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Non ho mai amato molto i vampiri. Ad essere sinceri, non ho mai trovato un motivo plausibile a questa mia idiosincrasia e probabilmente tutto è dovuto al fatto che il vampiro è sempre stato una figura un po’ inflazionata. Specialmente oggi che la pietosa saga di Twilight sembra essere stata assunta come culto dalle pletore adolescenziali, il mondo delle parole e delle immagini è tornato a popolarsi massivamente di queste pallide creature notturne.

Sembra che il vampiro sia considerato come l’archetipo dell’immaginario dell'orrore, anche grazie alle immortali interpretazioni cinematografiche di Bela Lugosi e Christopher Lee o, in tempi più recenti, grazie al Dracula di Francis Ford Coppola. Probabilmente il ruolo è meritato ma come tutti i modelli di uno stile, letterario e/o cinematografico, sovente rischia la sovraesposizione. Nella figura dai canini aguzzi questo rischio è aumentato di recente poiché oltre alla letteratura, al cinema e alla musica, il modello “vampiresco” è entrato a far parte di uno stile di vita e di una cultura dark gotica ormai uscita dall’underground e che lambisce i confini del mainstream. Senza perdersi in voli pindarici basta dire che il vampiro ciclicamente e forse inesorabilmente anche grazie al suo sguardo magnetico e seducente, attira e affascina il pubblico e fa “cassa”.  E quindi lo troviamo dappertutto. Anche di giorno.

Sarà per questo motivo che non amo i vampiri o forse è solo questione di gusti.

Tutte queste parole per spiegare che il mio approccio al romanzo di Lindqvist non è stato dei migliori.

Lo scetticismo che prevaleva sull’interesse, però ha ceduto il posto alla curiosità e così, pur se titubante, ho iniziato la lettura di Lasciami Entrare. Alla fine meno male che il gatto ha ceduto alla curiosità perché è rimasto soddisfatto anche senza dover morire (di noia) per poi resuscitare.

Oskar ha dodici anni e vive con la madre a Blackeberg, un quartiere degradato della periferia di Stoccolma. La vita di un adolescente non è semplice, se poi i tuoi genitori sono separati e i soliti bulletti della scuola ti danno il tormento allora la tua vita diventa quasi un inferno. Per questo, Oskar è un ragazzo solitario, introverso e taciturno che trova “consolazione” in un album in cui mette articoli di cronaca nera che ritaglia minuziosamente dai giornali. Ed è proprio nel suo quartiere che accade qualcosa di terribile: viene ritrovato il cadavere di un ragazzo completamente dissanguato. E’ il primo di una serie di efferati omicidi che sconvolge la tranquilla vita di Blackeberg. L’ipotesi di una serie di omicidi rituali accresce una paura che striscia e s’insinua in tutti gli abitanti tranne che in Oskar, che vede nelle gesta dell’assassino la chiave di volta per vendicarsi dei suoi aguzzini. Anche la sua solitudine subisce un duro colpo perché improvvisamente compare Eli, una strana ragazzina che esce soltanto di notte, pallida, emaciata e con uno strano odore. Oskar la fa entrare nella sua vita che forse cambierà per sempre.

La forza di Lasciami Entrare non sta tanto nella trama che ricalca abbastanza fedelmente i canoni delle storie dell’orrore o nella prosa asciutta, priva d’inutili barocchismi, che mira e colpisce l’obiettivo senza girarci intorno, quanto nella chiave di lettura del romanzo stesso. Una chiave che apre diverse porte e va ricercata non nella storia o nei personaggi, ma su chi manipola come un burattinaio questi ultimi: la solitudine. Il romanzo di Lindqvist è un romanzo d’isolamento, di abbandono ed emarginazione. Sono questi i veri protagonisti, il motore che fa muovere persone ed eventi. La solitudine accompagna i personaggi del romanzo e li guida nelle proprie azioni fino a quando scoprono che esiste sempre un’alternativa che si può trovare nell’amore e nell’amicizia. Basta capirlo prima che sia troppo tardi. Perché è proprio l’amore che annulla tutte le barriere e pregiudizi e fa guardare alla vita e alle persone con occhi nuovi, con i quali ciò che prima sembrava sbagliato non diventa legittimo ma almeno necessario. 

