Dal 25 ottobre sarà nelle sale italiane “Control” di Anton Corbijn, con Sam Riley e Samantha Morton, il film sulla vita di Ian Curtis, leader dei Joy Division.
Era ora.
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Postato da VeraJ alle 14:29 di lunedì, settembre 29, 2008
Uno legge Black Angels e che cosa immagina? Come minimo che siano i figli putativi dei Black Sabbath. Dei novelli testimoni in nero (appunto) del riff di chitarra sepolcrale. Oppure che siano i nipoti dei Black Widow, esegeti del nero (di nuovo) esoterismo musicale. Che siano la discendenza degli Slayer, la progenie maledetta dei Venom, o gli ultimi affiliati alla drone-processione capeggiata dai Sunn O))). E che dire del titolo? Promette bene, senza alcuna ombra di dubbio.
Poi uno mette su il disco e rimane a bocca aperta. Perché nulla di quello che si era immaginato corrisponde a quello che le orecchie stanno accogliendo con non poco stupore. Altro che demoniaco flusso di maledetta coscienza sonora! Qui ci si trova davanti a degli hippies fuori tempo massimo che producono sì un flusso di coscienza ma che invece di andare verso il basso (leggasi inferno) tende a salire verso l'alto blu del cielo. Anche se quest'ultimo non deve essere inteso come Paradiso, ma come pura elevazione spirituale. Sempre che le due cose non coincidano.
E' vero, tutto questo si poteva intuire tranquillamente dalla copertina. Quel verde e rosso così psichedelicamente scintillante avrebbe dovuto scatenare almeno la scintilla da cui far scaturire il germe del sospetto. Però uno pensa sempre (e un po' ci spera) che l'abito non faccia il monaco. Così rimane fregato perché in questo caso l'abito, oltre a fare il monaco, lo veste a pennello e lo fa apparire un bel figurino. Qualcuno ha tirato in ballo i Black Mountain (una varietà di colori impressionante, i nomi di questi gruppi, non trovate?) per descrivere come e cosa suonano gli Angeli Neri. Ritengo che non bisogna scrivere certe cose dopo la terza pinta di birra. La Montagna Nera sta agli Angeli Neri come la Scimmie Dell'Artico stanno alle Colombe. Che c'azzecca? Direbbe qualcuno più famoso e fumoso di me. Quasi niente. Anche se sono mondi limitrofi, le rispettive connotazioni stilistiche li rendono diversi e a tratti molto distanti. Un paragone che, preso con le pinze, potrebbe anche rendere l'idea di chi abbiamo a che fare sarebbe quello dei Warlocks di cui parlai a suo tempo qui. Ma le pinze, a cui questo paragone rimarrebbe viscidamente appeso per forse poco tempo, non farebbero altro che evidenziare la comunione d'intenti esistente tra i due gruppi. Che è quella di assorbire l'ascoltatore e trascinarlo in un vortice monocorde di note che, trasfigurate da suono ad immagine, potrebbero ricordare la roteante danza ipnotica dei Dervisci. La reiterazione pedissequa d’accordi molto simili tra loro decorati da un canto piatto e sussurrato, diviene il tramite con cui l'ascoltatore può varcare la soglia che separa lo stato vigile dalla trance. E vagare, così, per gli spazi dilatati ed infiniti che si aprono all'orizzonte. La scuola di Aldous Huxley frequentata agli albori dai Doors continua ad avere nuovi ed intraprendenti studenti. Oltre lo scopo, tra i Warlocks e i Black Angels c'è ben poco in comune. Più cupi e acidi i primi, più sereni e “floreali” gli ultimi.
Ma siamo così sicuri che Directions To See A Ghost sia poi completamente scevro dalle qualità che nome del gruppo e titolo dell'album sembrano suggerire? Non è che sotto la (tenera) superficie di un disco velato ed etereo (almeno in apparenza), si nasconde un magma sulfureo che puzza di diabolico? Non rimane che continuare ad ascoltare il canto degli Angeli Neri. Forse un giorno ci eleveremo agli onori degli altari celesti oppure si aprirà una voragine che ci farà sprofondare nell'abisso.
Postato da VeraJ alle 12:28 di mercoledì, settembre 24, 2008
Non ho seguito le Olimpiadi. Avevo di meglio da fare che stare incollato alla tv. Dormire, ad esempio.
Un faccione però mi è rimasto impresso provocandomi acidità di stomaco ed una strana eruzione cutanea: quello di Valentina Vezzali. Grande campionessa, per carità. Sul campo di gara ha dimostrato d’essere una vera fuoriclasse e gliene va dato merito. Purtroppo, proprio la consapevolezza di questi meriti la rende insopportabile una volta scesa dalla pedana. Al di là delle dichiarazioni fresche di vittoria e figlie di un rilascio massiccio di adrenalina, tutto ciò che ha seguito la sua grande impresa olimpica ha reso questa campionessa un po’meno campionessa (concedetemi la ripetizione).
Primo atto.
