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Avendo poco tempo da dedicare al mio hobby preferito, ho deciso di continuare ad essere parte del circuito postando di mese in mese tre dischi tre, scelti come un buon cane da tartufi nel marasma di Internet. Solo ascoltando in rete qualche brano e fidandomi del mio sesto senso che, anche in un passato recente, mi ha aiutato a trovare nel sottosuolo perle di varia natura. Questo mese, portafogli permettendo, l’acquisto se lo giocano questi tre titoli. Attendo con ansia dei commenti a queste mie scelte.

-         




Zen Circus
: Andate Tutti A Fanculo. Ascoltati un paio di brani. Folgorazione immediata, It’s Paradise e Canzone Di Natale sono amore a prima vista.






 

-         


The Leisure Society
: The Sleeper. Chi mi conosce lo sa. La terra d’Albione è la mia patria musicale naturale. Loro sono un perfetto milk shake di british sound. Come dei The Coral più maturi, valorizzano una scrittura cristallina con orchestrazioni da favola. Perfetti per rilassarsi sul divano dopo una giornata di lavoro.








 

-   


Vic Chesnutt: At the Cut.
Dubito che il mio cantautore preferito possa sbagliare un colpo.
Questo è il giusto prosieguo di North Star Desert sempre con The Silver Mt. Zion a fare da backing band. L’autunno è mai giunto così puntuale: le foglie ingialliscono e seccano ma continuano a rimanere attaccate a quel vecchio albero quale è Vic.

                                                                                                                                                                                                                                           Simone

  
  

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Postato da VeraJ alle 16:46 di lunedì, ottobre 19, 2009
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Corsi e ricorsi storici: ritorna lo shoegaze. La reunion dei My Bloody Valentine non ha placato la vostra sete? Conoscete a memoria ogni singola nota dei Jesus And Mary Chain? Bene, i londinesi The Big Pink sono qui per ricordarvi di guardare sempre e solo le vostre scarpe. A Brief History Of Love è saldamente inchiodato a quell’epoca romantica e distorta, non potrà non piacervi. Per tutti gli altri è l’occasione di entrare a far parte di questo mondo senza procurarsi dei mal di testa spettacolari. Per quelli, rimangono buoni i capostipiti.

http://www.myspace.com/musicfromthebigpink



 

 
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Postato da VeraJ alle 16:05 di martedì, ottobre 06, 2009
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Tra le “chicche” di questo nuovo appuntamento, imperdibile per i malati del download selvaggio, segnalo I Can Be A Frog, il primo estratto dal prossimo album dei Flaming Lips, il nuovo singolo dei Vampire Weekend (Horchata) e un Julian Casablancas alfiere della “fighetteria indie radical chic” in overdose di anni ottanta. Per chi ama le emozioni (molto) forti Lovecraft’s Death dei Septicflesh eleargirà adeguate soddisfazioni.

A Grave With No Name: "Open Water"

Acrylics: "All of the Fire"

Bear in Heaven: "Lovesick Teenagers"

Bibio: "Kaini Industries (Boards of Canada cover)"

Brilliant Colors: "Absolutely Anything"

Byrds of Paradise: "Rosebud"

Byrds of Paradise: "Rowena"

Dum Dum Girls: "Over the Phone"

Eternal Tapestry: "Cosmic Dream"

Flaming Lips: "I Can Be a Frog"

Florence and the Machine: "You've Got the Love (The xx Remix)"

Fool's Gold: "Surprise Hotel"

Girls: "Lustforlife"

Julian Casablancas: "11th Dimension"

Junk Culture: "West Coast"

Karl Blau: "This Blackest Purse" (WHY? cover)

Kurt Vile: "Hunchback"

Kurt Vile: "Overnite Religion"

Lake: "Don't Give Up"

Matias Aguayo: "Rollerskate (Radio Edit)"

Miles Benjamin Anthony Robinson: "The Sound"

Mocky [ft. GZA]: "Birds of a Feather Remix"

Molina & Johnson: "Twenty Circles to the Ground"

Mum: "Sing Along To Songs You Don't Know"

Pearl Harbor: "Luv Goon"

Phoenix: Love Like a Sunset (Animal Collective Remix - Deakin's Jam)

Priors: "What You Need (Extended Mix)"

Punish Yourself: "Zmeya"

Pure Ecstasy: "Easy"

Pure Ecstasy: "You're in It Now"

Real Estate: "Beach Comber"

Salem: "Frost"

School of Seven Bells: "Iamundernodisguise" (Alternate Version)

Septicflesh: "Lovecraft's death”

Simian Mobile Disco [ft. Beth Ditto]: "Cruel Intentions (Joker Remix)"

Skitliv: "Densetsu"

Sleep Whale: "Cotton Curls"

Small Black: "Bad Lover"

Small Black: "Despicable Dogs (Washed Out Remix)"

Small Black: "Despicable Dogs"

Spiral: "Stairs_true_love"

The Fresh & Onlys: "Dude's Got a Tender Heart"

The Fresh & Onlys: "Invisible Forces"

The Golden Filter: "Thunderbird"

The Legends: "Always The Same"

The Longcut: "Repeated (Toro Y Moi Remix)"

The Middle East: "The Darkest Side"

The Walkmen: "Four Provinces" (Live)

The Walkmen: "On the Water" (Live)

The_Legends: "Seconds_Away"

Vampire Weekend: "Horchata"

Viernes: "Swimmer's Ear"

White Rainbow: "Tuesday Rollers and Strollers" (Excerpt)

Why: "This Blackest_Purse"

Woods: "Rain On" (Live)

Woods: "To Clean" (Live)

Woodsmen: "Sunglass"

Yo_La_Tengo: "Here_To_Fall"

Zeep: "Ghost Town" (The Specials cover)

 


Infine una compilation: Haunted By Ghosts. Tutti i gruppi che nel 2009 hanno lavorato per la Ghost PR in una botta sola.

Per scaricare la compilation clicca qui (.zip, 112.44 MB)  Front/Back cover: download

Se invece volete scaricare I singoli brani ecco i link:

1. Hot GossipEverybody Else
2. 65Daysofstatic
Retreat! Retreat!
3. The Ties And The Lies
August Is For City Lovers
4. Reigns
Everything Beyond These Walls Has Been Razed
5. Jeniferever
Green Meadow Island
6. Dente
Vieni A Vivere
7. Barzin
Nobody Told Me
8. Black Eyed Dog
Salinas
9. En Roco
Sudano Gli Occhi
10. The Lonely Rat
Late Lovers’ Lane
11. Canadians
A Dive Into Tears
12.
Lorenzo Bertocchini & The Apple PiratesEverybody
13. RoninMeandro

 

Courtesy of Pitchfork, Season Of Mist, Matador Records, Ghost PR

 

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Postato da VeraJ alle 10:26 di martedì, ottobre 06, 2009
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Sarà destinato ad essere uno degli album migliori dell’anno? Secondo noi sì, anche solo per la copertina! Giunti al secondo disco i Baroness, dopo l’ottimo esordio del Red Album pubblicheranno il prossimo 13 ottobre Blue Record che, fin dall’anterprima, promette emozioni forti. A patto di saper prevaricare barriere e pregiudizi.



BaronessQuantcast

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Postato da VeraJ alle 11:40 di venerdì, ottobre 02, 2009
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Toh! Chi si rivede: il caro e vecchio stoner rock! Da Mestre ecco l’esordio dei Maya Mountains. Hash And Pornography è una colata lavica che scaturisce da un amplesso tra i Kyuss e gli Hawkwind  su cui una voce a tratti inquietantemente simile a quella di Ozzy ci ricorda che tutto è incominciato lì: dai Black Sabbath o quasi.

Un piacevole macigno.

http://www.myspace.com/mayamountains

 

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Postato da VeraJ alle 11:40 di mercoledì, settembre 30, 2009
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Categorie del post: musica, volti nuovi Grazie per i vostri commenti |commenti




Stiamo parlando di tizio che ha vissuto per dieci anni come un eremita nell’Est dell’Alabama. Solo con le sue canzoni. Dopo il timido e riservato debutto discografico nel 2007 Stars Fell On quest’anno è uscito New Moon Hand scritto in collaborazione con artisti del calibro dei Lambchop e Silver Jews. Willem Maker canta il suo amore per i grandi spazi e le proprie radici e lo fa con una poetica elettrica e malinconica che ricorda molto Neil Young. Un disco di country-blues rurale, ma che nasconde al suo interno una straniante vena gotico-esoterica, come ben si evince dall’affascinante copertina.


www.myspace.com/makerworks

 

 

 

 

 

 

 

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Postato da VeraJ alle 11:05 di mercoledì, settembre 30, 2009
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Mentre Vasco rifà (o sarebbe meglio dire disfà) i Radiohead. Beck, da qualche parte lontano, molto lontano, troppo lontano da certa mediocrità italica, rifà I Velvet Underground

Come dicevano quei tizi che amavano il silenzio: le parole sono davvero superflue.....


Record Club: Velvet Underground & Nico "Venus In Furs" from Beck Hansen on Vimeo.


Record Club: Velvet Underground & Nico 'Waiting for My Man' from Beck Hansen on Vimeo.


Record Club: Velvet Underground & Nico "Femme Fatale" from Beck Hansen on Vimeo.

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Postato da VeraJ alle 11:51 di martedì, settembre 29, 2009
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Terzo appuntamento con la rubrica dedicata al download gratuito e legale delle canzonette che circolano in rete. Tra gli altri vi segnalo gli XX che sembra, dicono che, forse, chissà, saranno la nuova grande cosa. I Wild Beasts che, sempre secondo qualcuno, sono bravi bravi. Ed infine l’ennesimo ….featuring Mark Lanegan, ovvero i Soulsavers, un indie-gospel (!)  che al sottoscritto non provoca alcuna reazione oltre ad un fastidioso prurito, ma chissà forse qualcuno gradirà.

Godetevi il malloppone da indigestione indie, pop, rock, folk, tricche tracche castagnole e sollazzatevi.

 

Anti-Pop Consortium: "Volcano (Four Tet Remix)"

Au Revoir Simone: "Another Likely Story (Neon Indian Remix)"

Bag Raiders: "Shooting Stars (Kris Menace Remix)"

Banjo or Freakout: "Breathe Out"

Bitter Tears (Slay_the_Heart_of_the_Earth

Blitzen Trapper: "Black River Killer"

Blondes: "Spanish Fly"

Busy Signals: "Cool Baby (Poirier Remix)"

Califone: "Funeral Singers"

CFCF: "Monolith"

Circulatory System: "Round Again"

Dash Jacket: "Atoner"

Dash Jacket: "Coastal Sang"

Dirty Ghosts: "Battle Slang"

Divisible: "Everybody"

El Jefe and the Executive Look: "Blair"

Emily Neveu: "I Wonder If the Children Know"

Eternal Summers: "Fall Straight Back"

Eternal Summers: "Lightswitch"

FaltyDL: "Bravery"

Felix: "Death to Everyone But Us"

Fontän: "Neanderthaler"

Fool's Gold: "Nadine (Memory Tapes Version)"

Gang Gang Dance: "BeBey (DJ /rupture and Matt Shadetek Remix)"

Grum: "Heartbeats (Memory Tapes Version)"

HEALTH: "We Are Water"

Holiday Shores: "Edge of Our Lives"

Karl Blau: "Dark Sedan"

Kurt Vile: "Hunchback"

Kurt Vile: "Overnite Religion"

Little Dragon: "Feather"

Lovvers: "Society Jam"

Medication: "Didn't Wanna Know"

Memory Tapes: "Magic Sequence"

Memory Tapes: "Plain Material"

Mountain Man: "Animal Tracks"

Mr. Marcellus [ft. ST 2 Lettaz]: "Think It Over"

Native Fauna: "The Dungeness of Mirrors"

 

No Age: "You're a Target"

Ola Podrida: "Your Father's Basement"

Om: "Cremation Ghat II"

Princeton: "Calypso Gold"

Pure Ecstasy: "You're in It Now"

Restless People: "Days of Our Lives (Light In Mix)"

Risil: "There Has to Be"

Slaraffenland: "Open Your Eyes"

Soulsavers: "Sunrise"

Surfer Blood: "Swim (To Reach the End)"

Tape Deck Mountain: "Ghost Colony"

The Babies: "Meet Me in the City"

The Clean: "Tensile"

The Drums: "I Felt Stupid"

The Dutchess and the Duke: "Hands"

The Smith Westerns: "Imagine, Pt. 3"

The Ties and The Lies: "August Is For City Lovers"

The Very Best [ft. M.I.A.]: "Rain Dance"

The XX: "Basic Space"
The XX: "Islands"

The XX: "Do You Mind" (Kyla cover)

Thee Fair Ohs: "Summer Lake"

Themselves and WHY?: "Canada"

Times New Viking: "Move to California"

Times New Viking: "No Time, No Hope"

Toro y Moi: "Talamak"

Universal Studios Florida [ft. Alaskas]: "Frozen Bayou"

Universal Studios Florida: "Sun Glyphed Comanche Kissed"

Vowels: "On Up!"

Washed Out: "Belong"

Washed Out: "Feel It All Around"

Washed Out: "Feel It All Around"

Washed Out: "Luck"

Washed Out: "You'll See It"

Wild Beasts: "All the King's Men"

YACHT: "See Mystery Lights"

 

Heavy Metal Maniacs: Bang your head and say Yeah! Ovvero un trittico di canzoni per sbattere la testa contro gli spigoli…

The Sign Of The Southern Cross: "Dead Skies"

Ghost Brigade: "My Heart is a Tomb"

HDK: "Request”

 …..e un album di caro vecchio trash metal.

Il disco in questione è degli Agony, s’intitola The Devil's Breath ed è uscito lo scorso luglio.

Lo trovate qui, ma per scaricarlo dovete prima registrarvi. E che sarà mai!

 

Courtesy of Pitchfork, Season of Mist, Cinismo Records

 

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Postato da VeraJ alle 12:22 di venerdì, settembre 11, 2009
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Ascolto in anteprima di alcuni brani di Humbug degli Arctic Monkeys

Quale definizione dare, nel 2009, al nome della band di Sheffield in un ipotetico dizionario musicale? Semplice: gruppo che, al terzo album, scarica le tossine accumulate dai consensi unanimi ottenuti in ogni angolo della terra e regala Humbug come antidoto a un cliché che li avrebbe resi una specie di treno ad alta velocità sui binari dell’ovvio.

Le scimmie artiche sono intelligenti e al primo momento buono si scaraventano fuori dall’hype che rischiava di soffocarle. Humbug sa di virata, di ricerca di spazi, dove poter calibrare nuove trame sonore e di “grazie a coloro che ci hanno apprezzato fin dagli esordi, ma è tempo di cambiare”. Già dal singolo, presente ormai da qualche tempo in rete (Crying Lightningp), si capisce che l’ago della bussola non punta più nella solita direzione. A darne conferma viene in aiuto My Propeller, la prima traccia di un disco che sicuramente sarà tra i migliori del 2009. Scovando in rete altre chicche, non si può rimanere algidi ascoltando Secret Door o Cornerstone. Ma per dare un giudizio completo, attendo l’acquisto del disco facendomi solleticare dall’idea che molti estimatori della prima ora si troveranno spiazzati. Forse questo cambio di direzione alla maggior parte farà riporre il dischetto nel cassetto (concedetemi la rima), riprendendosi i vecchi cavalli di battaglia; per chi invece, come noi, è abituato a gustare la musica a 360 gradi, non sarà difficile leggere come un naturale nuovo tassello di un percorso che, speriamo, possa di volta in volta regalarci nuove sensazioni.