Molto di più, quindi, di una semplice storia dell’orrore. In questo romanzo la figura del vampiro sembra essere un’iperbole posta a evidenziare drammaticamente la solitudine di chi la società considera “diverso”. Una solitudine che è sorella di quella dell’emarginato, del malato, del criminale, della madre separata o semplicemente di chi ha smesso di cercare l’amore perché ormai troppo stanco.

Il “Lasciami Entrare” del titolo non è solo la richiesta del vampiro di poter entrare nelle abitazioni delle vittime (i vampiri non possono entrare nelle case se non espressamente invitati), per nutrirsi o anche solo per trovare qualcuno con cui parlare, ma è la supplica di chi sta cercando di entrare nella vita della persona che ama, ma trova sempre la porta chiusa.

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Postato da VeraJ alle 11:46 di venerdì, febbraio 27, 2009
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Bra è una sonnolenta cittadina nel cuore della provincia di Cuneo. Una di quelle città dove sembra che accada mai nulla. Almeno fino al tramonto. E’ allora che, se passeggiate tranquillamente per le vie del centro storico, potreste incontrare lo sguardo magnetico di Bela Lugosi e se vi spingete fuori città, presso le rive dell’apparentemente sonnolento Tanaro potreste incrociare le fauci del Mostro Della Laguna Nera.

Qualcuno, durante una notte insonne, ha sentito provenire dalle colline, che non hanno occhi ma sembrano gemellate con quelle di Dunwich, dei cupi boati. E qualcun altro giura e spergiura che quei boati sono i passi di Godzilla.

Va bene, il vino qui da noi è buono, ma non mi sono fatto un litro di Barbera prima di incominciare a scrivere.

Sto parlando di “Oniricomacabrofreak”, un interessante e particolare progetto che trasferisce in una piccola città piemontese i protagonisti dei vecchi film horror (e non solo) e li miscela con il retaggio culturale della provincia di Cuneo. La peculiarità di questa brillante idea è quella di costruire artigianalmente i propri video seguendo la filosofia “muppets”, ovvero cercando di mettere in relazione tra loro i sogni, i pupazzi ed  il contesto che li circonda.

Il Deux ex machina è Sebastiano Cerrino a cui Silverfish Imperetrix ha rivolto qualche domanda.

 

La prima domanda è d’obbligo: quand’è nata la passione per i video?

Sono stato folgorato dalle fotografie di Diane Arbus, dai vecchi film della prima metà del secolo scorso, dagli anni settanta in generale, dai super eroi, dalle opere etnico/macabre messicane e da tutta la musica da Beethoven ai Massive Attack e da qualsiasi film fantasy che facesse viaggiare la mia mente in mondi immaginari.
Nel giugno 2006 ho allestito una mostra fotografica nella chiesa di San Rocco, dal titolo:
“Onirico Macabro Freak viaggiare con la mente” nella quale esponevo le mie creazioni.

Terminata la mostra stavo cercando di fare una sequenza musicata delle foto ed ho notato che montare immagini e video era una cosa che mi piaceva. Così ho iniziato ad allenarmi con piccole sequenze aiutato da mio figlio Paolo e dai nostri pupazzi.

Guardando i tuoi video deduco che dietro ci sia la passione per un determinato tipo di cinema: i vecchi horror in bianco e nero con Bela Lugosi, Boris Karloff e Lon Chaney….
Sì questi films sono una delle mie passioni. Adoro le atmosfere e la suspance che creano, adoro la classe ed il romanticismo che trasmettono attori come Bela Lugosi e mi entusiasmano i semplici ma efficaci effetti scenici (apparizioni/sparizioni, nebbia, trasformazioni). Sembrerà strano ma questi sono gli unici tipi di film horror che riesco a vedere e che mi piacciono. Per me è essenziale che insieme al fattore macabro ci sia sempre quello romantico e, soprattutto, quello ironico.