Parte in quarta la Valentina, pretendendo che i sostanziosi premi elargiti dal Coni siano detassati. “Non siamo calciatori” dice lei riferendosi alla differenza di guadagno tra le due categorie d’atleti. Ha ragione, ma il mondo non è solo fatto di calciatori, c’è tanta gente che si rompe la schiena (molto di più di un atleta) e porta a casa uno stipendio non da fame, ma quasi. E paga le tasse, magari imprecando in silenzio contro aliquote esagerate, ma le paga. Perché tu e tutti gli altri, non dovreste pagarle? Ma questo è un discorso vecchio e forse caduto in prescrizione che, però, non ha reso molto simpatica la Valentina. Soprattutto a chi si rompe il sedere per mille euro al mese.
Secondo atto.
Nelle innumerevoli interviste (ogni volta che accendevo la tv vedevo il suo faccino gongolante o quello di suo marito, del figlio, dei nipoti o della badante rumena) la cantilena era sempre la stessa: sono una stella e brillo alta nel firmamento degli dei olimpionici. Va bene hai vinto tre medaglie d’oro alle Olimpiadi e sei una grande campionessa, ma non ricordarcelo ogni dieci minuti. Sa tanto di “lei non sa chi sono io”.
Terzo atto.
Festival del Cinema di Venezia. Direte voi: che c’entra la Vezzali con il cinema? Assolutamente niente (almeno per ora e spero per sempre). Ma lei era presente a rappresentare uno sponsor (detassiamo anche questi introiti?) con tanto di passerella e un atteggiamento da “last diva in town” neanche fosse Nicole Kidman. Con tutto il rispetto, cara Valentina, sei caruccia ma per arrivare anche solo a lambire lo strascico di un abito della divina Nicole dovresti fare un abbonamento pluriennale alla Troy/McNamara.
Quarto e speriamo ultimo atto.
Porta a Porta. Ospite: Silvio Berlusconi. Durante la trasmissione il diabolico Vespa introduce la nostra campionessa preferita che consegna al premier un fioretto con inciso “A Silvio Berlusconi con sincera stima”. E la cosa andrebbe da sé se non fosse che il sempre più mefistofelico conduttore non provasse ad organizzare un improvvisato scambio di fioretto tra i due. Berlusconi si tira indietro, mentre la nostra eroina, in evidente overdose causata dall’alto tasso di feromoni che scorrazzano liberi nello studio, esclama: “Da lei mi farei toccare” giocando sul termine che nel fioretto indica un colpo messo a segno. Che signora…. E qui succede quello che non ti aspetti. Il colpo di scena che M. Night Shyamalan sogna da quando era bambino. Il Cavaliere, con il suo classico mezzo sorriso risponde pacato: “Non mi permetterei neanche con un fiore”. Gioco, partita, incontro.
Nel “dopogara” infiamma la polemica sulla opportunistica “bassezza” di quella triste battuta. Triste per la Valentina e per tutte quelle donne che si battono contro un mondo troppo sessista e maschilista. Per fortuna intervengono gli scienziati del Coni e sistemano tutto: “Un oro olimpico può dire tutto”.
Ma solo gli ori olimpici possono parlare liberamente? E io che credevo che in democrazia questo diritto fosse di tutti. O mi sbagliavo o non forse non siamo in una democrazia.
Mentre attendo esternazioni della Valentina nazionale sull’Alitalia, la crisi Mediorientale, il ritorno della Guerra Fredda e la profonda crisi economica degli Stati Uniti, vi faccio una domanda: in un probabile e futuro nuovo governo Berlusconi, chi avrà una poltroncina bella comoda o magari un bel Ministero dello Sport?
Postato da VeraJ alle 09:02 di venerdì, settembre 19, 2008
Ho deciso, per i pochi che ancora non conoscono Silverfish Imperetrix e che continuano a vivere la propria grigia esistenza all’oscuro della luce che si può trovare a quest’indirizzo, d’iscrivermi ad un aggregatore di Blog: Bloghissimo .
Ebbene sì: sto facendo una spudorata marchetta. Ma è cosa buona e giusta, anche perché i tipi puntano sulla qualità e non sulla quantità. Ed il fatto che il contenuto dell’umile Silverfish Imperetrix sia considerato di qualità non può che farmi piacere. Perciò lode e gloria a Bloghissimo. E segnalate anche il vostro blog; oltre a guadagnare in visibilità, grazie ai numerosi canali tematici, non perderete ore a cercare qualcosa di decente. 
Postato da VeraJ alle 13:45 di martedì, settembre 16, 2008
Ve la ricordate Sabrina Salerno? Quella “cantante” pop che aveva due “occhi” grandi grandi e che tanto furoreggiò negli anni ottanta con canzoni di successo come Boys (Summertime Love) da arrivare nella top 3 della classifica inglese? Ebbene, in quest’epoca di riesumazione di artisti dati ormai per reperti archeologici, il suo ritorno non stupisce più di tanto. Il nuovo disco s’intitola Erase Rewind e sarà disponibile solo sulla pagina Myspace dell’”artista”. Come si evince dal titolo, tra canzoni inedite e vecchi successi, il disco conterrà anche la cover dell’omonima canzone dei Cardigans. A supporto di quest’opera che non potrà mancare nelle discografie di ogni essere senziente ci sarà anche un tour che partirà dalla Francia.
Era inevitabile, d’altronde se sono tornati i Led Zeppelin…
Postato da VeraJ alle 14:31 di lunedì, settembre 01, 2008