Ultima annotazione: produce Josh Homme (Queens Of The Stone Age). Firma assoluta di affidabilità, di spruzzate psichedeliche condite da riff ipnotici. Suoni che impattano in terreni aridi con ritmiche serrate. Ottima scelta, senza alcun dubbio.

                                                                                                                    Simone

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Postato da VeraJ alle 11:43 di giovedì, agosto 27, 2009
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Secondo appuntamento per i maniaci del download. Abbiamo fatto le cose in grande proponendovi ben 55 (cinquantacinque) pezzi che vanno dal pop all’avanguardia, passando per il rock indipendente e l’heavy metal (anche estremo). Musica per (quasi) tutti i gusti, con quattro “chicche”: il primo estratto dal prossimo album degli Amari, un inedito dei sempre più confusi e misteriosi Radiohead, un assaggio rumoroso dei Lightning Bolt e la cover di Poker Face (l’ultimo singolo di Lady Gaga) fatta dagli Orba Squadra.

E siccome per sapere dove andiamo dobbiamo sapere da dove arriviamo, ecco un paio di pezzi  storici (per noi) dei Pentagram e dei Christian Death.

A seguire, di tutto, di più. Come la Rai.

Ricordiamo che tutti gli mp3 sono scaricabili gratuitamente e legalmente perché sono messi a disposizione dalle case discografiche o dai gruppi.

Per scaricare ogni singolo file, basta cliccare sul nome. Buon ascolto.

 

In Anteprima:

Amari: “Dovresti Dormire”

Radiohead: “These Are My Twisted Words

Lightning Bolt: “Colossus

Orba Squadra: “Poker Face (Lady Gaga cover)

 

Un po’ di storia:

Pentagram: “The Diver

Christian Death: “Sleepwalk

 

L’Alternativo è tuo papà:

Three Trapped Tigers: "1"

The Gentleman Losers: "Laureline"

The Mean Jeans: "Steve Don't Party No More"

The Drums: "Let's Go Surfing"

Volcano Choir: "Island, IS"

Denim Owl: "Knitted Soup"

Wavves: "Cool Jumper"

Jesu: “Opiate Sun”

Best Coast: "Something in the Way"

Christmas Island: "Bed Island"

Dead Man's Bones: "My Body's a Zombie for You"

Gatekeeper: "Slow Walk"

Julian Lynch: "Rancher"

Nude Beach: "Nude Beach"

Vomit Heat: "Everything Is in Its Wrong Place"

Easyboy: "Chest Swimmers"

Truman Peyote: "New Wife, New Life"

Box Elders: "Hole In My Head"

Kindness: "Gabriel"

Spectrals: "Don't Mind"

Cheatahs: "Some Powers"

Pink Priest: "Field of Orgasms"

Digital Leather: "Photo Lie"

Flight: "Johnny's Mixed Up"

Flight: "Flowers"

The Very Best: "Yalira"

The Very Best: "Warm Heart of Africa"

Signer: "Languidly Toot"

Sic Alps: "L Mansion"

Air Waves: "Keys"

Cold_Cave: "Life_Magazine"

Cold_Cave:_ "Laurels_Of_Erotomania"

Ancestors: "The Ambrose Law"

Night Horse: "Choose Your Side"

 

Il Regno Del Metallo:

The Accüsed: “The Splatterbeast”

The Arrs: “Le ciel des uns est l'enfer des autres”
Ava Inferi: “Colours of the Dark”
Gnostic: “Sleeping Ground”
Destroyer 666: “Stand Defiant”
Drudkh: “Distant Cries of Cranes”

1969 Was Fine: “Bloodstone”

Esoteric: “Caucus of Mind”

Naer Mataron: “Death cast a Shadow over you”

Hdk: “Request”

Cynic: “Integral Birth”

Klone: “Promises”

Trepalium: “Daddy's Happy”

Cantata Sangui: “We'll have it on us”

 

Per molti ma non per tutti:

Jarboe & Mahakali: "Mahakali, of Terrifying Countenance"

 

Courtesy of Pitchfork, Season Of Mist, Matador, Orba Squadra, Riotmaker

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Postato da VeraJ alle 11:27 di lunedì, agosto 24, 2009
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Per la serie: Classifiche che lasciano il tempo che trovano Time Magazine ha pensato bene di stilarne una riguardante i dieci musicisti che hanno fatto la storia della chitarra elettrica. Il che non significa necessariamente i più bravi a suonare e i tecnicamente più dotati, ma i personaggi che in un modo o nell’altro hanno fatto entrare la loro sei corde nella leggenda. Anche perché all’undicesimo posto c’è Johnny Ramone,  non proprio un virtuoso……

Questa è la classifica (il dibattito è aperto).

01. Jimi Hendrix
02. Slash
03. B.B. King
04. Keith Richards
05. Eric Clapton
06. Jimmy Page
07.
Chuck Berry
08. Les Paul
09. Yngwie Malmsteen
10. Prince

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Postato da VeraJ alle 15:14 di venerdì, agosto 21, 2009
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Non è il titolo di un horror a la Sergio Leone, ma sono tre dei personaggi più caratteristici del “fabuloso” mondo del rock che, ultimamente, si sono dati alla pubblicità.

Lo spot di Iggy Pop è abbastanza incolore ma Ozzy Osbourne che riesce a trovare il cesso di casa solo grazie al navigatore satellitare è geniale. A voler essere caustici scommetto che la cosa non sia poi così distante dalla realtà!

Infine è strano vedere uno come John Lydon che a suo tempo si eresse a profeta del non futuro e della critica feroce e spietata al sistema, invecchiare fagocitato dallo stesso sistema che in gioventù cercava di combattere. Ma è sempre la solita, cara, vecchia truffa…

 





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Postato da VeraJ alle 10:04 di mercoledì, agosto 19, 2009
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Puntualmente salta fuori qualche cervellone che dichiara per l’ennesima volta che il rock è morto.

Succede di nuovo nel numero de L’Espresso in edicola questa settimana (leggi). La solita storia di chi non sa (o non osa) guardare oltre i soliti grandi nomi ormai bolliti e “non si sporca le mani” con il cosiddetto underground. (Termine che non mi piace, ma che rende bene l’idea)

La musica “sudicia” è sparita?

Basta fare un giro in rete. Di musica “sudicia” (ma fatta bene) se ne trova quanta si vuole.

L’aria fritta non ci piace perciò apriamo la finestra e scarichiamo un bel po’ di roba assolutamente legale. Alla faccia di chi ci vuole male!


Iniziamo con  una compilation proposta dalla Sub Pop. Quando aprirete il link verrete catapultati indietro nel tempo, negli anni’90, quando i siti web erano fatti proprio così. Nella compilation trovate Vetiver, The Vaselines, Fleet Foxes e molti altri. La trovate qui!


I nostrani Guignol propongono un ep dal titolo Canzoni Dal Cortile. Cinque canzoni tratte dal loro repertorio e reinterpretate in chiave acustica. Lo trovate qui!


Rimanendo in abito italico non posso non segnalarvi SUV il nuovo Ep degli E.Drunks. Solo questi pazzi vicentini sanno coniugare punk, (elettro)pop, new wave, e funk in manierà così folle da risultare geniale. Correte qui!


I Fine Before You Came rilasciano addirittura l’intero nuovo disco Sfortuna in free download. Santi Subito! Andate qui!


Gli artisti italiani sembrano essere molto generosi. Non fa eccezione il Carnifull Trio che offre cinque pezzi racchiusi nell’Infatti Ep. Volate qui!

 

E i Canadians mica stanno a guardare. Dracula Ep lo trovate qui

 

Other Houses è messo a vostra disposizione da quei simpatici “geek” dei My Awesome Mixtape. Tre inediti e due remix in attesa del nuovo disco. “Geekkate” qui!

 

Per chi volesse una compilation indie rock con i fiocchi ecco la selezione che Silverfish Imperetrix è lieta di proporre (cliccate sul titolo per il download):

Sunset Rubdown:  Idiot Heart

Lumina: I'll Be With You (Cover dei Black Lips fatta da Faris Badwan, il cantante degli Horrors)

Cave Singers: Beach_House

Lightning Dust: I Knew

The Strange Boys: No Way For A Slave To Behave

The Strange Boys: Heard You Wanna Beat Me Up

Fanfarlo: I’m a Pilot

Quest For Fire: Hawk That Hunts The Walking

British Sea Power: Come Wander With Me

Black Lips and GZA: The Drop I Hold


Credo che per il momento possa bastare. E non dite che non vi vogliamo bene.

 

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Postato da VeraJ alle 16:43 di giovedì, agosto 13, 2009
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Archiviate le vacanze e dopo esserci ripresi dai ben quattro commenti al post dei Tinariwen (era dal 2005 che non accadeva una cosa simile e a forza di brindisi per celebrare l’evento è da un mese che siamo ubriachi) è giunto il tempo di riprendere le trasmissioni.

Un’estate, per quanto riguarda il sottoscritto, all’insegna del metallo pesante. Mastodon (Crack The Skye l’ho consumato), Amorphis (ottimo il nuovo Skyforger) e gli immortali e immarcescibili Iron Maiden che con il loro bel filmetto Flight 666 sono riusciti a farmi scappare qualche lacrimuccia ripensando ai bei tempi andati quando il limitar di gioventù salivo e giravo mezza Italia per andare ai loro concerti…… Unica deviazione dal sentiero lastricato di metallo i Mono il cui sinfonico Hymn To the Immortal Wind è stato la colonna sonora delle serate trascorse in terrazza ad aspettare una brezza che non arrivava. Un vento immortale sarebbe stato chiedere troppo ma almeno un venticello lieve che lenisse un po’ l’afa opprimente ci poteva stare. Così non è stato e allora sudaticci e appiccicosi vagavamo per le quiete stanze senza riuscire a prendere sonno. Indecisi se ascoltare il nuovo Current 93 o la raccolta de Il Carillon Del Dolore per poi ripiegare in rete alla ricerca di nuovo materiale per solleticare le orecchie e posticipando l’ascolto dei due apocalittici e crepuscolari dischi a tempi più consoni. Ovvero l’autunno. D’altronde qui non abbiamo fretta.

Cazzeggiando allegramente in rete mi sono imbattuto in alcune cosucce simpatiche.

La prima è un mash up (un brano musicale composto interamente da parti di altri brani, dichiara Wikipedia) “composto” da un dj austriaco, DJ Schmolli, che ha pensato bene di miscelare The Trooper degli Iron Maiden con I’m A Believer dei Monkees. Contrariamente a quanto si possa pensare il risultato è tutt’altro che disprezzabile.


 

L’ estate è sinonimo di vacanza, relax e tranquillità, a meno che non siate in coda sul passante di Mestre. Così alcune interviste sono una ventata d’aria fresca che si fa strada nella canicola. Da Bersani che dichiara il suo amore per il rock duro, inducendomi a pensare che forse aveva ragione la mia mamma quando diceva che il rock era musica dannosa…… (clicca QUI per leggere l’intervista)

A “Mai Più Senza” Noel Gallagher che spende una buona parola per Chris Martin dei Coldplay: “Guardo a Chris Martin che dice di non aver mai preso droghe in vita sua e penso che sia un idiota. Drogarsi è la cosa più bella dell’essere in una rockband. Fino al 1998 ci avrò speso almeno un milione di sterline, poi ho smesso… 

Il buon Noel non risparmia nemmeno gli U2, ma come dargli torto? (clicca QUI per leggere l’intervista)

Forse è vero: il rock è pericoloso. Ne sa qualcosa Steven Tyler che cade dal palco e si frattura la spalla. (a 54 secondi dall’’inizio del filmato)


 

E per chiudere in bellezza ecco un video (non ufficiale) di Everlasting Light dei Mono. Anche se artigianale si tratta di un video di pregevole fattura. Una volta superato l’effetto SuperQuark le emozioni sono assicurate.


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Postato da VeraJ alle 15:04 di martedì, agosto 11, 2009
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Ascolto Preventivo

Stanco della solita musica, lobotomizzato da nuovi hype o presunti tali, che dopo qualche mese (sovente settimane), scoppiano come una bolla di sapone, dirigo la mia attenzione sui Tinariwen, poiché il 29 giugno scorso è stato pubblicato il nuovo Imidiwan: Companions. Come il bacio del principe azzurro di turno, sveglio metaforicamente la mia Biancaneve, che da settimane aveva preso il sopravvento, e corro al pc per eliminare le tossine della noia e ascoltare il gruppo che maggiormente mi ha emozionato negli ultimi anni. Se qualcuno fra voi accetta la sfida, potrei scommettere che questo sarà uno dei dischi fondamentali del 2009. Il perché è semplice: nessun gruppo in scena di questi tempi ha saputo mischiare in maniera così naturale folk, rock e blues. Il precedente Aman Iman possedeva un paio di hit (Cler Achel e Matadjem Yinmixan) capaci di prendere a sassate qualsiasi rock band nostrana. Suoni luridi, terricci, ossessivi, ma all’occorrenza anche sussurrati. Un album compatto e non un pastiche afro costruito a tavolino per futili motivi commerciali, ma dodici solide tracce che trasudano amore per le proprie origini. I Tinariwen hanno sostituito i fucili utilizzati dalla ribellione dei tuareg con le chitarre mantenendo però alta la mira. Con questo nuovo disco (che non ho ancora ascoltato con attenzione, limitandomi alle prime invitanti tracce) il gruppo malese non cerca la riconferma (compito lasciato ad Aman Iman), ma si limita a giocare sullo stesso terreno dei precedenti. Nei brani che ho avuto modo di ascoltare, ho notato niente di più ma niente di meno della solita capacità, già riscontrata in precedenza, di metterci l’anima. E i Tinariwen riescono, in questo modo, a farci vedere il deserto anche da qui, dalle colline delle Langhe. Qualcuno la chiama magia.

                                                                                                                                                                Simone

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Postato da VeraJ alle 10:50 di venerdì, luglio 03, 2009
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I Mastodon dal vivo al David Letterman Show.
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Postato da VeraJ alle 12:50 di mercoledì, maggio 20, 2009
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Sembra che la musica non conosca la parola crisi.

In questo periodo di vacche magre le uscite continuano a riversarsi come pioggia sul povero ascoltatore medio cui non basterebbero giornate di quarantotto ore per ascoltare tutto quello che le case discografiche gli propinano. Che poi il (vogliamo essere buoni?) 70% di quello che esce, è suddiviso tra fuffa e la solita minestrina riscaldata è un altro discorso e che, se l’appassionato medio dovesse comprare comunque il restante 30%, dovrebbe accendere un mutuo ventennale a tasso variabile (solo a salire con base del 70%) da “Giggi Er Cravattaro” è ancora un altro discorso.

