bello, mi verrebbe da dire quasi bellissimo, ma da qui a farne un capolavoro ce ne passa.
--Te lo dicevo di non dare retta ai critici musicali…..
--…E di fidarmi solo delle mie orecchie…… sembri un disco rotto
--Sarò anche un disco rotto, ma ho ragione
--Se vuoi te l’impresto così poi mi dice che ne pensi.
--Ok
Un mese dopo.
--Ti ho riportato i Black Mountain.
--Piaciuto?
--Bè, a dire il vero i primi ascolti non mi hanno entusiasmato più di tanto. All’inizio preferivo il disco precedente, più psichedelico, orientato verso il pop. Questo mi sembrava un copia incolla di tutte le tamarrate anni settanta. Tamarrate in senso buono, naturalmente. Poi più passavano il tempo e gli ascolti e ‘sto In The Future mi ha rapito. Un po’ come il vino buono: un Barbera non ha bisogno fermentare per lungo tempo, un Barolo invece sì. Non so se mi spiego.
--Dici che va ascoltato molte volte per poterlo gustare appieno?
--Sì. E ti dirò anche un’altra cosa: questo disco sarebbe stato un capolavoro se fosse uscito trent’anni fa o forse più. Ora no.
--Tu sì che sei saggio……
--Smettila di prendermi per il culo.
Calgary, Canada. 
Karen Henuset sta rientrando a casa. Distrattamente getta lo sguardo verso il muro della sua abitazione. Si ferma. Non crede ai suoi occhi: davanti a lei ci sono due figure che la osservano. Karen, spaventata, chiama la baby sitter che è in casa con i bambini. La donna esce di corsa ed anche lei vede le due figure sul muro.
“Ho creduto d’essere diventata matta, così ho chiamato la baby sitter che era in casa”, ha dichiarato la donna alla stampa, “Anche lei li ha visti; si vedevano chiaramente gli occhi e quelle due piccole cose sulla loro testa.” La Henuset è categorica: quelli che compaiono sul muro della sua abitazione sono alieni. Il vicinato, però, non è dello stesso avviso. Secondo i vicini di casa della donna si tratta solamente del riflesso di qualche finestra proiettato sul muro, perché il fenomeno compare solo di pomeriggio tra le 16,30 e le 18 e quando c’è il sole. I bambini del quartiere, però, non hanno dubbi: sul muro di quella casa ci sono gli alieni.
Fonte: Nbc
Non so voi, ma io sono stanco. Stanco di sentire sempre le stesse parole e le stesse promesse. Quando si è in campagna elettorale tutti i candidati vogliono sempre e solo il bene del Paese, per poi dimenticarsi tutto una volta appoggiato l’onorevole sederino al cadreghino. Ma è mai possibile sentire, almeno una volta, qualcuno che abbia il coraggio di dire le cose come stanno? Che siamo nella merda fino al collo e che se non ci diamo una mossa i nostri figli non avranno un bel futuro? Che bisogna fare dei sacrifici e dobbiamo farli TUTTI se vogliamo uscire da questo pantano? Sarebbe bello. Sarebbe realista. Un atto coraggioso che porterebbe sicuramente alla trombata (elettorale) garantita. Meglio ascoltare le vacue promesse di chi vuole fare un sacco di cose con soldi che non ci sono, per garantirci un futuro roseo già da subito. Ne ho le scatole piene di laicità, pacs, dico, missioni internazionali, par condicio, televisioni. L’economia non gira e i salari sono fermi, mentre l’inflazione galoppa facendo crollare i consumi, la carenza di lavoro aumenta esponenzialmente accentuando la crisi del sistema pensionistico: questi sono i problemi che necessitano di una risoluzione a breve termine. Il resto, per ora, è meno importante. Eppure continuo a vedere piazze gremite da gente che sembra aggrapparsi all’aria fritta che esce dalle bocche dei candidati come se fossero novelli messia giunti a noi per condurci verso la terra promessa. E’ scoraggiante. Anche perché non credo che la nuova ondata antipolitica sia così imponente come sembra. Gente stanca di questi politicanti ce n’è, ma preferisce tapparsi il naso e votare il male minore. E’ questo, secondo me, il vero qualunquismo. E’ come dover scegliere tra un calcio nello stomaco o uno nei denti. Probabilmente uno sceglierebbe lo stomaco perché poi il dentista gli costerebbe una fortuna. Io invece non riesco a scegliere tra due mali. Perciò non voto. Forse sarò retorico (qualunquista, dirà qualcuno) ma quel minimo di dignità che mi rimane la uso per dire NO. Votare non è un dovere, ma un sacrosanto diritto che non va sprecato eleggendo persone che dopo anni di legislature non hanno mai fatto nulla per cambiare le cose. Non vedendo facce ed idee nuove all’orizzonte, eserciterò un altro diritto: quello di andare al mare.
Con buona pace di chi pensa che votare sia un dovere: il mio dovere è un altro e vi adempio ogni mese pagando le tasse. Ed io, le tasse, le pago.
Riferimenti