La musica svolge un ruolo importante nei tuoi corti. Sembra che tu ti diverta ad utilizzarla anche per spiazzare lo spettatore. Vendendo “un film di mostri” uno si aspetta una musica lugubre ed invece parte uno ska che a mio avviso aggiunge, oltre ad un tocco d’originalità, una vena umoristica che è un vero e proprio valore aggiunto.
La musica per me è essenziale, perché insieme al montaggio mi aiuta a dare il mio taglio al filmato, e cioè un taglio uno e trino: onirico ovvero una visione fantastica e da un punto di vista più distaccato della vita,  macabro che è il lato oscuro e misterioso del mio progetto (ma sempre con una vena d’ironia) e freak la terza essenza che è forse la più importante e basilare per delineare la mia figura artistica fuori dagli schemi, alternativa e scevra dei canoni dettati dall’umanità, una visione libera ed anarchica della vita.

Tuo figlio Paolo è una presenza importante. Presumo si diverta parecchio.
Paolo è un compagno di viaggio geniale ed ideale. Molte creazioni Omf provengono da sue intuizioni che abbiamo sviluppato insieme. Con i bambini è essenziale, anche se a volte complicato, cercare sempre di rimanere (quando si fanno foto o filmati) in una sfera di gioco, senza cadere nella routine o nel “lavoro”.



Come ti è venuto in mente di utilizzare le Action Figures con l'uso particolare della prospettiva?
Iniziando con le foto ho cercato di dare un taglio personale alle creazioni in modo che vedendole non si potesse che dire: “ Ma questa è una foto di Oniricomacabrofreak!”
Mi entusiasma ricreare dei contesti “reali” con i miei pupazzi, come per esempio Bela Lugosi al Palazzo Traversa, Superman dal Comune di Bra, Homer e Bart Simpson per le strade di Bra o il Mostro della Laguna Nera nel Castello di Verduno. Oltre alla mia arte amo anche le mie radici e mi piace mischiare le due cose.

Immagino che tu ne abbia una bella collezione.
Di collezioni per l’esattezza ce ne sono due. Una mia ed una di Paolo, in eterna competizione tra loro.

I tuoi film e registi preferiti?
I sopraccitati film horror prima metà ‘900, Charlie Chaplin (sia come attore che come regista) e tutto quello che ha prodotto nella sua vita Tim Burton che per me è l’Imperatore dei registi visionari. Infine i  Muppets ed i loro creatori.

Che attrezzatura usi?
Una semplice HandyCam con un buon tre piedi e Adobe Premier per montare. Il tutto con lo spirito di un bambino ed il cervello di un sognatore.



Qual è il video della OMF che preferisci, che ti ha dato maggior soddisfazione? E quello in cui ti sei divertito di più?
Oddone in assoluto è il corto che amo e che mi rappresenta di più anche se in fondo amo tutte le mie creature. O’ Saracino in Bra invece è quello che sta battendo ogni record di visioni (quasi tremila in sei mesi) ed è stato anche quello più divertente da girare, grazie alla spontaneità di Paolo e di suo cugino Cesar, alla disponibilità di Nico il macellaio ed alla pazzoide ilarità del mitico Tangor Tan.

Come nasce un corto della OMF? Qual’ è la scintilla che fa scaturire l’idea?
Una mia creazione tipo, foto o video che sia, nasce sempre da un pensiero assurdo che passa per la mente osservando il mondo che ci circonda. Questo pensiero invece d’essere soffocato, come avviene nella maggior parte delle persone, viene prima di tutto preso in considerazione e poi se è il caso sviluppato.

Progetti futuri?
Sto terminando di montare un giro turistico di New York effettuato nelle vacanze di Natale da un nostro inviato speciale: Godzilla.
E poi mi piacerebbe fare in modo che le mie opere e la mia potenzialità artistica fossero conosciute ed apprezzate dal “mondo intero”.

 

Qui potete ammirare i corti della Oniricomacabrofreak in tutto il loro artigianale splendore.

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Postato da VeraJ alle 16:21 di martedì, febbraio 24, 2009
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