Siccome da queste parti non facciamo parte dell’eletto popolo dei giornalisti musicali e non sappiamo neppure quale sia il misterioso significato delle parole copia e promozionale ci limitiamo a scaricare (solo roba legale) o a comprare. Per farci un’idea di cosa c’è in circolazione ci si affida a Myspace e alla bontà dei gruppi e delle etichette che mettono a disposizione samplers o brani in streaming. Capirete che, per questo motivo, le discussioni dei dischi qui fioccano quasi come la neve a luglio e nella quasi totalità delle volte si parla pressoché bene del disco in questione. Perché prima di spendere come minimo diciassette eurini per un pezzetto di plastica, prima lo ascoltiamo per benino. Mica siamo così masochisti da spendere i nostri sudati euri in roba nauseabonda, no?

Dopo questa premessa di cui certamente sentivate il bisogno come una puntata di X-Factor è giunto il tempo di andare al sodo.

Ritornano i Warlocks, che dopo l’abbuffata acida di Heavy Deavy Skull Lover sembrano aver ingerito una dose massiccia di Maalox prendendo a calci nel sedere i Jesus And Mary Chain calmando un po’ le acque. Red Camera, il singolo che si può ascoltare sul Myspace del gruppo o sul sito della Tee Pee Records e che anticipa il full length The Mirror Explodes è una piacevole litania psichedelica a tinte cupe che piacerà assai a chi mastica gli stregoni anche a colazione.

Sempre dalla Tee Pee (lode e gloria ora e sempre nei secoli dei secoli) arrivano due nuovi gruppi da tenere d’occhio.

I Quest For Fire che propongono del sano rock classico impiastricciato, o impasticcato fate voi, con gradevoli e leggere sfumature lisergiche mai opprimenti e i Naam che, invece, offrono un rock un po’ più pesantino e diretto, con chitarre che ricordano i Black Sabbath più veloci, un uso sapiente del wha-wha e interludi sintetici che stemperano l’atmosfera proiettandola verso territori spaziali. Non fanno gridare al miracolo ma l’ascolto è piacevole.

Ora preparatevi ad aprire il distorsore e a smanettare alla grande con la barra tremolo mettendo alla prova il vostro collo con un furioso headbanging perché stiamo per addentrarci nella terra del Metallo.

Incominciamo con il (a me) gradito ritorno dei My Dying Bride artefici di un catacombale e romantico doom che ha fatto scuola. For Lies I Sire è l’ultima fatica e vede Aaron e soci continuare imperterriti sulla strada da loro stessi inaugurata abbandonando purtroppo e penso definitivamente, qualsiasi velleità di sperimentazione (34.788%... Complete sembra che sia piaciuto solo da queste parti). Comunque i MDB sono come la pizza. E’ sempre pizza ma è buona. L’arricchimento d’organico con il ritorno del violino è stata una cosa buona e giusta; un malinconico valore aggiunto che dona più atmosfera alla sepolcralità delle composizioni. Bentornati.

Dev’essere spiazzante, per chi li segue (non io), il nuovo disco degli Eluveitie, Evocation I: The Arcane Dominion. Un guazzabuglio di folk acustico di sapore celtico introdotto da una copertina esilarante: un omino tutto muscoli in vichinga “posa plastica” con sul capo delle…. corna di cervo! Più trash di così…… Un disco della serie: siamo cattivi e metallari, ma siamo ottimi musicisti e ve lo dimostriamo illustrandovi le nostre radici pagane e paniche (da Pan, naturalmente). Ai concerti del gruppo svizzero anziché il classico pogo sono previste allegre danze occitane di gruppo.

I Mastodon con Crack The Skye, già fuori da qualche tempo, hanno fatto il botto. Complice una recensione da denuncia penale, di cui ho rimosso il nome dell’autore e che paragonava Leviathan al nuovo Master Of Puppets (!) acquistai la citata opera che non solo non aveva nulla a che fare con il capolavoro dei quattro cavalieri, ma risultava essere “solo” un disco di buona fattura acerbo e ancora troppo spigoloso. Da allora in poi ho seguito marginalmente e con un po’ di diffidenza i Mastodon e non certo per colpa loro. Con Crack The Skye torno sui miei passi elogiando e coprendo d’incenso il gruppo americano che ha partorito un grande disco, limando le spigolosità e aumentando la melodia a discapito del growling, mantenendo però intatte, furia velocità e aggressività. I nipotini dei Metallica?


Infine gli Isis che tornano con il loro Post-Metal (permettetemi il neologismo). Wavering Radiant è la loro nuova fatica. Ed è una fatica arrivare fino alla fine del disco. Ma com’è che si dice? Stanchi ma soddisfatti.

Per non essere travolti dalla furia del metallo rovente non possiamo far altro che rintanarci nel garage sottocasa dove incontriamo gli Horrors che devono essersi flippati (e di brutto) il cervello. Il loro debutto di due anni fa, Strange House, non era affatto male e aveva un grande pregio (aiutato in questo dal solito hype programmato dalla stampa inglese) e cioè quello di far conoscere alle nuove imberbi generazioni, portandolo finalmente in superficie, il garage rock; quello sporco sudato e un po’ malato a dispetto del look dark-emo-fighetto del gruppo proveniente dall’Essex.

Quando ho scaricato il nuovo singolo, Sea Whitin A Sea, ed ho visto la sua durata (7 minuti), come si dice dalle mie parti: m’è venuto freddo. E’ una tempistica da rock progressivo e a me già solo la parola progressivo mette i brividi. Temendo, così, una genesizzazione dannosa per le mie orecchie mi sono accostato titubante all’ascolto. Per fortuna così non è stato, anche se le chitarre fuzzate a manetta sembrano essere un lontano ricordo e l’elettronica è entrata in modo prepotente. Dopo qualche ascolto di questa canzone dalla melodia sghemba devo dire che gli Horrors sono dei pazzi incoscienti e per questo mi piacciono. Più che genesizzazione parlerei di una neworderizzazione che fa capolino intorno al terzo minuto e quaranta secondi che fa dimenticare il debutto di un paio di anni fa e proietta il gruppo verso nuovi territori. Il full length, uscito lo scorso quattro maggio non mantiene le promesse del singolo ma mischia ulteriormente le carte servendo sul piatto una new wave inattesa ma non per questo meno gradita. Coraggiosi.

Sul fronte pop si fa di nuovo vivo quel marpione di Jarvis Cocker che ci propone il nuovo singolo Angela, una canzonetta innocua che scivola via umida come la pioggerellina primaverile. I tempi belli dei Pulp sono ormai un lontano ricordo e al solo pensiero scende una lacrimuccia.

Di ben più alto spessore il debutto di Karin Dreijer Andersson alias Fever Ray, già voce dei The Knife. L’omonimo disco è un cupo effluvio di pop elettronico figlio della Bjork meno sperimentale. Al sottoscritto, che proprio non riesce a digerire l’ex Sugarcubes, la bionda svedese invece è piaciuta parecchio. E non solo musicalmente…..

Redivivi anche i Kasabian alfieri di quella grande promessa rock-dance mai mantenuta il cui album in uscita tra maggio e giugno è anticipato dal singolo Vlad The Impaler. Un ritmo trance-dance con batteria a palla che con un opportuno remix sarà la gioia dei dancefloor meno commerciali. Caruccio il video in stile b-movie anni settanta con una goccia di sano splatter casalingo.

 


Kasabian - Vlad the Impaler from Kasabian on Vimeo

 

Più della musica in sé è molto interessante il dibattito che si è aperto in rete sugli austriaci Soap & Skin. C’è chi osanna il loro Lovetune For Vacuum come i tipi di Ondarock che gli appioppano un otto bello bello (e se leggete il suddetto sito concorderete con me che un loro otto equivale ad un 10++ di qualsiasi altro sito, tranne Pitchfork) e c’è chi lo stronca inesorabilmente. Noi vogliamo bene a tutti, anche a quelli che forse non se lo meritano e, quindi, ci poniamo a metà strada. E’ un disco umorale che più della musica conta l’attitudine di chi lo ascolta. In tempi diversi può provocare un’orchite fulminante o uno stato estatico di contemplazione/esplorazione del nostro subconscio. Penso che questo sia sufficiente per sapere a cosa si va incontro.

E finiamo con i giapponesi Mono. Monolitici, “Monomentali”, Monotoni, Monocordi, Monotematici e Monomarcia (molto bassa), ma chissà perché mo(no)lto affascinanti. Un mistero. Il titolo del nuovo disco è tutto un programma: Hymn To The Immortal Wind. Promessa mantenuta.


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Postato da VeraJ alle 13:20 di martedì, maggio 12, 2009
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Malakai

In tempi non sospetti, scrivendo su “Tonight” dei Franz Ferdinand, lamentavo una certa sonnolenza nelle proposte d’Oltremanica. Piangevo lacrime di malinconia, ricordando le band che hanno invaso la scena alla fine degli anni 90. Un elenco sicuramente approssimativo in cui ci sarebbero Scott 4, Gomez, Belle and Sebastian e Arab Strap. Piccole gemme tipo quel “8 track sound system” dei Fonda 500 che mi piace ricordare con maggiore attenzione in quanto, a suo modo, molto vicino all’opera di cui mi accingo a scrivere: Ugly Side of Love dei Malakai da Bristol.

Un frullatore di generi: hip hop, psichedelia, folk, low fi da non prendersi seriamente, evitando insulse ricerche in rimandi verso chicchessia. Ci sarebbe da perdersi e finiremmo per fare il gioco dei Malakai, che morirebbero dal ridere nel vederci impazzire scrivendo man mano di Love, di Small Faces, di Beck.

Pezzi come Warriors, Shitkicker (una delle gemme migliori del lotto), Snow Flake (da incastonare con la precedente in un improbabile anello di melodie), Blackbird e Moonsurfin, non prevedono discussioni. Sono da gustare come si faceva da teenager senza star lì a pontificare. Un disco che più vario non si può e che trova nello zigzagare dei ritmi la sua forza.

Another Sun e Fading world sembrano uscire da Radio Nostalgia, mentre Lay down stay down è meravigliosamente sixties nel suo incedere. Gli angeli di Bristol (Malakai in ebraico assume questo significato) fanno nuovamente splendere il sole in tutte quelle lande che erano a secco di suoni British. Un plauso a Geoff Barrow (Portishead) produttore e scopritore del duo bristoliano. Buon sangue (inglese) non mente.

                                                                                                              Simone

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Postato da VeraJ alle 12:15 di giovedì, aprile 23, 2009
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Tonight: Franz Ferdinand

Sul finire dell’anno scorso, vengo a scoprire della nuova uscita targata Franz Ferdinand.

L’attesa, sono sincero, non è la medesima di un tempo perché dagli scozzesi, ormai diventati una multinazionale come la Coca Cola, so bene o male cosa aspettarmi. O almeno, ho sempre pensato di saperlo perché, anche se moderatamente, Tonight mi ha spiazzato. Come se alla bevanda sopracitata avessero aggiunto una spezia che ne avesse cambiato leggermente il gusto.

I Franz Ferdinand mi hanno esaltato. Sarà il generale appiattimento della scena poppettara d’oltremanica (non siamo più in epoca di vacche grasse, quando tra Beta Band, Gomez, Fonda 500 non si riusciva a star dietro a tanto ben di Dio) oppure sarà che, con l’arrivo della primavera, si ha la necessità fisiologica di suoni grintosi e coinvolgenti. E in questo Tonight centra il bersaglio.

L’apripista Ulysses, la nuova ammiraglia che ha circolato su tutte le radio è energia allo stato puro.

I Franz Ferdinand sanno bene che carte giocare e con esse la partita del buon pop è vinta in partenza. A differenza di altre band che a fatica virano verso l’elettronica, portandosi dietro una buona dose di goffaggine cercando, con altrettanto sudore, nuove strade per non ripetersi, il combo scozzese non soffre di questo genere di pressioni. Si muove con disinvoltura su ogni terreno. Siano esse ballate alla Lennon (Katherine kiss me), ritmiche rockettare al vetriolo (Bite Hard) o richiami punk (Turn it on). Vertici assoluti, sono toccati poi con No you girls il nuovo singolo spacca FM, una Twilight Omens pregna di rimandi al passato e poi quella Lucid Dreams che sembra voler continuamente decollare, ma che si appoggia, come senza carburante, su una coda elettronica effettivamente indigesta. Send him away è ulteriormente grandiosa e, opinione del tutto personale, continua a farmi venire in mente Soul Sacrifice (!). Spero nei vostri commenti, per capire se sono l’unico a pensarla così, o almeno per trovare qualcuno in grado di confortare le mie sensazioni.

Siamo nuovamente al cospetto di una grande band. Una delle poche veramente pop(olari), capace di accontentare la casalinga di Voghera e il più appassionato di musica indie. Sperando che quest’ultimo non si faccia condizionare dalla notorietà raggiunta dalla multinazionale Franz Ferdinand.

Sarebbe un vero peccato.

                                                                                                                                                                                       Simone

 

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Postato da VeraJ alle 11:58 di lunedì, marzo 23, 2009
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Antony & The Johnsons: The Crying Light

Leggiadro. Soffice come la neve. Privo della stucchevolezza fine a se stessa e capace di misurarsi con nuovi traguardi musicali. Così si presenta il buon Antony col suo nuovo (capo)lavoro The Crying Light. Si misura col blues (Aeon) ed incanta subito; come un fuoriclasse riesce a far suoi brani più marcatamente pop (Kiss my name) senza inciampare sul terreno di casa (una Her eyes are underneath the ground che apre il disco con classe sopraffina). Antony si muove con eleganza in brani jazzati (One Dove), mettendo la sua ugola in primo piano poiché gli strumenti si sono fatti meno invasivi rispetto agli episodi passati. Lo affiancano senza rubare la scena e creando il giusto pathos.
Il buon Antony trova coraggio rispetto a I’m A Bird Now, il disco precedente. Come un moderno giullare porta a corte performance come Dust and Water ed una Everglade che ben si adatterebbe ad una pellicola disneyana. Le ritmiche non faticano a farsi apprezzare. The Crying Ligth non farà parte di quei dischi che piacciono alla critica ma non al pubblico perché anche l’orecchio abituato alle sonorità pop/rock non faticherà ad entrare in sintonia con questo disco. La bravura di Antony sta proprio in questo: rendere alla portata di tutti melodie che, se interpretate da altri, cadrebbero nella noia. E basta Epilepsy is dancing a confortare questa mia idea. Difficile rimanere all’angolo incalzati dagli sbadigli. La sua voce, in un mondo dove il volume del timbro è ormai più importante dei contenuti, Antony sussurra melodie quasi impercettibili. Un vero peccato per molti, una goduria per gli altri.
                                                                                                           Simone
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Postato da VeraJ alle 14:12 di giovedì, gennaio 29, 2009
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Fireman Electric Arguments

