Se una mattina vi svegliaste, usciste di casa e la gente incominciasse a fermarvi e a chiedervi l’autografo che cosa pensereste? Che probabilmente assomigliate a qualche personaggio famoso. E se vi accorgeste, invece, che non è così, ma che siete diventati famosi da un giorno all’altro e senza conoscerne il motivo? Questo è quello che capita a Georges Frangin, il protagonista del romanzo dello scrittore francese Serge Joncour. Single impenitente e disoccupato cronico si ritrova da un giorno all’altro, lui che da una vita si dedicava esclusivamente a non farsi notare, ad essere una celebrità. Senza aver fatto nulla. Comincia così la surreale avventura di Serge che si trova a far fronte alle difficoltà di condurre la sua vita in modo normale ora che è diventata di dominio pubblico. La ricerca del motivo del suo presunto successo lo condurrà a scoprire d’essere l’ennesima Star costruita a tavolino da un sistema che ha sempre bisogno di nuove stelle da dare in pasto ad un pubblico onnivoro, che beve qualsiasi cosa la televisione gli propini; anche un essere umano qualunque, che non è dotato di particolare talento e che ha sempre vissuto una vita anonima. Durante la lettura di questo piacevolissimo romanzo è impossibile non affezionarsi al patetico Serge, perdente nato, disincantato e per questo dotato di un senso dell’umorismo fatalista. Il merito dell’autore è quello di riuscire a non esagerare evitando di ridurre il protagonista ad una macchietta offuscata dalla descrizione dei fatti. Non c’è traccia del mondo patinato dello star system, non è un’orgia di sesso, droga e denaro perché il più grande scompiglio che si crea nel povero protagonista è interiore. Da sempre abituato ed essere solo, si trova all’improvviso a condividere nolente la propria vita con milioni di persone, diventa oggetto d’attenzioni e premure che un uomo qualunque mai avrà e dovrà fare cose che non vuole fare ma che bisogna fare per mantenere il suo status di celebrità. La vita non sarà più sua, ma di tutti. Almeno finché qualcuno deciderà altrimenti.
Sogni di sesso e di Stage diving è un girotondo di personaggi problematici, depressi e nevrotici che si muove intorno alla figura di Elfish, una metallara cinica, disincantata, bugiarda e inaffidabile che per ottenere ciò che vuole non si fa scrupolo di usare chi le sta intorno in modo così spudorato da essere più rivoltante del fatto che non si lavi da mesi. Il suo unico scopo nella vita è poter chiamare il suo gruppo metal col nome di Queen Mab (la fata dei sogni di Giulietta e Romeo), nome che però appartiene al gruppo del suo ex ragazzo Mo. Per riuscirci dovrà imparare entro due settimane e recitare in pubblico l’intero monologo della fata Shakesperiana. Pena la negazione da parte di Mo di utilizzare il nome del gruppo e fare qualsiasi cosa lui gli chiederà.
Tra sudiciume, vomito, sbronze colossali, sesso e stage diving (l’arte di salire sul palco durante i concerti metal e tuffarsi sulla folla) Elfish manipolerà le fragilità psicologiche di chi la circonda per cercare di raggiungere il suo obiettivo.
I personaggi che popolano il romanzo di Martin Millar sono dei perdenti. La consapevolezza dei sogni infranti li fa chiudere in casa a mangiare e vomitare in un eccesso bulimico parossistico, l’amore perduto li porta a programmare improbabili videogiochi deprimenti e che nessuno vorrà mai pubblicare. Sconfitti dalla vita a soli vent’anni non sanno, perché non vogliono, rialzarsi. L’unica a dare una scrollata energica alla propria vita, anche se per un motivo banale, è proprio Elfish e questa scossa coinvolgerà e sconvolgerà anche la vita dei suoi “amici”. Anche se con metodi esecrabili è l’unica che alza la testa e reagisce, mentre gli altri continuano a crogiolarsi nei propri ruoli d’eterni sconfitti.
Il romanzo di Millar è una lettura piacevole dalla prosa scorrevole e a tratti divertente. Ideale da leggere comodamente seduti su una panchina sotto il tiepido sole primaverile, provando a cercare quali delle nostre paure, comportamenti e pensieri si riflettono nei personaggi dell’autore britannico.
Non ho ancora capito se Julian Cope sia un pazzo scatenato o se stia prendendo in giro il mondo intero. Probabilmente si tratta di entrambe le cose con l’aggiunta di quel pizzico di sostanze stupefacenti che insaporisce il tutto. Comunque sia il buon Julian rimane sempre un personaggio affascinante e sincero e la lettura della sua autobiografia non fa altro che avvalorare questa tesi. Lontano anni luce dal patinato mondo delle rock star multimilionarie la vita del nostro ha conosciuto momenti di gloria con i Teardrop Explodes mentre la sua carriera solista si è districata tra dischi belli e meno belli, tra alti e bassi che sono lo specchio del carattere e l’attitudine incostante dell’uomo Cope. Ed è proprio l’uomo, non l’artista, ad emergere da questa autobiografia. Un uomo con le proprie debolezze, invidie, errori, ma anche le idee e le certezze e una dignità (soprattutto artistica) di fondo che lo rendono, paradossalmente al proprio carattere, un uomo coerente. Gli anni del punk e della new wave, di cui i Teardrop furono tra gli esponenti di rilievo, rivivono in queste righe colme di aneddoti sui gruppi inglesi dell’epoca senza essere inquinati da malinconici sentimentalismi. E’ il ritratto lucido e disincantato d’un tempo andato anche se è un ritratto logicamente “di parte” e forse il bello è proprio questo. Dove lo trovate un altro artista che parla senza troppi giri di parole della sua eterna gelosia nei confronti di un altro artista (Ian McCulloch Degli Echo & The Bunnymen), che pensa solo di essere uno sfigato e un insicuro e dove ammette di aver copiato a destra e a manca per comporre le proprie canzoni?
Lunga vita allo sciamano del Rock!
Julian Cope -- Head On/Repossessed -- Lain Books (pp. 704 - € 18.50)
(per un approfondimento vi rimando alla mia recensione del suo ultimo disco, cliccate qui)
Un uomo che non si sa chi sia. Non si sa quando e dove sia nato. Un uomo che esiste da sempre. Un uomo che vive e non può morire. Nei suoi occhi s’intrecciano memorie di secoli lontani e nella sua mente giace la storia dell’ intera umanità. Nessuno sa quale sia il suo scopo, forse nemmeno lui. E ‘ un attore che recita un ruolo fondamentale, anche se nascosto, nelle umane vicissitudini. Un angelo (o un demone) capace di cambiare il corso della storia, come se stesse correggendo gli errori di un disegno imperscrutabile o se lo stesse semplicemente portando a termine. Il suo sguardo freddo nasconde la nostalgia di epoche morte e la rassegnazione ad una condizione che neppure lui comprende in pieno. Marionetta tre le marionette in un emozionante gioco grafico di chiaroscuri; gioia per gli occhi e cibo per la mente.
A. Breccia e H. Oesterheld
MORT CINDER - IL VAGABONDO DEL TEMPO
I Classici Del Fumetto Di Repubblica - Serie Oro