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Ascolto Preventivo
Stanco della solita musica, lobotomizzato da nuovi hype o presunti tali, che dopo qualche mese (sovente settimane), scoppiano come una bolla di sapone, dirigo la mia attenzione sui Tinariwen, poiché il 29 giugno scorso è stato pubblicato il nuovo Imidiwan: Companions. Come il bacio del principe azzurro di turno, sveglio metaforicamente la mia Biancaneve, che da settimane aveva preso il sopravvento, e corro al pc per eliminare le tossine della noia e ascoltare il gruppo che maggiormente mi ha emozionato negli ultimi anni. Se qualcuno fra voi accetta la sfida, potrei scommettere che questo sarà uno dei dischi fondamentali del 2009. Il perché è semplice: nessun gruppo in scena di questi tempi ha saputo mischiare in maniera così naturale folk, rock e blues. Il precedente Aman Iman possedeva un paio di hit (Cler Achel e Matadjem Yinmixan) capaci di prendere a sassate qualsiasi rock band nostrana. Suoni luridi, terricci, ossessivi, ma all’occorrenza anche sussurrati. Un album compatto e non un pastiche afro costruito a tavolino per futili motivi commerciali, ma dodici solide tracce che trasudano amore per le proprie origini. I Tinariwen hanno sostituito i fucili utilizzati dalla ribellione dei tuareg con le chitarre mantenendo però alta la mira. Con questo nuovo disco (che non ho ancora ascoltato con attenzione, limitandomi alle prime invitanti tracce) il gruppo malese non cerca la riconferma (compito lasciato ad Aman Iman), ma si limita a giocare sullo stesso terreno dei precedenti. Nei brani che ho avuto modo di ascoltare, ho notato niente di più ma niente di meno della solita capacità, già riscontrata in precedenza, di metterci l’anima. E i Tinariwen riescono, in questo modo, a farci vedere il deserto anche da qui, dalle colline delle Langhe. Qualcuno la chiama magia.
Simone

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