Mi sarei aspettato di tutto dalla vita, tranne di poter, non solo affezionarmi, ma letteralmente impazzire per un nuovo lavoro del sessantaseienne, mai domo, Paul Mc Cartney. E il buon vecchio Paul di cartucce sembra che ne abbia ancora molte da sparare. Per quei pochi che non ne fossero ancora a conoscenza “Electric Arguments” è il nuovo lavoro composto dall’ex-beatle insieme all’ex Killing Joke Martin Glover ed è la prosecuzione di due album più marcatamente ambient-electro-dance datati 1993 e 1998. La differenza è che in questo nuovo lavoro targato 2008, la penna di Paul si sente. Eccome si sente! Anche se premendo play e lasciando fluire ordinatamente il dischetto in questione, pare che il fantasma di Jon Spencer ed i suoi Blues Explosion siano capitati per sbaglio nella sala d’incisione.
Nothing too much just out of sight suona blues, sporco com’è giusto che sia e fa prendere fin da subito confidenza con un lavoro che non ha nulla d’ermetico, di chiuso in facili schemi. Electric Arguments é “multietnico” nel suo incedere. La successiva Two magpies é mccartiana come, chessò, spaghetti e mandolino sono di riferimento al Belpaese. Sing the changes, singolo azzeccatissimo è pura maestria pop. Non può che far piacere, poi, riascoltare i Beatles nel 2008: è questo che dice a chiare lettere Highway.
Sun is shining è un altro cavallo di battaglia, con un ritornello che incalza deliziando l’ascoltatore estasiandolo. Un pregio è l’assoluto dinamismo presente in ogni istante. I suoni si dimenano liberi, come se raggiunta la “pensione”, il baronetto volesse togliersi degli sfizi suonando per divertirsi. Impossibile non trovare sollievo in un brano come Light from yout light house. Puro divertissement.
Dance til we’re right fa gridare al miracolo. Un pezzo ballabile, quasi un rondò giocato su un ritornello accattivante.
In altri brani sono le chitarre pizzicate a far da padrone. Vedi Travelling light che culmina in un floydiano karma speziato di celtico. Un pezzo tutto Pink Floyd è Universal here, everlasting now che risulta, a mio avviso, l’unica traccia prescindibile.
Don’t stop running sigilla a modo suo un lavoro decisamente brillante, una sorta di vademecum per tutti quei ragazzi che si cimentano nell’arte pop. Una nuova giovinezza che, onestamente, prima ancora che a Sir Paul, fa bene a tutti gli amanti della buona musica. Chapeau.  
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Postato da VeraJ alle 14:28 di venerdì, gennaio 16, 2009
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Sono consapevole che anche con una massiccia dose di buona volontà non tutti digeriscono l’heavy metal. Così ho pensato di aggiungere questo post(illa) alla ricetta per superare quel difficile momento che è l’ingresso in un nuovo anno. Per gli amanti del pop ecco il nuovo singolo di Morrisey, I’m Throwing My Arms Around Paris estratto dall’album Years Of Refusal che uscirà nella seconda metà di febbraio. Che dire? Morrisey non fa mai male.

Morrissey - I'm Throwing My Arms Around Paris

I Jennifer Gentle sono da tempo una piacevole realtà nel panorama del pop psichedelico. In questo video li potete ammirare in una cover improvvisata del tormentone Pop Porno. Mi viene da dire che è quasi meglio dell’originale…..


Piazza Delight: Jennifer Gentle - Pop porno (Il Genio cover) from prontialpeggio on Vimeo.

E il tanto caro (a noi) garage rock non lo consideriamo? Ecco Jim Jones Revue in dueminutietrentasettesecondi di puro delirio garagistico.

Se, con tutto questo, l’umore non cambia allora siete messi proprio male.
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Postato da VeraJ alle 13:53 di giovedì, gennaio 15, 2009
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L’anno nuovo è cominciato da poco ed in breve tempo ci siamo beccati un nuovo film di Muccino e le ultime edizioni di X-Factor e del Grande Fratello. Se il buon giorno si vede dal mattino, questa sarà una brutta giornata.
Per consolarvi, ecco un gustoso video di quel grande opinionista musicale che risponde al nome di Pino Scotto, personaggio storico della scena heavy metal italiana già voce dei Vanadium ed ora in forza nei Fire Trails. Una (s)boccata d’aria fresca per lavare via l’asettica apatia dei talk-show televisivi. Certo è che non lo vedremo mai a Porta A Porta.


iPod Casino: Pino Scotto from prontialpeggio on Vimeo.

Sono da sempre un sostenitore delle potenzialità terapeutiche insite nel metal. Preso nelle giuste dosi è utile per combattere gli stati d’alterazione nervosa. Avete visto il trailer di 7 Anime e siete stati colti da un travaso di bile o da pruriti conditi da misteriose eruzioni cutanee? L’unico rimedio è una terapia d’urto. All’uopo i Lair Of The Minotaur hanno confezionato un video che non lesina headbanging e sangue. Qualche effetto speciale è casalingo, ma il risultato regge e farà contenti i fans dello splatter e del gore. Difficile vederlo su Mtv.
Per apprezzare lo splendido blood-o-rama della versione non censurata di War Metal Battle Master cliccate qui. (Astenersi deboli di stomaco e minorenni)
Se la macelleria di cui sopra non vi basta. Potete sempre ascoltare in streaming l’ultima fatica dei Satyricon, The Age Of Nero. Rigorosamente in versione integrale, la trovate qui.
 
Ora potete affrontare il 2009 con la grinta necessaria.
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Postato da VeraJ alle 15:50 di mercoledì, gennaio 14, 2009
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Anno nuovo, nuove uscite. Ecco un piccolo memorandum dei dischi che (probabilmente) vedranno la luce nel 2009. Dove non riportato il titolo dell’album è ancora ignoto. Ce n’è per tutti i gusti.
 
Gennaio
Glasvegas Glasvegas
The Gourds Haymaker!
Erin McCarley Love, Save the Empty
Soundtrack Of Our Lives Communion
Jessie Kilguss Nocturnal Drifter
Heather Headley Audience of One
My Dear Disco Dancethink Music
Too Pure to Die Confess
Varsity Fanclub Varsity Fanclub
Animal Collective Merriweather Post Pavilion
Antony And The Johnsons The Crying Light
Andrew Bird Noble Beast
Bon Iver Blood Bank
Combichrist Today We Are All Demons
John Frusciante The Empyrean
Lisa Hannigan Sea Sew
Carl Newman Get Guilty
Or, The Whale Light Poles And Pines
Reel Big Fish Fame, Fortune and Fornication
Umphrey's McGee Mantis
Matt York Mine
Richie Booker Shine The Light
Ciara Fantasy Ride
Cotton Jones Paranoid Cocoon
Dalek Gutter Tactics
Franz Ferdinand Tonight: Franz Ferdinand
Lisa "Left Eye" Lopes Eye-Legacy
Loney Dear Dear John
Duncan Sheik Whisper House
Bruce Springsteen and the E Street Band    Working on a Dream
Franz Ferdinand Tonight: Franz Ferdinand
Pacifico Dentro ogni cosa
Luca Carboni Musiche Ribelli
Gino Paoli Storie
J-AX Rap’n'roll
Nek Un’altra direzione
Lloyd Cole Cleaning out the ashtrays
Leathermouth XO
Telefon Tel Aviv Immolate yourself 
 
Febbraio
Bad Plus For All I Care
Bow Wow New Jack City, Part 2
Chris Cornell Scream
Melinda Doolittle Coming Back to You
Fol Chen Part 1: John Shade, Your Fortune's Made
The Fray The Fray
Dent May & His Magnificent Ukulele The Good Feeling Music of Dent May & His Magnificent Ukulele
OrganicArma Discordia
Two Tongues Two Tongues
Von Bondies Love, Hate, and Then There's You
Lily Allen It's Not Me, It's You
Courtney Love Nobody's Daughter Digital release 1 Jan
Mos Def The Ecstatic
Dan Auerbach Keep It Hid
Busta Rhymes B.O.M.B. (Back On My Bullshit)
Dex Romweber Duo Ruins of Berlin
Missy Elliott Block Party
Warren G The G-Files
Taylor Hicks
Ben Lee The Rebirth of Venus
Miranda Lee Richards Light of X
Red Innocence & Instinct
Barbara Trentalange Awakening, Level One.
Jacob Faurholt Are You In The Mood For Love?
Morrissey Years of Refusal
... And You Will Know Us by the Trail of Dead The Century of Self
The Appleseed Cast Sagarmatha
Robyn Hitchcock Goodnight Oslo
Tommy Keene In The Late Bright
Plushgun Pins And Panzers
M. Ward Hold Time
Metaphors London! Paris! New York! Rome!
Hatebreed For The Lions
Vanessa Hudgens Identified
Ava Leigh Rollin
Camera237 Inspiration is not here
N.A.S.A The spirit of Apollo
William Elliot Whitemore Animals in the dark
Zu Carboniferous
Prodigy Invadersmust die
 
Marzo
Justin Townes Earle Midnight At The Movies
Neko Case Middle Cyclone
Revolting Cocks (RevCo) Sex-O Olympic-O
U2 No Line On The Horizon
Handsome Furs Face Control
Madeleine Peyroux Bare Bones
Kelly Clarkson
MSTRKRFT Fist Of God
Dan Decon Bromst
The Decemberists Hazards Of Love
Dan Hicks And The Hot Licks Tangled Tales
Royksoop Junior
Telling On Trixie Ugly, Broke & Sober
These Green Eyes Relapse To Recovery
Diana Krall Quiet Nights
Marie Osmond Seasons
Fever Ray Fever Ray
Manic Street Preachers Journal for plague lovers
 
Aprile
Sara Watkins Sara Watkins
So Many Dynamos The Loud Wars
Lady Sovereign Jigsaw
Dave Matthews Band
Depeche Mode
Bone Thugs N Harmony Uni5
 
Durante il 2009
50 Cent Before I Self Destruct
Aerosmith                                        
Christina Aguilera                           
Aly & AJ                                           
Ambulance LTD                               
Annie Don't Stop
Tori Amos                                        
Marc Anthony                                  
Melissa Auf der Maur Out of Our Minds
The Avalanches                               
Basement Jaxx                                
David Bazan                                    
B.G.                                                  
Big Kuntry My Turn To Eat
Black Eyed Peas The E.N.D.
Blikk Fang                                       
Blur                                                  
Boston                                             
Michelle Branch Everything Comes and Goes
Breaking Benjamin                          
Broken Spindles                              
Joe Budden Padded Rooms
Built To Spill                                    
Cassie                                              
JC Chasez                                        
The Concretes                                 
D'Angelo                                          
The Divine Comedy                         
Pete Doherty                                   
Dr. Dre Detox
Doves                                              
Eminem Relapse
Ace Enders                                      
Eve Here I Am
Extreme                                           
Flo Rida R.O.O.T.S.
Freebass
Ace Frehley                                     
From The Jam                                 
Fugees                                             
Peter Gabriel                                   
Noel Gallagher                                
Gang Of Four                                   
Garbage                                           
Teddy Geiger The March
Lisa Germano Magic Neighbor
Ginuwine                                          
Goo Goo Dolls                                  
The Gossip                                       
Happy Mondays                               
Keri Hilson In a Perfect World
Hoobastank                                     
Whitney Houston                             
Hypernova Through the Chaos
Novastar
Bebe
Indigo Girls                                     
Michael Jackson                              
Jay-Z The Blueprint 3
Junior Boys                                      
Lamb Of God                                    
Aaron Lewis                                     
The Like                                           
Lil Jon Crunk Rock
Love Grenades                                
Lynyrd Skynyrd                               
M. Ward                                           
Shirley Manson                                
Massive Attack                                
Matchbox Twenty                            
Matisyahu Light
Metric                                              
MF Doom & Ghostface Swift & Changeable
Mongrel                                           
Muse                                                
Naughty By Nature Anthem Inc.
New Pornographers                        
Nina Sky The Musical
No Doubt                                          
OK Go                                               
Pearl Jam                                        
Pet Shop Boys                                 
Placebo                                            
Prince Lotus Flower
Prince MPLSOUND
The Rakes                                        
Rakim The Seventh Seal
Rancid                                              
John Rich                                         
Roxy Music  
Nate Ruess                                      
Rusted Root                                     
Stephan Said Songs From Below
Joe Satriani                                     
Seaweed Small Engine Repair
Simple Minds                                   
Sixpence None The Richer              
Stars                                                
Starsailor All the Plans
Stellastarr*                                     
Stone Temple Pilots                        
Switchfoot                                       
Third Eye Blind Ursa Major
Rob Thomas                                     
Tortoise                                           
Trans Siberian Orchestra The Night Castle
Ralph Tresvant                                
Velvet Revolver                               
Gillian Welch                                   
Wilco                                                
Amy Winehouse                              
Patrick Wolf Battles
The Wrens                                       
ZZ Top
Kylie Minogue,
Usher
Massimo Bubola
Kiss
Cher
Yeah Yeah Yeahs
Kings Of Convenience Quiet Is The New Loud
Black Lips 200 Million Thousand
Lightning Bolt
Kreator Hordes Of Chaos
Saxon Into The Labyrinth
Too Pure To Die Confess
Cattle Decapitation The Harvest Floor
Deadlock Manifesto
Rumpelstiltskin Grinder Living for Death
16 Bridges To Burn
Sylosis Conclusion Of An Age
Arsonists Get All The Girls Hits From The Bow
Thyrfing Hels Vite
Sepultura A-Lex
Zombi Spirit Animal
Giant Squid The Ichthyologist
Dir En Grey A Knot Of
Cannibal Corpse Evisceration Plague
Luna Mortis The Absence
Lamb Of God Wrath
Hatebreed For The Lions
God Forbid Earthsblood
Chimaira The Infection
Alice In Chains
Anthrax Worship Music
Mastodon Crack The Skye
Candlemass
Deftones ErosDown
Down Down IV
Dream Theater
Iron Maiden
Killswitch Engage
Korn
Lacuna Coil Shallow Life
Megadeth
Poison The Well
Queensryche American Soldier
Rammstein
Anathema
Pestilence
Napalm Death
Samael
Konkhra
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Postato da VeraJ alle 13:42 di mercoledì, gennaio 07, 2009
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Come ultimo post dell'anno vi offro la seconda parte della solita minestrina riscaldata che ogni blog di tendenza degno di reputarsi tale è obbligato ad offrire ai propri lettori. Ci si vede nel 2009. Roba grossa bolle in pentola: nuove e consolidate collaborazioni, nuovi argomenti, il gradito(?) ritorno di Atanasio Eriberto Sgretoloni con il suo Utopian Blaster e la riesumazione de Il Predicatore.... che volete di più?

Baustelle Amen
Spero di sbagliarmi ma i Baustelle difficilmente riusciranno a fare di meglio. Amen rasenta la perfezione: la fusione tra parole e melodie scorre sui binari di una creatività che in Italia ha rari epigoni. Indispensabile.
 
Black Mountain In The Future
Se fosse uscito trent’anni fa sarebbe un disco da studiare a scuola. Tutto ciò che volevate sapere sul rock e non avete mai osato chiedere. Seminale.
 
Coldplay Viva La Vida (Or Death And All His Friends)
In ognuno di noi c’è un lato romantico. In alcuni è palese, in altri è tenuto in ombra. I Coldplay ne hanno la chiave e la usano con gran classe. Spaccacuore.
 
Have A Nice Life Deathconsciousness
Se la disperazione e l’oscurità fossero canzoni sarebbero quelle degli HANL. Uno Sturm Und Drang sonoro che toglie il fiato. Doloroso.
 
Last Shadow Puppets The Age Of The Understatement
Un adagio di qualche tempo fa recitava: gli Italiani lo fanno meglio. Di certo non era riferito al pop. Barocco.
 
Numero6 Quando Arriva La Gente Si Sente Meglio
Ma gli Italiani quando s’impegnano producono piccoli gioielli. Questo ep ne è la prova. Attraente.
 
The Niro Omonimo
Il ragazzo ha classe. Deve solo uscire dall’ombra di Jeff Buckley. Ma con un esordio così c’è da leccarsi i baffi. Promettente.
 
The Black Angels Directions To See A Ghost
Una corrente ascensionale che trasporta ad alta quota e fa fluttuare in assenza di gravità. Vertiginoso.
 
Silver Mt.Zion Memorial Orchestra 13 Blues For Thirteen Moons
“Canzoni” difficili per menti contorte o “canzoni” contorte per menti difficili. Ipnotico.
 
Antony and the Johnsons Another World
E’ solo un Ep che anticipa il disco che uscirà il prossimo anno. Antony è così: prendere o lasciare. E noi prendiamo a piene mani. Inimitabile.
 
Della Serie: sulla carta sembravano appetitosi, ma si sono rivelati essere solo un brodino.
 
Dead Meadow Old Growth
All’inizio ho trovato la deriva psico-folk interessante. Col passare del tempo e degli ascolti si è affacciata la noia.  
 
Tiamat Amanethes
Johan Edlund torna a fare il cattivo. Ma ripercorrere i sentieri già battuti non sempre porta a dove si vuole arrivare.
 
Bauhaus Go Away White
Il triste addio di uno dei più grandi gruppi gotici di sempre. Meglio ricordarli com’erano un tempo.
                                                                                                                VeraJ
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Postato da VeraJ alle 16:35 di lunedì, dicembre 29, 2008
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Come ogni sito, blog o rivista che si rispetti, saltiamo sul carrozzone e pubblichiamo la lista di quelli che riteniamo essere i migliori dischi dell’anno che sta per terminare. In ordine rigorosamente sparso ecco a voi: 
 
Fleet Foxes Omonimo
Barocchismo d’altri tempi. Un viaggio senza ritorno negli anni settanta più bucolici. Magnetico.
 
Tv On The Radio Dear Science
Caleidoscopici. Da prestare ad ogni amico/a nella convinzione che tutti possano ballare nel salotto domestico al ritmo di Golden Age.
 
Baustelle Amen
Orgoglio nazionale. Il loro Amen e’ girato per mesi nel mio lettore. E’ l’album che li ha fatti conoscere a chiunque. Soprattutto ai fruitori delle radio. Un gioiellino made in Italy.
 
Portishead Third
Il ritorno del Bristol Sound senza Bristol Sound. Pezzi da novanta quali The Rip, Magic Doors, Machine Gun, We carry on, per un disco che suona folk a Mirafiori. Tra rumori industriali, presse ed eliche, la voce della Gibbons sembra miele sul ferro battuto. Epici. Disco dell'anno.
 
The Fireman Electric Arguments
Spiazzante. Vitale. Solare. Un Sir Paul che sa mettersi ancora in gioco. E che gioco. Non fa rimpiangere i Beatles e dimostra che l’età non conta nel rock. Ciò che conta sono le idee. E qui, forse come in nessun altro lavoro del 2008, non mancano di certo. Sing the changes é il mio brano dell’anno. Sarò deriso dai più: me ne fotto e lo riascolto altre mille volte ancora con lo sguardo malizioso di chi sa che i preconcetti uccidono anche la musica.
                                                                                                                      Simone
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Postato da VeraJ alle 14:24 di mercoledì, dicembre 17, 2008
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E' online il nuovo numero di Write Up! La rivista che "ascolta" la musica in modo diverso. Tra i racconti pubblicati anche uno del sottoscritto dal titolo "L' Acero Rosso". Buona Lettura. (Cliccate sulla copertina per accedere al sito)

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Postato da VeraJ alle 08:25 di mercoledì, dicembre 17, 2008
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Portishead: Third

Scrollarsi di dosso Dummy. Questo per anni deve essere stato l’imperativo per il gruppo di Bristol. Nel mondo della musica sembra proprio che quando s’incide una pietra miliare, la fine è dietro l’angolo. Dopo bisogna ripartire da capo e rimettersi in gioco, oppure cibarsi del cliché costruito e creare album fotocopia uno dietro l’altro, come avrebbero potuto fare i Portishead con  Dummy. Invece i nostri hanno pensato bene di lasciar passare undici anni e resettare la memoria. Così come se non ne avessero mai pubblicata una, hanno nuovamente tirato fuori dal cilindro una pietra miliare dal titolo che più scontato non si può: Third. Un capolavoro di stile. Un disco feroce, giocato su ritmiche metalliche ed industriali. Cervellotico quanto basta da non pregiudicare una comprensione istantanea. E poi contiene perle autentiche. Su tutte Machine Gun, giocata su martellanti pulsazioni kraut che si snodano nel finale con la giusta eleganza. Melodie cristalline come in Magic Doors o Nylon Smile aiutano a mantenere il giusto equilibrio tra il folk di Hunter e brani Docg quali Threads o Silence. Chi scrive crede che ci sia un senso della misura e del buon gusto, una voglia di far capire quanto si è bravi, senza per questo pavoneggiarsi goffamente. Dovessi, con un solo termine, descrivere quest’attesissima uscita dei Portishead utilizzerei certamente la parola elegante. E sono convinto che con Beth Gibbons alla voce tutto, o quasi, diventa perfetto. Chi è dietro e costruisce queste ritmiche ossessive sa bene fin dove ha senso spingersi perché qui siamo al cospetto di docenti del suono in grado di far girare un brano intorno al rumore di un’elica (Plastic) facendo scuotere la testa come nel più cantabile pezzo pop. Personalmente trovo che sia questo il loro pregio. In un’epoca dove l’operaio è in attesa di lavoro, i Portishead occupano la fabbrica, prendono ciò che trovano e si mettono a comporre. Li vedo così. In un finale che li vede nuovamente posare quest’originale strumentazione, attendendo che tutti si dimentichino di questa meraviglia chiamata Third. Disco dell’anno.Vien da sé.
                                                                                                                        Simone
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Postato da VeraJ alle 12:05 di giovedì, dicembre 11, 2008
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Dopo i Tv On The Radio e gli Afterhours ci delizia con una nuova tappa del suo percorso musicale: é con onore che presento la nuova rubrica tenuta dall'unico uomo al mondo che si nutre di pane e Stone Roses. E’ bravo, simpatico ed è anche un bel figliuolo. Coccolatelo! (Un ringraziamento ai Fagetz per aver ispirato il titolo della rubrica)

VIC CHESNUTT, ELF POWER AND THE AMORPHOUS STRUMS: Dark Developments

Diciamo così: North Star Deserter sta all’inverno come Dark Development alla primavera. Se per Vic Chesnutt l’estate è una stagione da saltare a piè pari, in questa nuova collaborazione con i concittadini Elf Power non si odono le fredde sonorità del lavoro precedente. Anche i brani più scarni e spigolosi contenuti in questo nuovo lavoro hanno un’attitudine positiva. Stanno bene nella loro veste e danno un valore aggiunto ad un disco che sa, appunto, di primavera. Mystery è un classico brano di Chesnutt: una ballata che non porta ancora con sé i frutti del disgelo. E’ una specie d’attestato, come se volesse presentarsi all’ascoltatore mostrandogli il passaporto. Come per dire: “Ciao! Sono Vic. Sono sempre e comunque io. Non temere. Non ci sono cambiamenti.”. Dopo le dovute presentazioni, eccolo finalmente unirsi al flower power degli Elf e partire per un viaggio splendido ed intrigante. A partire da una Little Fucker che manda in visibilio. Un brano circolare, nervoso e solare allo stesso tempo. Il tutto in pochi minuti. Menziono subito dopo Teddy Bear che è il pezzo che mi ha fatto gridare istantaneamente al miracolo. Reggato, con rimandi spaziali, tutta un ritornello. FAVOLOSA! Neil Young fa capolino nella bucolica We Are Mean dove Vic vola nell’East Coast accarezzando l’acustica e regalandoci una caramella sonora dallo smaccato gusto retrò. Balzando di traccia in traccia alla ricerca di tepore, ecco giungere Bilocating Dog. Un battito di mani introduce una di quelle canzoni da cantare appassionatamente durante una scampagnata con i propri amici. Ti ritrovi in casa a cantare pensando che la vita é mravigliosa. Diventi necessariamente ottimista in soli tre minuti. And How e Phil The Fiddler ci ricordano che il buon vecchio Vic é stato “scoperto” da Michael Stipe. Infatti i R.E.M. sembrano aleggiare dietro questi due brani. L’ultimo dei quali termina con una coda strumentale permeata di saudade. And how, come Bilocating Dog, ti fa cantare e stare bene. Infine non rimane che menzionare Stop The Horse e The Mad Passion of The Stoic. Quest’ultima sembra uscita dalle sessioni di North Star Deserter in cui probabilmente sarebbe stata indigesta.Qui Chesnutt torna nuovamente a mostrarci la carta d’identità, per farci capire che è stato sempre lui quello che abbiamo ascoltato, anche se in alcune parti poteva non sembrare così. Dark Development è un lavoro eccezionale. C’é stato il giusto scambio di vedute tra il gruppo degli elfi e il nostro piccolo grande Vic. A mio modo di vedere nessuno ha voluto strafare ed il disco suona sincero. Ed é quanto basta per scaldarci il cuore in questo freddo inverno che sta per bussare alle porte.
                                                                                                       Simone
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Postato da VeraJ alle 09:38 di venerdì, novembre 21, 2008
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L’assegnazione del Premio Tenco ai Baustelle per il disco Amen giunge come un rinfrescante (per l’animo musicale) bagliore di luce. E’ come un’oasi d’acqua fresca e cristallina nel desolante deserto della musica italica. Insieme agli Afterhours (che continuano a testa bassa il loro percorso alla ricerca della perfezione disseminando piccoli gioielli lungo la strada), Francesco Bianconi e soci si meritano tutto il meglio. Mentre altri gruppi che riscuotono un successo commerciale molto più ampio, vedi Subsonica, Negramaro e, ahimé, gli ultimi Negrita, ormai sembrano impantanati nei rigidi schemi da loro stessi coniati. Non sarà un male per loro e per chi li ama anche perché è raro, in ambito musicale, che una formula collaudata e che funziona affossi i conti in banca e deluda i fans.
Sul versante nazionalpopolare lo scorso fine settimana abbiamo (tristemente) assistito alla presentazione del nuovo disco della Pausini nazionale con tanto di calata in Piazza Navona di fronte ad un tripudio di fans. Notizia ripresa naturalmente da tutti i telegiornali con apparizioni ed ospitate della nostra al limite dell’ubiquità sulle principali reti. Apparizioni Pausiniane e marchette spudorate.
Intanto il recidivo e redivivo Biagio Antonacci ha pensato bene di ritornare ad ammorbare il mondo con le sue cantilene spaccacuore (e non solo quello).
Continuano i deliri (non solo canori) pseudodark della stella di X-Factor, Giusy Ferreri, che sembra auto incoronarsi novella Siouxsie “de noantri” a darle man forte, naturalmente, ci sono le cupe anime folgorate da tanta oscura virtù. Se volete farvi un’idea (ed un paio di risate) leggete qui.
Sul fronte estero tra pochi giorni, dopo quindici anni di gestazione, uscirà Chinese Democracy dei Guns N’ Roses (o forse sarebbe meglio dire di Axl Rose). Ad un primo ascolto in anteprima il disco non sembra un’opera dei Guns, quelli che ci hanno deliziato con Welcome To The Jungle, Paradise City e Sweet Child O’ Mine, ma di un qualsiasi altro gruppo dalle idee un po’ confuse che si diletta con un rock (molto) duro e pomposamente fracassone. Comunque la voce di Axl sembra essere ancora in gran forma.
E’ uscito Black Ice ennesimo disco degli inossidabili Ac/Dc. Da oltre trent’anni sempre la stessa musica, ma chissà perché riesce sempre a farti muovere il piedone e dondolare il capoccione. Bentornati.
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Postato da VeraJ alle 16:03 di martedì, novembre 18, 2008
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Al mondo esistono persone che silenziosamente, lontano dai bagliori edulcorati e dai clamori guidati del mondo musicale, lavorano sodo. Non per la gloria, leggasi successo, fama e denaro, ma per una cosa (un sentimento?) che, in questi tristi tempi, riesce solo a far sorridere di un sorriso che maliziosamente evoca parole come ingenuità. Sto parlando della passione. Il novanta percento di questi appassionati artigiani della musica produce, in una fittizia scala qualitativa, opere che vanno dal becero al buono, mentre il restante dieci percento cesella lavori che vanno dall’ottimo ai rarissimi casi di capolavoro.
Dan Barret e Tim Macuga da Middletown, Connecticut, sono due di queste persone. Senza fretta alcuna, in un improvvisato studio di registrazione casalingo, si sono presi tutto il tempo necessario per pensare, scrivere, incidere e pubblicare Deathconsciousness. Tutto questo è durato cinque anni. Una lunga gestazione che ha partorito un vero capolavoro. Un'opera (molto) ambiziosa che la coppia ha definito come il disco più deprimente nella storia della musica.
Potrebbe sembrare una frase campata per aria, quasi a voler giustificare tutti i momenti liberi e i ritagli di tempo sacrificati a comporre, ma se si ascolta il flusso emotivo (perché proprio di questo si tratta) emanato da Deathconsciousness non si può dar loro tutti i torti. E’ un compendio di tutto lo scibile dark, dal pop al drone, mai autocompiacente o compiaciuto. Un disco che traspira passione dalla prima all’ultima nota e la registrazione “casalinga” (ma non approssimativa) gli conferisce una rara spontaneità che è come un soffio d’aria fresca in una notte afosa.
Il risultato, quindi, collima con l’ambizione di questi due emeriti sconosciuti, tanto è che un loro professore universitario, colpito da tanta (oscura) maestosità ha scritto e pubblicato un libro di un’ottantina di pagine che illustra le emozioni e il simbolismo religioso di questo disco. Questo libro è diventato il booklet di Deathconsciousness che, forse, passerà alla storia non solo per la sua tristezza ma anche per il libretto più esteso nella storia della musica. E fino a qui la storia avrebbe tutte le caratteristiche per essere ammantata da un’aura leggendaria tale da farla assurgere a leggenda metropolitana. Ma il bello deve ancora venire, perché una volta pubblicato, questo doppio disco, è andato letteralmente a ruba, anche se non si trovava nei negozi ma solo sul sito della loro etichetta, la Enemieslist. Le (poche, ad onor del vero) copie stampate sono state spazzolate in poco tempo grazie al tam tam degli appassionati e al prezzo che dir popolare, per un disco doppio ed un libro, è dir poco: dieci dollari. Per i ritardatari non rimane che consolarsi andando su LastFM dove si possono ascoltare (per intero) numerose canzoni oppure comprare la versione digitale, venduta a cinque dollari (!) comprensiva del file pdf del libro. Nella speranza che il successo ottenuto non induca l’etichetta a stampare altre copie di questo oscuro tesoro. Mi piacerebbe averlo per metterlo tra In The Flat Field, Unknown Pleasures e Only Theatre Of Pain. Sarebbe la quadratura del cerchio.
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Postato da VeraJ alle 15:50 di giovedì, novembre 13, 2008
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Tutto inizia in un caldo pomeriggio di fine estate, mentre sono in auto e sto correndo sotto un sole cocente. Come sempre sto ascoltando la radio, sperando che un pezzo “tirato” mi dia una mano nell’andare oltre quella Opel Corsa, che mi precede da mezz’ora e non si fa superare. Le canzoni scorrono e l’orecchio attento esulta, quando, al suo cospetto, si presenta una canzone a cui il sottoscritto non riesce proprio a dare un’identità. Eppure quella è la voce di Manuel Agnelli. Che pezzo, Signori! Corro a casa e vado su You Tube. Così scopro che quel brano, per il quale sto letteralmente perdendo la testa, è proprio degli Afterhours. Il sabato seguente corro a comprare I Milanesi Ammazzano Il Sabato e capisco al volo di avere tra le mani qualcosa di memorabile. Certi dischi, lo senti subito che valgono di più di altri. Alle volte è già la copertina a fartelo capire (non è questo il caso), altre volte basta quell’accoppiata di pezzi, che se già il lavoro è ottimo, con loro diventa essenziale. In questo disco gli Afterhours hanno in qualche modo superato se stessi. Brani corti. Singolo azzeccatissimo (Riprendere Berlino) che ho praticamente consumato. Tutte le volte che Manuel intona “Non sarebbe bello/non farsi più del male” la pelle d’oca pizzica il mio corpo. Segue a ruota una “Dove si va da qui” che stermina, a colpi di pianoforte, ogni cattivo pensiero. Pezzi tirati in stile vecchi Afterhours (“Pochi istanti nella lavatrice”, uno dei miei preferiti), si contrappongono a ballate in stile Nick Drake (il brano che dà il titolo all’album). Altri pezzi da novanta sono sicuramente “Naufragio sull’isola del tesoro” e “Tarantella all’inazione” che, dopo una partenza un po’ in sordina, stende il suo elegante tappeto in un mantra sonoro che non lascia indifferenti. Gli Afterhours sanno tingersi di varie tonalità e l’atmosfera pop che imperversa in tutto l’album assume le giuste tinte in “Musa di nessuno” e “Tutto domani”, pezzi veloci da prendere o lasciare senza pensarci troppo. Ma noi prendiamo, eccome se prendiamo! ”Orchi e streghe sono soli” si avvicina alla perfezione e ci dona un gruppo capace di chiudere in bellezza un disco che non sfigura davanti a nulla. Sono italiani e devono essere un vanto. Anche perché ci fanno capire che il rock tricolore deve ancora fare molta leva su (ormai) vecchi capisaldi della nostra musica. Lunga vita agli Afterhours!
                                                                                                                           Simone 
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Postato da VeraJ alle 09:40 di martedì, novembre 11, 2008
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Il problema dei Metallica è che sono i Metallica. Il problema dei Metallica è che hanno sfornato in sequenza Kill’em All, Ride The Lightning, Master Of Puppets (l’apice) e …and Justice For All. Che cosa si può chiedere o pretendere di più? Forse di evitare cadute clamorose come St. Anger. Questo sì.
Non mi soffermo più del dovuto su Load e Reload che sono un discorso a parte, una svolta a suo modo coraggiosa. Mentre S&M, figlio di un delirio d’onnipotenza che coglie molte rock star, neppure lo considero. Oggi, nel 2008, a questi quarantenni che tanto hanno dato (ed avuto) al mondo del rock duro penso che non si possa chiedere nulla che vada oltre Death Magnetic. Disco onesto e a tratti anche bello ed emozionante. Ma per molti, forse per tutti, rimarrà sempre quel cruccio: …però i primi Metallica erano un’altra cosa.
Vero e sacrosanto. Ma il tempo passa e la freschezza e la rabbia lasciano spazio al mestiere. E questo vale per tutti.
Confrontarsi col passato è solo un’inutile perdita di tempo.
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Postato da VeraJ alle 14:09 di lunedì, ottobre 20, 2008
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Silverfish Imperetrix si arricchisce di un nuovo collaboratore. Dopo Atanasio Eriberto Sgretoloni con il suo Utobian Blaster ed il Predicatore con i suoi deliri inquisitori sono lieto ed orgoglioso di presentarvi il nuovo acquisto a parametro zero. Parlerà di musica. E’ pop (molto pop) ma non è snob. E’ indie ma non ha la puzza sotto il naso. Senza di lui per il sottoscritto Interpol sarebbe solo la Polizia Internazionale. E’ un onore averlo qui tra noi. Bando alle chiacchiere ed a lui la parola.
 
Forse parto senza le giuste fondamenta. Perché prima di questo disco avevo ascoltato nulla del gruppo newyorkese. Quindi, chiunque pensi che il sottoscritto non possa parlare di un disco, senza conoscere la storia del gruppo che l’ha inciso fin dalle sue origini farebbe meglio a terminare subito la lettura. Per quelli che, invece, credono nella mia buona fede e nella volontà di voler rimediare, dico subito che, adorando letteralmente il dischetto in questione, ora non potrò fare a meno di recuperare l’osannato Return To The Cookie Mountain.
Tolto questo peso dallo stomaco non mi rimane altro che salire immediatamente sul treno ad alta velocità chiamato Halfway Home. Tra battiti di mani e tamburi ossessivi, il brano diventa zucchero filato al momento giusto. Crying, la seconda traccia, é una ballata neo-soul incredibile dove Prince é dietro l’angolo.
Le soluzioni che il gruppo a stelle e strisce ricerca non sono mai banali, compresi i ritornelli. Accontentano, così, i gusti di ognuno, perché qui dentro si trova davvero di tutto: dai ritmi funky ai richiami alla new wave con brani che si rifanno ad una varietà molto ampia di gruppi e stili differenti.
Se fossi costretto a scegliere solo alcuni brani, non avrei dubbi: il già citato Halfway Home, il singolo Golden Age che, per quanto pacchiano possa sembrare a quelli con la puzza sotto il naso, riesce a farti muovere il fondoschiena fin dal primo ascolto. Love Dog, Shout me Out e Dlz. Ognuno di questi contiene un ritmo penetrante e tagliente: Love Dog é una specie d’acquerello in chiaro scuro con una ritmica intessuta in una ragnatela che ti cattura, Shout Me Out è un trip-hop che esplosione looper-ianamente(chi ricorda i Looper?), mentre Dlz é tutto quello che si può desiderare: una catarsi sonora che viaggia sui binari di montagne russe colme di giravolte. E quando si scende, con noi lo fa anche il gruppo che, per la prima volta, sembra diventare più umano.Come in Lover’s Day, una marcetta a tutta banda, dove gli strumentis’intrecciano facendo reintrare il gruppo dal proprio viaggio spaziale sulla più quotidiana Avenue americana e già si vedono le majorette che sfilano a ritmo. Non ho citato alcuni brani che comunque meritano menzione: Dancing Choose che parte Outkast ma torna comunque a casa TVOTR, Stork & Owl, posizionata strategicamente come quarta traccia perché dopo il trittico iniziale è bene trovare un po’ di distensione ad incrocio Cure con l’ottimo l’arrangiamento ad archi.
Una Family Tree che in altri tempi avrei osannato ma che, al momento, m’infastidisce. Stupenda solo se ascoltata in momenti sereni; se, per qualche motivo, non siete al massimo della forma umorale, lasciate perdere. L’unico episodio che anche dopo ripetuti ascolti non riesco a focalizzare rimane Red Dress, ma non ricordo un album di recente ascolto, nel quale sia riuscito scartare solo una traccia.
Cosa rimane quindi? Su tutto il colpevole ritardo del sottoscritto nello scoprire il combo americano in questione. Un disco che a partire dal (opinione molto personale) magnetismo della copertina, si fa non solo ascoltare, ma letteralmente divorare. Notte, mattina e pomeriggio. Sempre. Come se ogni traccia avesse una sua ora dedicata. Sicuramente uno dei miei dischi preferiti del 2008. Il più influenzato ed influente. Non so quanti gruppi al mondo riescano nell’intento di far ascoltare senza fatica black music ad un amante dell’indi più pop o, di contro, far apprezzare ad un estimatore degli Outkast pezzi Bjorkiani. Impossibile alla fine fare tutti i nomi dei gruppi vicini ai Tv on the radio. Da Bowie a Bjork, dai Cure ai Talking Heads. Addirittura rimandi a Lou Reed ed ai suoi Velvet Underground. Insomma, tutto ed il suo contrario. Il grande merito dei Tv On The Radio? La semplicità nell’affiancare suoni così distanti e così vicini. Buon ascolto!
                                                                                                                      Simone
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Postato da VeraJ alle 11:21 di lunedì, ottobre 20, 2008
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Dal 25 ottobre sarà nelle sale italiane “Control” di Anton Corbijn, con Sam Riley e Samantha Morton, il film sulla vita di Ian Curtis, leader dei Joy Division.
Era ora.
Per ulteriori informazioni cliccate qui.
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Postato da VeraJ alle 14:29 di lunedì, settembre 29, 2008
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Uno legge Black Angels e che cosa immagina? Come minimo che siano i figli putativi dei Black Sabbath. Dei novelli testimoni in nero (appunto) del riff di chitarra sepolcrale. Oppure che siano i nipoti dei Black Widow, esegeti del nero (di nuovo) esoterismo musicale. Che siano la discendenza degli Slayer, la progenie maledetta dei Venom, o gli ultimi affiliati alla drone-processione capeggiata dai Sunn O))). E che dire del titolo? Promette bene, senza alcuna ombra di dubbio.
Poi uno mette su il disco e rimane a bocca aperta. Perché nulla di quello che si era immaginato corrisponde a quello che le orecchie stanno accogliendo con non poco stupore. Altro che demoniaco flusso di maledetta coscienza sonora! Qui ci si trova davanti a degli hippies fuori tempo massimo che producono sì un flusso di coscienza ma che invece di andare verso il basso (leggasi inferno) tende a salire verso l'alto blu del cielo. Anche se quest'ultimo non deve essere inteso come Paradiso, ma come pura elevazione spirituale. Sempre che le due cose non coincidano.
E' vero, tutto questo si poteva intuire tranquillamente dalla copertina. Quel verde e rosso così psichedelicamente scintillante avrebbe dovuto scatenare almeno la scintilla da cui far scaturire il germe del sospetto. Però uno pensa sempre (e un po' ci spera) che l'abito non faccia il monaco. Così rimane fregato perché in questo caso l'abito, oltre a fare il monaco, lo veste a pennello e lo fa apparire un bel figurino. Qualcuno ha tirato in ballo i Black Mountain (una varietà di colori impressionante, i nomi di questi gruppi, non trovate?) per descrivere come e cosa suonano gli Angeli Neri. Ritengo che non bisogna scrivere certe cose dopo la terza pinta di birra. La Montagna Nera sta agli Angeli Neri come la Scimmie Dell'Artico stanno alle Colombe. Che c'azzecca? Direbbe qualcuno più famoso e fumoso di me. Quasi niente. Anche se sono mondi limitrofi, le rispettive connotazioni stilistiche li rendono diversi e a tratti molto distanti. Un paragone che, preso con le pinze, potrebbe anche rendere l'idea di chi abbiamo a che fare sarebbe quello dei Warlocks di cui parlai a suo tempo qui. Ma le pinze, a cui questo paragone rimarrebbe viscidamente appeso per forse poco tempo, non farebbero altro che evidenziare la comunione d'intenti esistente tra i due gruppi. Che è quella di assorbire l'ascoltatore e trascinarlo in un vortice monocorde di note che, trasfigurate da suono ad immagine, potrebbero ricordare la roteante danza ipnotica dei Dervisci. La reiterazione pedissequa d’accordi molto simili tra loro decorati da un canto piatto e sussurrato, diviene il tramite con cui l'ascoltatore può varcare la soglia che separa lo stato vigile dalla trance. E vagare, così, per gli spazi dilatati ed infiniti che si aprono all'orizzonte. La scuola di Aldous Huxley frequentata agli albori dai Doors continua ad avere nuovi ed intraprendenti studenti. Oltre lo scopo, tra i Warlocks e i Black Angels c'è ben poco in comune. Più cupi e acidi i primi, più sereni e “floreali” gli ultimi.
Ma siamo così sicuri che Directions To See A Ghost sia poi completamente scevro dalle qualità che nome del gruppo e titolo dell'album sembrano suggerire? Non è che sotto la (tenera) superficie di un disco velato ed etereo (almeno in apparenza), si nasconde un magma sulfureo che puzza di diabolico? Non rimane che continuare ad ascoltare il canto degli Angeli Neri. Forse un giorno ci eleveremo agli onori degli altari celesti oppure si aprirà una voragine che ci farà sprofondare nell'abisso.           
    
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Postato da VeraJ alle 12:28 di mercoledì, settembre 24, 2008
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Ve la ricordate Sabrina Salerno? Quella “cantante” pop che aveva due “occhi” grandi grandi e che tanto furoreggiò negli anni ottanta con canzoni di successo come Boys (Summertime Love) da arrivare nella top 3 della classifica inglese? Ebbene, in quest’epoca di riesumazione di artisti dati ormai per reperti archeologici, il suo ritorno non stupisce più di tanto. Il nuovo disco s’intitola Erase Rewind e sarà disponibile solo sulla pagina Myspace dell’”artista”. Come si evince dal titolo, tra canzoni inedite e vecchi successi, il disco conterrà anche la cover dell’omonima canzone dei Cardigans. A supporto di quest’opera che non potrà mancare nelle discografie di ogni essere senziente ci sarà anche un tour che partirà dalla Francia.
Era inevitabile, d’altronde se sono tornati i Led Zeppelin
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Postato da VeraJ alle 14:31 di lunedì, settembre 01, 2008
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Se non sapete che fare nel fine settimana del 14 e 15 giugno fate un salto nella ridente cittadina di Bra.
Si mangia e si beve bene, potrete gironzolare per le Langhe (se non sapete che cosa sono questa è un’occasione per conoscerle) ed in più potrete assistere gratuitamente al Volume Summer Festival organizzato dall'associazione culturale braidese ARTZ in collaborazione con la Provincia di Cuneo, il Comune di Bra e dei media partner Rockerilla e Rumore.
Headliner dell'edizione 2008 i torinesi Perturbazione che presenteranno i loro più grandi successi ed alcune cover (tra cui si mormora persino di un omaggio ai Fugazi) in una versione unplugged che arriva davvero diretta al cuore. Insieme al loro sul palco alcune delle migliori realtà emergenti in circolazione: dagli Armstrong, autori di un convincente dreampop che ricorda il miglior shoegazer britannico, passando per l'attualissimo indie-punk dei Did capitanati dal dj della crew Explosiva Guido Savini, sino a giungere all'elettronica suonata di scuola Trans Am dei cuneesi Running Woman Idea. Spazio anche al folk con l'eccezionale talento acustico di Athebustop, giovanissimo cantautore bolognese in bilico tra Cat Stevens e Nick Drake.
A chiudere la serata l'after dj set curato dagli Xanax Party, nome di punta dell'indie sotto la Mole, che muoveranno la pista a suon di classici alternative del presente e del passato.
 
Anche quest'anno l'ingresso alla manifestazione è completamente gratuito.
Per maggiori informazioni: www.myspace.com/volumesummerfestival
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Postato da VeraJ alle 13:46 di giovedì, maggio 22, 2008
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Il percorso stilistico dei Dead Meadow contiene qualcosa di affascinante che non saprei come definire. Dalle origini hard rock colorate di blues malato, che non dispiaceva anche agli amanti delle sonorità metalliche del doom metal presenti in dischi come Howls From The Hills e Shivering Kings And Others, il loro cammino ha subito una lenta e forse inesorabile deviazione verso le lande del rock psichedelico tratteggiato da elementi southern e folk e vitaminizzato da corpose iniezioni di Beatles. Volendo buttarla in cromoterapia possiamo affermare che il gruppo di Washington è passato dal nero dell’abisso al verde degli alberi. Forse così si rende meglio l’idea.
Che gran scoperta la cromoterapia!
Bene, nel loro girovagare nei boschi alla ricerca di strani funghetti i nostri hanno partorito questo Old Growth che riprende il discorso iniziato con il disco precedente, l’ottimo Feathers.
Immaginifici paesaggi bucolici sono evocati da ciclici ed ipnotici riff di chitarra su cui scolpisce fraseggi onirici un’eterea e cantilenante linea vocale: in somma sintesi, questo è Old Growth.
Io li preferivo quand’erano più malati e morbosi, ma ciò non toglie nulla al valore di questo disco.
Ne devono avere trovati tanti di funghetti, i Dead Meadow.
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Postato da VeraJ alle 12:13 di giovedì, maggio 22, 2008
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Sono reduce da tre nuovi ascolti che hanno caratterizzato le ultime notti trascorse quasi senza chiudere occhio.
Brutta cosa l’insonnia.
Specialmente se per far passare le troppe ore che mancano ancora all’alba sei “costretto” ad ascoltare dischi come Amanethes dei Tiamat.
Che delusione.
E pensare che il gruppo di Johan Edlund è sempre stato uno dei miei favoriti. Ma quest’uscita mi ha lasciato l’amaro in bocca. Ritengo sia il punto più basso della discografia dei Tiamat. Ci tengo a precisare che non è un disco bruttissimo, ma sembra così sciapo… Ne riparleremo.
E questa era, per fortuna, l’unica dolente nota.
Altro discorso per quanto riguarda i Silver Mt.Zion Memorial Orchestra & Tra-la-la Band che solo a leggere e/o pronunciarne la ragione sociale mi passa il poco sonno che ho. 13 Blues For Thirteen Moons si adagia su di un post rock dalle fosche tinte blues (?) che arriva da chissà dove e chissà dove vuole andare a parare, ma che è innegabilmente affascinante. Da ascoltare con il corretto stato d’animo, però!
Dulcis in fundo The Niro. Pensavo fosse l’ennesimo frutto dell’hype del pop indipendente che tanti danni ha causato alle mie orecchie ed invece no. L’italico (romano de Roma) ragazzo ci sa fare e sforna un disco molto bello che incrocia i passi di Jeff Buckley (mica pizza e fichi) con quelli degli ultimi Turin Brakes. Un disco che entrerà di sicuro nella mia top ten di fine anno.
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Postato da VeraJ alle 17:15 di mercoledì, maggio 21, 2008
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I genovesi Numero6 hanno reso disponibile il loro nuovo ep Quando Arriva La Gente Si Sente Meglio
Prodotto dagli stessi Numero6 e da Mattia Cominotto, contiene cinque canzoni (tre inediti e due nuove versioni di brani già pubblicati).
La vera e propria “chicca” è senza dubbio Da Piccolissimi Pezzi 2008 versione che vede la partecipazione del cantautore alt-folk americano Will Oldham, Aka Bonnie “Prince” Billy, uno dei più significativi esponenti della scena indie mondiale.
I Numero6 sono attualmente nella fase di scrittura del nuovo materiale che farà parte del prossimo album che sarà registrato a settembre 2008 e uscirà sempre su etichetta Greenfog.
Il loro è un pop-rock frizzante, talvolta ironico e naif, in cui trovano spazio armonie e progressioni di accordi insolite, strutture di brani spiazzanti e sonorita' elettroniche, senza che per questo si rinunci a lavorare su melodie innegabilmente imbevute di certa tradizione italiana. Le parti vocali non convenzionali, i testi dalla verve molto originale e le trame imprevedibili della sezione ritmica rappresentano altre importanti peculiarità del suono-Numero 6.
Lo trovate qui.
 
Rimanendo in abito italico c’è da segnalare Sleepwalker il nuovo singolo dei Julie’s Haircut, che trovate qui.
 
Continuando il breve giro in Italia andiamo in Veneto dove quei rockettari senza compromessi che si fanno chiamare OJM hanno pubblicato in download gratuito Live In France. Cinquanta minuti di puro rock and roll spaccaossa. Per i feticisti c’è la possibilità di acquistare il vinile in edizione limitata colorato e numerato.
Rocckate qui.
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Postato da VeraJ alle 13:21 di mercoledì, maggio 21, 2008
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La Shake Edizioni ha pubblicato in questi giorni una vera chicca per i cultori di quel punk rock italico che ebbe breve ma intensa vita verso la fine degli anni settanta e gli albori degli ottanta.
Si tratta di Inascoltabile, il primo e fino ad ora introvabile disco degli Skiantos, la leggendaria formazione demenziale bolognese.
L’opera della Shake è encomiabile: insieme all’intero album del 1977 trovate un breve, ma raro video di 8.45 minuti con il live di Bau Bau Baby, registrato alla “Camera” di Bologna nel 1978, durante una festa punk ed un libro di 64 pagine con foto, interviste e un’introduzione di Roberto “Freak” Antoni.
Il tutto a 16 euri.
Per chi conosce ed ama gli Skiantos, mi fermo qui perché si tratta di un’acquisto obbligato, per gli altri qualche parola in più non farà male: “Sugli inesistenti palchi delle cantine underground e dei circoli giovanili, un gruppo che si definiva di “rock demenziale” sconvolse tutte le regole, inventando un genere unico al mondo: genialità surrealista fatta di lanci di ortaggi e spaghetti sul pubblico, vasini da notte sulla testa e scope al posto delle chitarre; note dal punk a Frank Zappa passando per il melodico italiano, in un mix condito da ironia devastante e vera ispirazione poetica.”
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Postato da VeraJ alle 13:05 di mercoledì, maggio 21, 2008
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C’era una volta un gruppo che si chiamava Burning Witch…
Siamo nel 1995. Dopo lo scioglimento di una band di culto nell’ambiente doom/death metal i Thorr's Hammer, Stephen O'Malley, Greg Anderson e Jamie Sykes si trovano coinvolti in un nuovo progetto che prende il nome di Burning Witch.
La parabola della Strega Che Brucia avrà vita breve. Dopo appena tre anni, defezioni, cambi di formazione e solo due ep (Towers e Rift.Canyon.Dreams), la strega pone fine alla sua vita. Anche se il suo passaggio su questa terra è stato repentino, le sue impronte sono rimaste ben visibili ed hanno lasciato un marchio indelebile nell’ambito della musica più lenta, nichilista ed angosciante che sia mai stata scritta. Dalle ceneri malate di quel rogo inquisitorio sono nati i Sunn O))) ed i Goatsnake che continuano a riversare nel mondo il sonoro magma infernale, eredità di quella seminale formazione.
La Southern Lord ha recuperato tutto il materiale inciso dai Burning Witch e l’ha reso disponibile in un doppio cd dal significativo titolo di Crippled Lucifer.
Non me la sento di consigliare questo disco ai neofiti del genere, ma chi è avvezzo alle discese musicali agli inferi non potrà che godere di tutta la sofferenza insita in queste composizioni malate e disturbanti, non potrà far altro che inginocchiarsi venerando la nera e lenta (lentissima) sacralità sepolcrale di canzoni che sembrano sgorgare dai tetri pensieri della più nera delle anime. Si tratta, quindi, di un arduo percorso: è difficile riuscire ad ascoltare il doppio cd per intero. E non per noia, sia ben chiaro, ma perché l’ascolto è come un’agonizzante prigionia nell’incubo. Queste sono canzoni che pesano come macigni e che, a loro modo, sono portatrici insane di una violenza che ben poco ha di umano. Uscirne non spossati è un’impresa quasi impossibile.
Il cammino della Strega Che Brucia è di una lentezza esasperante, ma il suo incedere è inesorabile. Il suo è un viaggio senza speranza che lambisce i confini del tormento e della disperazione fino a giungere all’unico epilogo possibile: la dissolvenza in nero.
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Postato da VeraJ alle 16:40 di lunedì, maggio 12, 2008
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Chi gironzola da queste parti sa che amiamo incondizionatamente il rock’n’roll. Più è sguaiato e rozzo e più ci piace. Usiamo questi due aggettivi in senso buono, naturalmente. Per questo motivo non possiamo che lodare i Il Torquemada che hanno reso disponibile The Killer Ep in download gratuito. E non è mica roba da ridere, sapete. Qui si pesta di brutto perché si sventra il blues con la furia iconoclasta del punk e si pugnala il rock tout court con lo stoner. Ottima la produzione che pur essendo nitida non snatura l’essenza garage del tutto, mantenendo intatte l’aggressività e la ruvidezza necessarie per un lavoro del genere. La faccio breve perché qui servono poche parole ma molte orecchie: voce al catarro barricato da sessanta marlboro al giorno, chitarra usata come se si stesse grattugiando il grana stagionato cinque anni, basso slap, inteso come il rumore di una sberla a palmo aperto e batteria giunta direttamente dalla ditta pestoduro snc. Bravi, dunque, Il Torquemada, non tanto per lo scaricamento aggratis (che è già una bella cosa) ma perché suonano fottutamente bene e hanno idee da vendere.

Clicca qui!

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Postato da VeraJ alle 10:21 di martedì, maggio 06, 2008
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Scaricato ed ascoltato or ora il nuovo singolo dei Coldplay Violet Hill che precede l’uscita del nuovo disco Viva La Vida Or Death And All His Friends.

Bene, che dire? Lo stile è quello di sempre. L’ orecchiabilità pop e lo spleen neo romantico che da sempre sono i tratti somatici di Chris Martin e soci rimangono immutati, anche se ad una prima analisi un po’ superficiale direi che i suoni di chitarra si fanno leggermente più duri e, a piccolissimi tratti, dissonanti. Un incedere marziale atipico nel loro stile lascia spazio ad interruzioni di pianoforte e voce che sembrano essere un “ritorno a casa”, quasi a non voler abbandonare del tutto i confortevoli territori che hanno fatto la loro fortuna. Non so se Violet Hill avrà l’impatto dei precedenti singoli, certo è che pur non snaturando il proprio essere i Coldplay stanno cercando, adagio adagio, di cambiare strada. Un singolo piacevole, ma al tempo stesso interlocutorio e che accende la curiosità verso il full lenght.

Violet Hill è in download gratuito su coldplay.com solo per questa settimana.

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Postato da VeraJ alle 15:01 di martedì, aprile 29, 2008
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--Hai letto le recensioni di In The Future dei Black Mountain?

--Sembra essere un capolavoro.

--Bè già il primo disco non era male.

--Sì ma questo è un’altra storia, non sembra nemmeno lo stesso gruppo. Ho ascoltato il singolo su maispeis, una cavalcata tellurica di hard rock anni settanta. Come se i Black Sabbath stessero flirtando con i Led Zeppelin.

--Ma come c***o parli? Tu leggi troppi giornali musicali.

--Sarà, ma ascolta qui.

……

--Effettivamente non è male, ma il capolavoro dov’è?

--Bè questo è il singolo, bisogna ascoltare tutto il disco.

--E tu l’hai fatto?

--Non è ancora uscito.

Due settimane dopo.

--Ho comprato In The Future.

--Ah sì? Allora, com’è?

--Un bel disco.

--Tutto qui? Ma non era un capolavoro?

--Guarda, non so che cos’abbiano nelle orecchie i giornalisti. O forse sono io che non capisco un c***o di musica. Cioè, bello è bello, mi verrebbe da dire quasi bellissimo, ma da qui a farne un capolavoro ce ne passa.

--Te lo dicevo di non dare retta ai critici musicali…..

--…E di fidarmi solo delle mie orecchie…… sembri un disco rotto

--Sarò anche un disco rotto, ma ho ragione

--Se vuoi te l’impresto così poi mi dice che ne pensi.

--Ok

Un mese dopo.

--Ti ho riportato i Black Mountain.

--Piaciuto?

--Bè, a dire il vero i primi ascolti non mi hanno entusiasmato più di tanto. All’inizio preferivo il disco precedente, più psichedelico, orientato verso il pop. Questo mi sembrava un copia incolla di tutte le tamarrate anni settanta. Tamarrate in senso buono, naturalmente. Poi più passavano il tempo e gli ascolti e ‘sto In The Future mi ha rapito. Un po’ come il vino buono: un Barbera non ha bisogno fermentare per lungo tempo, un Barolo invece sì. Non so se mi spiego.

--Dici che va ascoltato molte volte per poterlo gustare appieno?

--Sì. E ti dirò anche un’altra cosa: questo disco sarebbe stato un capolavoro se fosse uscito trent’anni fa o forse più. Ora no.

--Tu sì che sei saggio……

--Smettila di prendermi per il culo.

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Postato da VeraJ alle 15:55 di martedì, aprile 22, 2008
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Mettiamo subito in chiaro una cosa: Amen è il disco dell’anno.

Ancor prima della sua uscita, in rete scoppia la polemica. Lo zoccolo duro degli indie sembra non gradire il singolo Charlie Fa Surf. A sentir loro è troppo orecchiabile e i testi sono pretenziosi al limite del ridicolo con quella rima baciata “quanta roba si fa mdma”. Troppo commerciale, insomma. Possibile che ogni volta che un gruppo prova a spiccare il salto verso il grande pubblico (ok, commerciale ci sta), ma mantenendo intatte le proprie caratteristiche senza snaturarsi, magari solo alleggerendo un po’ le melodie, subito deve beccarsi del venduto dai fans più intransigenti? Perché i Baustelle devono rimanere “cosa di pochi”? Solo perché siete degli sfigati il vostro gruppo deve rimanere sfigato come voi? Se il nostro disastrato (musicalmente e non) paese ha la fortuna di aver dato i natali alla più grande pop band degli ultimi, e qui la butto, dieci anni (anche se mi scappava un venti), perché non devono essere patrimonio di tutti? Che si sappia che in Italia non esiste solo il latrare di Ligabue, il biascicare di Vasco (artisti che in passato hanno dato parecchio, ma che ora, artisticamente parlando, si trascinano stancamente) e l’indefinibile Lorenzo Cherubini (non sono solo anche quando sono solo, magari fossi da solo, purtroppo ci siamo noi che dobbiamo ascoltare le tue lagne).

Poi esce il disco e si assiste alla più clamorosa e veloce delle inversioni di marcia che la “critica” musicale abbia mai partorito. Roba che in politica Casini se la sogna; sembra, però, che abbia preso appunti.

Amen disco bello, bellissimo, aria fresca e nuova, colto, intelligente eccetera eccetera. Capite perché il sottoscritto si fida solo delle proprie orecchie?

Uno solo rimane fermo sulle sue convinzioni ed è Ernesto Assante di Repubblica che ai Baustelle, da lui giudicati irritanti e arroganti, preferisce Lorenzo Cherubini, che dal canto suo ha ragione a non sentirsi solo. Non spreco una pigiata di tasti in più per commentare, altrimenti divento come Mughini quando gli toccano la Juventus. E poi perché certe dichiarazioni non meritano inutili perdite di tempo alla ricerca di una confutazione; è come cercare di accostare questo pezzo a Lester Bangs.

Dal momento che di parole ne sono già state dette tante non mi dilungherò nel parlarvi del disco (in rete trovate tutte le recensioni che volete), però vi consiglio caldamente di farvi un regalo. Non pensavo che i Baustelle riuscissero a fare meglio de “La Malavita”, che è già un gran bel ascoltare, ma le mie più rosee aspettative sono state superate e di molto. Ascoltate Amen, perdetevi fra le numerose citazioni che sono davvero intriganti e se la cosa non v’interessa almeno lasciatevi cullare dalle melodie irresistibili. Spero che Fancesco Bianconi e soci abbiano tutto il successo che meritano, alla faccia di chi li vorrebbe sepolti sotto la polvere dell’”indipendenza”. Un disco coraggioso come questo esce raramente e sarebbe un vero peccato perderselo.

Scusate, ma ora devo andare. Devo dedicarmi un po’ al giardinaggio dei fiori del male.

 

P.S.

Amen lo trovate anche in download gratuito su Downlovers

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Postato da VeraJ alle 14:50 di sabato, febbraio 23, 2008
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Quando uscì Phoenix accusai i Warlocks di non essere il gruppo psichedelico per il quale si spacciavano pur evidenziandone i molti pregi. Troppo edulcorata e scolastica la loro psichedelia, che si fermava alla superficie di quel vasto mondo, ma non osava varcarne la soglia. La musica non cambiò con Surgery, il loro secondo lavoro. Anzi, il contratto con una major sembrò portare ancor più confusione in seno al gruppo che sembrava diviso tra un approccio di più facile fruizione per eventuali nuovi accoliti e la coerenza stilistica. I frutti sperati non maturarono e così il gruppo di Bobby Hecksher si ritrovò a piedi. Ora, dopo essere stati scaricati dalla Mute Records riescono ad accasarsi presso l’indipendente Tee Pee e, risolti i problemi sorti in seno all’organico, i Warlocks pubblicano alla fine del 2007 Heavy Deavy Skull Lover.

La musica cambia.

Il primo approccio a questo nuovo lavoro è una mazzata che ti butta al tappeto, dove ci rimani un bel po’ cercando di capire dove cavolo sei finito, se ti è passato sopra un camion o se hai esagerato con le peperonata. Otto pezzi che sembrano figli bastardi dei Jesus and Mary Chain più onirici. Un coito tra fuzz acido e arpeggi ad elevato contenuto glicemico che generano un mantra ipnotico salmodiato da una sacerdotale voce cantilenante e a tratti dissonante.  Non solo i Warlocks hanno osato oltrepassare quella soglia che sembravano temere, ma tuffatisi nel mare lisergico sembrano sguazzarci beatamente. Si lasciano trascinare dal lento moto delle onde cedendo il comando alla corrente che li trascina sempre più a fondo, verso quegli abissi che, oggi, pochi hanno il coraggio di esplorare. Lode al coraggio degli Stregoni e a coloro che, ascoltando questo monolite stordente, oseranno lasciarsi trascinare sul fondo.

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Postato da VeraJ alle 20:42 di lunedì, febbraio 11, 2008
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Sono basito. Alla (oscura) luce della nuova fatica discografica degli Electric Wizard e dopo una rapida escursione nella loro discografia, fatta per rinfrescarmi la memoria, sono giunto alla seguente conclusione: i Wizard sono il miglior gruppo stoner/psych/doom/heavy/dark/sludge del mondo. Non hanno rivali (forse solo i Reverend Bizarre riuscivano a tallonarli, ma ormai non esistono più e così va da sé la vittoria in questa competizione). Dal loro esordio, nel 1994, con l’album omonimo che ricalcava gli stilemi classici del doom di scuola Black Sabbath, il quartetto del Dorset ne ha fatta di strada percorrendo il sentiero tracciato quasi quarant'anni fa dai maestri di Birmingham. Senza mai abbandonare la via maestra hanno però evitato di ricalcare pedestramente le orme dei loro predecessori traendone, invece, linfa ed ispirazione adatte a tracciare nuovi percorsi paralleli e al tempo stesso alternativi. Questi percorsi non hanno fatto smarrire il Mago Elettrico, ma l’anno condotto proprio dove voleva arrivare: all’inferno.

Non ci si annoia ascoltando la discografia dei Wizard, il peggio (o meglio?) che può capitare è l’ingresso in uno stato di catalessi lisergica popolato da visioni inquietanti che, se si è fortunati, durerà al massimo un’oretta per tornare poi coscienti con un leggero cerchio alla testa, altrimenti si rimarrà in catatonia per chissà quanto tempo, con la bocca aperta e il classico filo di bava a penzoloni che fa tanto manicomio.

Potrei continuare così per tutto il pezzo perché con la precedente discografia di Justin Oborne (deux ex machina e uomo dal cognome più storpiato nell’ambito del giornalismo rock) e compagnia, insieme al neonato Witchcult Today le premesse per una “recensione” cosmico/esoterico/orrorifico/satanica, ci sono tutte. Ma non ci casco. Perché questa volta il Mago ha calato la sua mano scoprendo le carte. Stava bluffando. Il suo intento non era corrompere le giovani anime al culto del male per creare un esercito di fanatici pronti a seguirlo e servirlo per l’eternità voleva solo divertirsi far divertire. A modo suo.

Witchcult Today svela l’inganno ed è il suo autore a dirlo chiaramente: l’ispirazione per quest’opera va ricercata nei film horror e nei fumetti violenti, orrorifici e zozzi degli anni settanta (quelli che si leggevano dal barbiere per intenderci e non fate finta di niente perché sapete benissimo di cosa sto parlando) di matrice italica, come sempre nel sommo Lovecraft e negli allucinogeni, nel controverso Aleister Crowley e nelle note più dark del rock progressivo settantiano. E i maestri Black Sabbath, naturalmente. Il tutto frullato e messo a bollire in un calderone “stregonesco” per preparare non un filtro o una pozione, ma un gustoso minestrone adatto ai palati più raffinati ed esigenti di chi ama questa cucina. Ed è un bel gustare.

I feticisti potranno anche apprezzare il bel digipack nero/argento in stile “L’anticristo” che racchiude un booklet perfettamente a tema e l’inquietante dischetto nero. La musica si discosta notevolmente dai predecessori perché la durezza si affievolisce aumentando gli intenti progressivi, la voce di Oborne è meno cattiva, anche se è così filtrata che sembra provenire dai più oscuri recessi dell’universo (o dell’inferno, fate voi), mentre la batteria sembra quasi soffocata, sussurrata, lontana dai trascorsi heavy e quindi più progressiva e ben si adatta al nuovo corso(?). Le chitarre continuano imperterrite a macinare riffs su riffs, assoli drogati e dilatati ormai veri e propri marchi di fabbrica, mentre al generale ammorbidimento si aggiunge anche un’inaspettata accessibilità melodica, spiazzante ma di notevole impatto emotivo.

Bastano i titoli di canzoni come Dunwich, Satanic Rites of Drugula, Torquemada ’71 a rendere l’idea di che cosa ci si può aspettare da Witchcult Today, con menzione speciale a Black Magic Rituals & Perversions, canzone che mantiene le promesse del titolo: undici agonizzanti minuti a tratti veramente inquietanti.

La critica è divisa: c’è chi lo reputa un gran disco e chi un’opera di transizione. Il mio modesto parere è che si tratti dell’opera più riuscita degli Electric Wizard e ne sono entusiasta (cosa che mi capita raramente). Mi diverte e m’inquieta come non succedeva da tempo e come tutti i dischi degli EW ritengo che sia un gran disco (forse il più grande) di transizione. Perché la musica dei Wizard è sempre in cammino. Una continua e lenta transumanza verso territori sonori conosciuti, ma poco visitati perché sono luoghi che fanno paura.

Il Mago Elettrico è tornato, spegnete la luce e abbandonatevi al suo lento e maestoso mantra. Fate buon viaggio e soprattutto sperate di ritornare.

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Postato da VeraJ alle 14:33 di giovedì, gennaio 10, 2008
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Dopo i botti di fine 2007 (Witchcraft, Electric Wizard, Chrome Hoof, The Warlocks), nasce con ottimi auspici il bisestile 2008. Tre dischi che aspettavo da tempo usciranno nella prima metà dell’anno. S’inizia a fine gennaio: i Baustelle pubblicheranno Amen che si preannuncia essere il degno successore de La Malavita e i sorprendenti Black Mountain daranno alla luce In The Future che ha già fatto uscire di senno la critica dopo gli ascolti in anteprima. Più avanti, verso la primavera, ritornerà Antony con i suoi The Johnsons. The Crying Light il titolo del disco. Sarà una primavera di lacrime.

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Postato da VeraJ alle 14:01 di lunedì, gennaio 07, 2008
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Ho iniziato questo post una decina di volte perché volevo scrivere qualcosa che non fosse scontato e banale. Ogni volta, dopo un paio di frasi, mi accorgevo che stavo scrivendo cose scontate e banali e cancellavo tutto. Che cavolo posso scrivere su questo disco che non sia ovvio? Non lo so e non ho voglia di pensarci. Le ovvietà escono fuori a valanga, mentre le cose originali richiedono uno sforzo che non posso/voglio permettermi. Perché sono pigro e perché ho poco tempo per pensare. Anche perché mentre ascolto The Alchemist non riesco a pensare. Mi perdo. La testa fluttua tra le note che cancellano i pensieri come una spugna cancella il gesso su di una lavagna. Roba strana. Roba strana i Witchcraft. Roba bella. E questo terzo capitolo della loro discografia aggiunge un altro gradino alla scala che li condurrà al paradiso: è un monumento ai (bei) tempi che furono, al rock di fine anni sessanta ed inizio settanta, velato di folk e di hard ed ispirato come se i giovani svedesi fossero rimasti imprigionati in una bolla temporale. Necessario? Ma chi se ne frega. Lo zucchero a velo sul pandoro è necessario? Il Parmigiano sulla pasta è necessario? No, ma impreziosiscono i rispettivi sapori. Ecco, potreste anche privarvi di The Alchemist, ma la vostra discografia sarà meno gustosa.
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Postato da VeraJ alle 13:46 di lunedì, gennaio 07, 2008
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Perché parlare proprio ora dell’esordio dei Wolfmother? Perché avendo una famiglia da mantenere e le braccine un po’ corte, raramente scucio oltre i quindici euro per un disco. Perciò aspetto che passi un po’ di tempo ed il suddetto entri nella fase disco “vecchio” e che, quindi, alla Fnac il prezzo sia notevolmente ribassato. A meno che non si tratti di un disco di un gruppo di cui sono impallinato o che un ascolto preventivo non mi folgori, ultimamente ho adottato questa strategia. Il portafogli e la famiglia ringraziano, mentre il mio spirito musicofilo soffre.

Ha senso, però, parlarne ora? Forse no, ma siccome avevo promesso che l’avrei fatto ed ogni promessa è debito: eccomi qua.

Permettetemi di scindere il singolo Woman dal resto del disco: questa è la canzone hard rock per antonomasia, con il riffone granitico che ti fa oscillare il capoccione, battere il piedone e ridicolizzare con l’air guitar. Esagerata e tamarra (in senso buono) proprio come si confà al genere. Un must, un mito, un cult chiamatela come volete, ma sempre una grande canzone.

E il resto? Avete presente i Bignami, quei riassunti tascabili di tutto lo scibile scolastico? Ebbene questo disco è il bignami dell’hard rock anni 70. Dire di più non è necessario quindi non fatemi fare l’elenco delle influenze e dei rimandi. E’ un disco bello, il suono è ricco, caldo e potente; analogicamente nostalgico per gli amanti del genere e forse istruttivo per i neofiti. Lo potete trovare anche in offerta: di ‘sti tempi che volete di più?

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Postato da VeraJ alle 15:37 di lunedì, novembre 26, 2007
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Ad ottobre uscirà nelle sale italiane  Control, il primo lungometraggio realizzato da quel geniaccio di Anton Corbijn
Accolto benissimo al Festival del Cinema di Cannes, ai devoti di Ian Curtis, come il sottoscritto, non rimane che attendere; magari rileggendo il libro da cui è stato tratto il film: "Così Vicino, Così Lontano", le vite dei Joy Division e di Ian narrate con gli occhi di sua moglie Deborah.

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Postato da VeraJ alle 14:10 di mercoledì, luglio 04, 2007
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E’ strano parlare delle atmosfere plumbee dei Type O Negative mentre fuori il sole riversa la sua umida canicola e gli uccellini cinguettano allegramente svolazzando da un ramo all’altro. Se lo sguardo indugia fuori della finestra, mentre il vocione baritonale di Peter Steele inneggia ai più cupi anfratti dell’esistenza umana, ci si aspetta di vedere il grigiore soffocante della nebbia, mentre in lontananza un corvo si alza il volo salutando con un mesto gracchiare. Ed invece un paio d’adolescenti a torso nudo oscillano in un half pipe con i loro skate e una signora di mezz’età, unta d’olio più di Batista, sta prendendo la tintarella. Che strana sensazione. Un ossimoro multimediale: le orecchie sprofondate in un tetro paesaggio invernale e gli occhi immersi nei colori vivi dell’estate. Eppure quasi tutte le uscite dei TON sono estive. Come se quel gran burlone del vecchio Peter, con un ghigno beffardo, ti stesse dicendo: ti piace l’estate?  Sì? E allora ci penso io a rovinartela. Ci penso io a ricordarti che l’estate passa in fretta e, in men che non si dica, ritornerà l’autunno e poi l’inverno. E quelli trascorrono lenti, lentissimi.

E tu sai bene che non si sta riferendo alle stagioni.

Questa volta però il furbastro mi ha spiazzato. Per me ogni nuovo disco dei TON era un ritorno a casa. Essendo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, d’originale (come se fosse facile di ‘sti tempi) il mio è un viaggio continuo alla ricerca di nuove emozioni sonore. Dopo tanto cercare, però, arrivo, ad un punto in cui è quasi fisiologico ritornare sui sentieri già battuti e assaporare quel già sentito che mi conforta. Anche a chi piace viaggiare fa sempre piacere tornare a casa e dormire nel proprio letto. Questo sono (erano?) per me i TON ma

questa volta il ritorno a casa è stato spiazzante. Come se in mia assenza ci fossero stati i ladri e avessero messo tutto a soqquadro.

Ho comprato Dead Again a scatola chiusa, come ogni disco dei gruppi a cui sono più affezionato, senza leggere recensioni o ascoltare delle anteprime. Tanto so già che mi piacerà, un po’ di più o un po’ di meno dei dischi precedenti, ma mi piacerà. Anche Dead Again mi è piaciuto e mi piace, ma non mi aspettavo di sentire i TON, abituati alla lentezza e alla pesantezza, spingere sull’acceleratore in maniera così drastica.

L’apertura è affidata alla title track, uno dei brani più veloci e al tempo stesso più disposti alle solite sonorità di scuola TON ed è un opportuno ponte che agevola il passaggio tra quello che er